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Pillole di Revée

La multidisciplinarietà: il filo rosso della medicina contemporanea

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multidisciplinarietà

Negli ultimi anni, il concetto di multidisciplinarietà è diventato uno dei pilastri della medicina moderna. Non si tratta solo di mettere insieme competenze diverse, ma di costruire percorsi di cura condivisi, in cui ogni decisione nasce dal confronto tra specialisti e tiene conto della complessità della persona, non solo della malattia.

L’approccio multidisciplinare supera il modello del singolo professionista e si fonda su équipe strutturate, capaci di integrare chirurgia, terapie mediche, diagnostica, supporto psicologico e riabilitazione. Un modello che migliora gli esiti clinici, riduce le complicanze e accompagna il paziente lungo tutto il percorso, dalla diagnosi al follow-up.

Questo modus operandi trova oggi applicazione concreta in numerosi ambiti, dall’oncologia alla chirurgia plastica, fino alla gestione delle patologie croniche. 

Nel trattamento del tumore al seno, la multidisciplinarietà è ormai uno standard riconosciuto a livello internazionale. Le Breast Unit nascono proprio con l’obiettivo di concentrare competenze ed esperienza, offrendo alle pazienti un percorso di cura coordinato e continuo.

«Una volta a settimana, si organizza un meeting multidisciplinare per decidere insieme la strategia di trattamento più opportuna a seconda della paziente – spiega il Professor Vittorio Altomare, responsabile della Breast Unit della Fondazione Policlinico Campus Biomedico di Roma -. In letteratura, è descritto che, chi si rivolge ai centri di senologia, ha una possibilità di guarire del 18-20% in più rispetto a chi si rivolge a un professionista singolo. È una percentuale alta e questo è possibile grazie alla multidisciplinarietà».

Breast Unit e tumore al seno: la forza dell’équipe

Il percorso di cura non riguarda solo la chirurgia. Nei centri specializzati, la collaborazione tra specialisti è fondamentale. «Ormai in tutti gli ospedali che si occupano di tumore alla mammella esistono delle realtà che si chiamano Breast Unit. Sono basate proprio sul lavoro di équipe – afferma la dottoressa Federica Augelli, chirurgo plastico ricostruttivo ed estetico presso l’ospedale Niguarda di Milano -. All’interno si trova l’oncologo, radioterapista, il nutrizionista, lo psicologo, il chirurgo plastico. Tutti portano un contributo prezioso affinché la paziente non si senta mai sola. La medicina moderna non cura solamente la malattia, questo va ricordato, ma cerca proprio di trattare la persona nella sua interezza, quindi, la salute non più solo fisica ma anche mentale e psicologica».

L’approccio multidisciplinare va oltre la scelta organizzativa. Favorisce migliori risultati clinici, estetici e psicologici. Il dottor Dante Palli, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Senologica e della Breast Unit dell’Azienda Sanitaria di Piacenza dichiara che: «Una donna che si affida a una Breast Unit ha circa il 20% di possibilità in più di guarigione rispetto a una donna che si affida a professionisti isolati, che non lavorano in team. Confrontarsi, lavorare quotidianamente  fianco a fianco, porta migliori terapie non solo chirurgiche ma anche oncologiche. Avere professionisti dedicati significa maggiore esperienza e dall’esperienza deriva una migliore cura». 

Multidisciplinarietà per il rimodellamento corporeo

La multidisciplinarietà è centrale anche nel rimodellamento corporeo dei pazienti che affrontano un significativo dimagrimento. In questi casi, l’intervento chirurgico rappresenta solo una parte di un percorso più ampio, che deve tenere conto delle condizioni fisiche e psicologiche della persona.

Vincenzo Vindigni, professore ordinario di Chirurgia Plastica presso l’Università di Padova, ha sottolineato come il trattamento non possa limitarsi alla sola chirurgia plastica. «L’approccio integrato implica il coinvolgimento di specialisti di diversi settori. Dalla nutrizione alla psicologia, fino all’esercizio fisico, per garantire risultati migliori e duraturi».

A Padova, l’équipe medica ha sviluppato un modello che prevede una valutazione completa dello stato di salute del paziente, includendo aspetti nutrizionali e psicologici. La nutraceutica, ovvero l’utilizzo di integratori specifici, di origine naturale, che contribuiscono a esercitare effetti benefici sull’organismo, per migliorare la guarigione e il benessere post-operatorio, è uno degli elementi chiave di questo percorso.

Linfedema: trattamenti personalizzati e approccio integrato

Nella chirurgia del linfedema, la multidisciplinarietà è un elemento imprescindibile. Il linfedema è, infatti, una patologia complessa, che non può essere affrontata con un’unica soluzione standard. «La chirurgia del linfedema non è univoca – sottolinea il dottor Alex Pontini, chirurgo plastico presso l’Ospedale Alto Vicentino -. Non esiste un intervento chirurgico capace di risolvere il problema da solo». Si tratta piuttosto di: «diverse tecniche chirurgiche che devono essere personalizzate per ogni paziente. Considerando tutti gli approcci possibili e l’intera patologia trattata chirurgicamente». 

La presa in carico globale del paziente, che integra chirurgia, riabilitazione, valutazione nutrizionale e supporto psicologico, consente di ottenere risultati più efficaci e sostenibili nel tempo.

Tumori ginecologici: più competenze per una maggior sicurezza

Nel trattamento dei tumori ovarici, la multidisciplinarietà s’intreccia sempre più con la personalizzazione terapeutica.

Il dottor Alessandro Buda, responsabile della ginecologia oncologica e ostetricia dell’Ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno, afferma: «oggi non possiamo più non personalizzare i trattamenti. Ogni paziente deve essere studiata in base al proprio profilo genetico e molecolare per individuare le terapie più efficaci». Un percorso che: «ottimizza i benefici dei trattamenti standard, riduce la tossicità e migliora la qualità di vita».

multidisciplinarietà

I centri specializzati nella cura dei tumori ginecologici offrono l’accesso ai trial clinici, da cui, insieme ai farmaci sperimentali, arrivano nuove opportunità di cura per le pazienti.

«Il chirurgo che ha un ruolo importantissimo dedicato, l’esperto di terapia medica, che sia un ginecologo, un oncologo medico, ma comunque esperto di quella patologia. Senza dimenticare tutta una serie di figure che non sono accessorie, bensì necessarie: il patologo dedicato che ci dice che tumore stiamo curando, il molecolare che ci dice quale dei tumori stiamo curando, ma anche lo psiconcologo, l’infermiere di ricerca, il radiologo dedicato», descrive la Professoressa Domenica Lorusso, responsabile del programma di ginecologia oncologica all’Humanitas di Milano.

La multidisciplinarietà diventa essenziale anche quando la cura oncologica si intreccia con il desiderio di maternità. Il dottor Fabio Martinelli, responsabile della ginecologia oncologica chirurgica in Humanitas Pio X, racconta: «Qualora dovesse essere necessario asportare le ovaie o gli annessi, possiamo ricorrere a metodologie di fecondazione assistita. È un percorso che discutiamo con tutte le pazienti giovani con una diagnosi oncologica per vedere se c’è possibilità di costruire un percorso personalizzato all’interno di un team multidisciplinare che si occupa di chirurgia, trattamento oncologico, preservazione della fertilità e garantire o offrire loro una chance riproduttiva per un possibile futuro».

Multidisciplinarietà e cure palliative

L’evoluzione dell’oncologia sta modificando anche il ruolo delle cure palliative e degli hospice, che oggi si inseriscono sempre più spesso all’interno di un percorso integrato e multidisciplinare. Secondo il dottor Giovanni Moruzzi, oncologo, responsabile dell’hospice dell’Azienda sanitaria Provinciale di Siracusa e presidente dell’associazione CIAO (Centro Interdisciplinare di Ascolto Oncologico), «L’oncologia offre sempre più risposte in termini di controllo della malattia, anche per patologie che fino a pochi anni fa erano considerate inguaribili, con una prognosi brevissima. Di conseguenza, il ruolo degli hospice si sta evolvendo, diventando non solo un luogo di accompagnamento, ma anche un punto di riferimento per il supporto e il sostegno, in parallelo con le cure oncologiche e le strutture specializzate».

Si affiancano così le terapie oncologiche tradizionali con un supporto che va oltre la dimensione medica, includendo anche il benessere psicologico, sociale e spirituale del paziente. 

Chiudendo idealmente il cerchio, la multidisciplinarietà si conferma così come il filo conduttore della medicina contemporanea: dalla diagnosi precoce alla gestione delle fasi più avanzate della malattia, l’obiettivo resta lo stesso: prendersi cura della persona nella sua interezza, adattando i percorsi alle esigenze che cambiano nel tempo.

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