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Chirurgia estetica: rispettare il corpo o seguire i trend?

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Nel sistema formativo italiano, la chirurgia plastica ricostruttiva ha sempre rappresentato un pilastro della preparazione dei giovani chirurghi. Diversa è stata, invece, l’integrazione della chirurgia estetica nei percorsi di specializzazione. Quest’ultima, infatti, si è sviluppata prevalentemente all’interno di strutture private, rendendo difficile il suo inserimento organico nei programmi formativi tradizionalmente legati all’ospedale pubblico. 

Ne è derivata, per molti anni, una lacuna nella formazione dei giovani specialisti, chiamati a confrontarsi con un ambito rilevante nella pratica chirurgica senza un adeguato percorso strutturato. 

«Fortunatamente, negli ultimi anni, alcune università, con dei direttori di specialità più illuminati, hanno esteso la formazione anche all’estetica. Attualmente, riceviamo studenti, giovani chirurghi, da diverse università italiane e non, inseriti in un contesto di rotazione di circa 2-3 mesi che consente loro, quantomeno di acquisire un’infarinatura di chirurgia, anche nell’ambito della chirurgia estetica», spiega la dottoressa Chiara Botti, chirurgo plastico ricostruttivo ed estetico, direttrice sanitaria di Villa Bella Clinic di Salò, docente di chirurgia plastica, periorbitaria presso l’Università di Verona, Padova e al Policlinico Gemelli di Roma.

La chirurgia estetica, inoltre, afferisce alla chirurgia ricostruttiva, che rappresenta «la madre di tutto e quindi contempla alcune tecniche applicate anche in estetica.. – continua Botti – Gli studenti che arrivano da noi, quindi, non sono completamente “a digiuno” per quanto riguarda le tecniche di chirurgia estetica. È solo l’applicazione diversa di alcune tecniche che magari loro hanno già acquisito in altro ambito».

Chirurgia estetica e social: un dibattito aperto

Il ruolo dei social media nella chirurgia estetica è oggetto di un ampio dibattito, per le opportunità che offre ma anche per le criticità che introduce.

Chirurgia estetica- Chiara Botti - docente di chirurgia plastica e Direttrice sanitaria della clinica Villa Bella di Salò (BS)
Dottoressa Chiara Botti, chirurgo plastico ricostruttivo ed estetico, direttrice sanitaria di Villa Bella Clinic di Salò, docente di chirurgia plastica, periorbitaria presso l’Università di Verona, Padova e al Policlinico Gemelli di Roma

Da un lato rappresentano uno strumento potente per i giovani chirurghi all’esordio della carriera: consentono di costruire visibilità, farsi conoscere e comunicare direttamente con un pubblico più ampio. Dall’altro, la totale assenza di regolamentazione permette la diffusione di informazioni inesatte, illusioni e falsi miti, influenzando profondamente le aspettative dei pazienti. 

«I pazienti si fanno l’idea che io, al posto di un bisturi, abbia una bacchetta magica e quindi che possa trasformare ad esempio, una signora anche molto anziana nella versione di sé di quando aveva vent’anni, cosa che assolutamente non è possibile».

Ciò altera il tradizionale equilibrio della relazione medico-paziente, come racconta Botti: «Rispetto a una volta, ogni tanto, ci sentiamo in scacco rispetto ai nostri pazienti. Se per esempio ci rifiutiamo di eseguire qualcosa che a noi viene richiesto perché riteniamo che non sia etico anche soltanto possibile, il paziente può immediatamente scrivere una recensione negativa su di noi. – dichiara Botti –Non dico che una volta fosse giusta una relazione medico-paziente ampiamente sbilanciata a favore del medico. Come essere umano si è assolutamente sullo stesso piano, ma in quel momento, il paziente si rivolge a noi e noi siamo professionisti. Se il chirurgo è abbastanza navigato, sa gestire questo aspetto, ma secondo me, per un giovane chirurgo, questa può essere una minaccia».

La formazione continua all’insegna dell’innovazione

Nella chirurgia plastica, come in ogni ambito della medicina, la formazione non si ferma mai. Ogni nuova tecnica, dispositivo o approccio diagnostico richiede ai chirurghi di aggiornarsi costantemente, perché la conoscenza acquisita durante la specializzazione rappresenta la base: il vero progresso avviene passo dopo passo, con studio, esperienza e un costante confronto con l’innovazione. 

«Nel nostro ambito c’è una componente commerciale veramente importante e quindi si continuano a produrre dei nuovi device, nuovi iniettabili che vengono immediatamente inseriti nel mercato senza troppi filtri, anche da parte degli enti governativi e che, a volte, a distanza di qualche anno, si rivelano molto pericolosi -. racconta Botti – Noi, non solo dobbiamo mantenerci aggiornati sulle ultime novità, ma dobbiamo essere anche in grado di scremarle. Non sempre il medico in quanto tale riesce a capire cosa funzionerà, quali siano le possibili implicazioni negative di una certa tecnica nuova. Io, normalmente, mi mantengo guardinga e poi aspetto alcuni anni prima di mettere in atto una nuova tecnica perché temo sempre che ci possano essere degli effetti collaterali non dichiarati fin dall’inizio».

D’altro canto, è innegabile l’ampio ventaglio di strumenti preziosi a disposizione oggi. Dagli ultrasuoni e iniettabili a interventi di microchirurgia più precisi e duraturi nel tempo. Senza dimenticare gli sviluppi relativi alle protesi mammarie sempre più simili ai tessuti umani nonché l’impiego dell’intelligenza artificiale per «aiutarci a capire dove ci sono deficit volumetrici ed eventualmente intervenire per sopperire a quelli. Insomma, sicuramente nella chirurgia plastica, come nel resto della medicina, la tecnologia così come l’evoluzione è importantissima e come sempre, va utilizzata a beneficio del paziente e non strumentalizzata per lucro».

La chirurgia non crea bellezza ma restituisce dignità

La chirurgia ricostruttiva non nasce per creare bellezza, ma per restituire normalità e dignità. Dagli interventi di ricostruzione mammaria alle correzioni di cicatrici e traumi, il suo obiettivo è ridare funzionalità e qualità della vita a chi ha subito lesioni o patologie, spesso cambiando radicalmente il destino personale e sociale dei pazienti.

«Nella chirurgia ricostruttiva c’è anche un aspetto funzionale, perché spesso, unitamente a un problema estetico, si unisce un aspetto funzionale. – spiega Botti – La chirurgia facciale, per esempio, la chirurgia delle palpebre, ha un aspetto funzionale molto importante perché se una palpebra non si chiude adeguatamente, questo può rappresentare un grave disagio per il paziente. Può inoltre dare luogo anche a vere e proprie patologie perché un occhio che non si chiude è più soggetto a infezioni, infiammazioni. La chirurgia ricostruttiva, da quando è nata, ha migliorato la vita degli essere umani».

chirurgia estetica

L’impatto della chirurgia ricostruttiva va oltre i confini dei paesi sviluppati. In molti Paesi in via di sviluppo, dove deformità fisiche possono portare emarginazione sociale, ridurre le opportunità di lavoro, matrimonio o vita familiare, questi interventi assumono un valore sociale e umano ancora più rilevante. «Nel mondo sviluppato, abbiamo una cultura che ci consente di includere anche chi è un po’ diverso, ma in altri posti del mondo questo non accade».

Il corpo non è un filtro: scegliere con consapevolezza

L’impatto dei social media sulla chirurgia estetica si misura soprattutto nelle aspettative dei pazienti, in particolare dei più giovani. Le piattaforme hanno accelerato la diffusione di trend estetici, imponendo standard spesso irrealistici e omologati. «La chirurgia plastica non è completamente reversibile. Di conseguenza, se fai una scelta di modificare il tuo corpo in una certa direzione, spesso questa scelta diventa una scelta permanente. Domani mattina cambia il trend ed è difficile ritornare a come si era prima e questa cosa è abbastanza spaventosa».

Questo fenomeno ha abbassato l’età media dei pazienti che richiedono trattamenti estetici perché spinti da filtri e immagini idealizzate a chiedere modifiche non necessarie o potenzialmente dannose. «È importante non alterare i tessuti finché si può, perché poi un’alterazione dei tessuti può portare a conseguenze che sul lungo periodo possono essere negative. Biisogna che un paziente sia informato e secondo me c’è un’età in cui sei troppo giovane per avere le idee così chiare su quello che vorrai per il tuo futuro».

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