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Tumore al seno: dalla prevenzione alla terapia

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Il tumore al seno non è una singola malattia e, allo stesso modo, non esiste un unico percorso terapeutico valido per tutte le pazienti. Caratteristiche biologiche della neoplasia, età, condizioni generali di salute, stile di vita e qualità di vita sono alcuni degli elementi che oggi contribuiscono a costruire una strategia sempre più personalizzata.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Veronica Prati, responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Senologica dell’ASL CN2 specializzata in tumori mammari e urologici.

Tumore al seno: un percorso personalizzato 

tumore al seno
Veronica Prati, responsabile della Struttura Semplice di Oncologia Senologica dell’ASL CN2 specializzata in tumori mammari e urologici

«I tumori mammari non sono tutti uguali»: è da questo concetto che la dottoressa parte per spiegare come sia cambiato l’approccio alla malattia. 

Semplificando, esistono tre grandi famiglie: i tumori luminali, che esprimono i recettori ormonali; i tumori HER2 positivi, caratterizzati dall’iperespressione o amplificazione di HER2; e i tumori triplo negativi, che non esprimono né i recettori ormonali né HER2. Questa distinzione biologica permette di orientare trattamenti molto diversi. 

Ma conoscere il tumore è soltanto una parte del percorso. «È necessario sempre prendere contemporaneamente in considerazione i diversi fattori della malattia e della paziente», sottolinea l’oncologa. Età, comorbidità, capacità di aderire alle terapie e di riconoscerne gli eventuali effetti indesiderati sono tutti aspetti che contribuiscono alla scelta del trattamento.

Personalizzare significa anche ascoltare. Non tutte le pazienti hanno le stesse necessità nella vita quotidiana e preservare, per quanto possibile, la qualità di vita diventa parte integrante delle decisioni terapeutiche. «Dobbiamo cercare di ascoltare le nostre pazienti per capire quali sono, nella loro quotidianità, gli aspetti importanti che vanno in qualche modo mantenuti», spiega Prati. 

Terapia pre intervento e approccio neoadiuvante

In alcuni casi il trattamento del tumore al seno può iniziare prima ancora dell’intervento chirurgico. Si parla in questo caso di terapia neoadiuvante, una strategia che considera sia l’estensione della malattia sia le sue caratteristiche biologiche. 

«Lo scopo della terapia neoadiuvante non è solo quello di migliorare l’approccio chirurgico», spiega Prati. In particolare nei tumori triplo negativi e HER2 positivi, la risposta al trattamento prima dell’intervento fornisce informazioni importanti anche per il successivo percorso terapeutico. 

In passato uno degli obiettivi principali era ridurre la massa tumorale per rendere possibile una chirurgia più conservativa. Oggi il significato della terapia preoperatoria è più ampio.

La strategia può essere di arrivare all’intervento senza trovare più tessuto tumorale residuo, ottenendo quella che viene definita risposta patologica completa. Secondo quanto spiega l’oncologa, i dati scientifici mostrano una correlazione tra questo risultato e la prognosi della paziente. 

Curare il tumore al seno non significa soltanto operare

Uno dei messaggi su cui Prati insiste maggiormente è la necessità di superare l’idea che la chirurgia rappresenti da sola l’intero trattamento.

«Le terapie del tumore mammario non si esauriscono solo con la chirurgia», sottolinea. La gestione è multidisciplinare e può integrare chirurgia, terapie mediche e, quando necessaria, radioterapia.

L’evoluzione verso interventi sempre più conservativi è andata infatti di pari passo con lo sviluppo e l’integrazione delle altre possibilità terapeutiche. Il percorso viene così costruito intorno alla singola paziente, con l’obiettivo di controllare la malattia senza perdere di vista gli altri aspetti della sua vita.

Prevenzione e diagnosi precoce

Prevenire un tumore e individuarlo precocemente non significano la stessa cosa. La prevenzione primaria interviene sui fattori di rischio modificabili, mentre la prevenzione secondaria punta a intercettare una malattia già presente in una fase quanto più possibile precoce.

Sul primo fronte, la dottoressa Prati richiama soprattutto l’importanza dello stile di vita: evitare il fumo, seguire un’alimentazione equilibrata, limitare il consumo di alcol e praticare attività fisica. E la sensibilizzazione, secondo l’oncologa, dovrebbe cominciare presto.

«Questo tipo di educazione sugli stili di vita va iniziato già in età scolare», osserva.  Diverso è il ruolo degli screening, che consentono di individuare precocemente lesioni già presenti e di attivare tempestivamente il percorso diagnostico e terapeutico. «Il fatto di individuarle precocemente consente di attivare in maniera più precoce tutto quello che è l’iter diagnostico-terapeutico», spiega Prati.

Equilibrio tra radicalità oncologica e conservazione del seno

Curare efficacemente la malattia rimane la priorità, ma oggi la medicina considera anche l’impatto che le terapie possono avere sul corpo e sulla dimensione psicologica della donna.

Secondo Prati, il punto di equilibrio passa ancora una volta dalla personalizzazione e dalla multidisciplinarietà.

«La multidisciplinarietà adesso, non solo nel tumore mammario, è veramente la base per poter personalizzare e quindi trovare il giusto bilanciamento tra la radicalità oncologica e il mantenimento della qualità di vita del paziente», spiega.

Nel tumore al seno entra in gioco anche la componente estetica, che l’oncologa invita a non considerare superficiale. La mammella è strettamente legata alla percezione del proprio corpo e della femminilità e una sua trasformazione può aggiungersi all’impatto psicologico già determinato dalla diagnosi.

Per questo, quando oncologicamente possibile, preservare anche l’aspetto estetico può aiutare la donna ad affrontare il cambiamento del proprio corpo. Allo stesso tempo, nel percorso multidisciplinare può essere importante il supporto psicologico, anche perché il disagio e la paura non sono sempre immediatamente visibili durante le visite.

I falsi miti da superare

Nonostante i progressi della medicina, rimangono alcune convinzioni che possono ostacolare la prevenzione. Una delle più preoccupanti, secondo Prati, riguarda proprio lo screening.

«Ho anche sentito dire che lo screening non serve e questo vuol dire che noi non stiamo riuscendo a far passare il messaggio dell’importanza dello screening», racconta.  Un problema simile riguarda la sottovalutazione degli stili di vita, in particolare tra i più giovani. Fumo, consumo di alcol, alimentazione e sedentarietà vengono talvolta percepiti come aspetti distanti dalla prevenzione oncologica.

Tra questi, Prati pone particolare attenzione sull’attività fisica, che ritiene dovrebbe acquisire uno spazio sempre maggiore anche nel percorso dei pazienti oncologici: «L’attività fisica dovrebbe far parte delle nostre prescrizioni insieme ai farmaci». 

Proprio per sensibilizzare la popolazione su questi temi, nel luglio 2026 AIOM regionale e LILT hanno sottoscritto, come riferisce Prati, un accordo per promuovere in Piemonte attività dedicate all’importanza dell’esercizio fisico e degli stili di vita. 

La sfida per il tumore al seno non riguarda soltanto lo sviluppo di farmaci e tecniche chirurgiche sempre più avanzate. La dottoressa Prati, nella chiusura dell’intervista sottolinea che la prevenzione: «Passa anche dalla capacità di informare, prevenire e ascoltare. Perché una medicina realmente personalizzata non considera soltanto le caratteristiche biologiche del tumore, ma la persona che dovrà affrontare l’intero percorso di cura».

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