Medici Chirurghi
Dalla rassegnazione alla cura: il nuovo approccio medico alle cicatrici
Per molto tempo le cicatrici sono state considerate, sia da medici che pazienti, un destino da accettare senza troppe domande.
Oggi, invece, stanno assumendo un significato diverso: non solo dal punto di vista medico, ma anche psicologico e culturale, perché incidono in modo diretto sulla qualità di vita delle persone. A raccontare questo cambiamento è il dottor Daniele Bollero, chirurgo plastico di Torino.
«La mia esperienza, ormai quasi trentennale, mi ha portato a sviluppare competenze in questo mondo a 360 gradi». Un percorso che lo ha portato a concentrarsi su un tema centrale della sua pratica clinica: «Uno dei temi importanti per un chirurgo plastico è la cicatrice».
Dalla rassegnazione alla possibilità di migliorare
Il vero cambiamento rispetto al passato è l’approccio. «Il cambiamento di paradigma delle cicatrici è la speranza».
Se in passato la cicatrice veniva vissuta come una conseguenza inevitabile, oggi infatti, grazie alle tecnologie stiamo migliorando la qualità della cicatrice residua».
Bollero chiarisce però un punto fondamentale: «Io non posso cancellare le cicatrici, posso farle migliori». Una differenza cruciale, che ridimensiona aspettative irrealistiche e restituisce al paziente una prospettiva concreta.
La cicatrice “giusta” è quella che scompare nella vita quotidiana

L’idea di una cicatrice perfetta, secondo Bollero, non è assoluta. «La cicatrice perfetta è quella che non vedo più».
Col tempo, come spiega il medico, alcune cicatrici smettono di essere riconoscibili anche per chi le ha create.
«Tante volte sai di aver operato un paziente, ma non trovi più la cicatrice».
Questo accade perché la pelle cambia e la cicatrice si integra.
«Si nasconde tra le pieghe della vita, delle rughe e della qualità della pelle». Quando accade, il segno smette di essere protagonista e diventa parte del corpo.
Un impatto che va oltre l’estetica
L’importanza delle cicatrici non riguarda solo l’aspetto visivo. «Quanto incide una cicatrice in una situazione umana è molto importante». Un concetto che ha spinto Bollero a orientare la propria attività verso un modello sempre più specializzato. «Abbiamo quasi trasformato lo studio in uno scar center».
Il legame tra aspetto esterno e sicurezza personale è noto da tempo. «Già negli anni Sessanta, con Psicocibernetica di Maxwell Maltz, si parlava del rapporto tra interno ed esterno». La cicatrice, in questo senso, può influenzare il modo in cui una persona si percepisce e si presenta agli altri.
Tecnologie ed esperienza: l’importanza di centri dedicati
Oggi le tecnologie esistono, ma non bastano da sole, è l’esperienza a fare la differenza, insieme a protocolli costruiti su casistiche reali. «Serve una storia clinica che ti permetta di creare un buon protocollo per i pazienti».

Da qui nasce l’importanza dei centri specializzati. «Si può parlare di centri dedicati alle cicatrici». Luoghi in cui il paziente sa di trovare competenze specifiche e non risposte generiche.
Superare il mito della cicatrice come accezione negativa
Se c’è una visione da ribaltare, per Bollero «il fatto che la cicatrice sia vista solo cosa negativa». Ancora oggi, spiega, «è una parola che spesso si pronuncia con imbarazzo: una parola che non si può dire».
Cambiare questa narrazione è fondamentale. «Vorrei trasformare la parola cicatrice in una parte della propria vita». Non qualcosa da negare, ma un segno di un percorso. «Chi porta con disinvoltura le proprie cicatrici rappresenta un grande esempio culturale e sociale».