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Chirurgia plastica pediatrica: operare guardando al futuro
Ogni intervento racconta una storia. È molto più che correggere una malformazione o ripristinare una funzione. È un passaggio che può cambiare il modo in cui un bambino crescerà, si vedrà e verrà visto. Quando si parla di chirurgia plastica, il pensiero corre spesso all’estetica degli adulti. Ma esiste un ambito molto diverso, più complesso e delicato: la chirurgia plastica pediatrica. Qui ogni scelta non riguarda solo il presente ma anche il futuro.
«Nonostante molti di noi continuino a considerare i bambini come adulti in miniatura, in realtà si tratta di un concetto che non può essere esteso alla popolazione pediatrica -. spiega il dottor Daniele Matta, chirurgo plastico e dirigente medico presso l’azienda ospedaliera Policlinico Paolo Giaccone di Palermo – Questo perché noi come chirurghi lavoriamo su un organismo in crescita, su tessuti con caratteristiche in termini di elasticità e di fisiologia completamente diversa da quella che ritroviamo poi negli adulti.»
Quando un chirurgo opera su un bambino, prosegue Matta:«Lo facciamo nell’ottica di intervenire su un difetto che dev’essere corretto allo stato attuale, ma che deve presupporre anche un miglioramento nella crescita. Ogni scelta chirurgica deve tenere conto dello sviluppo anatomico, funzionale e degli aspetti psicologici che il paziente potrebbe manifestare o sviluppare nel tempo».
Un’altra differenza, nella chirurgia plastica, è l’indicazione dell’intervento. In età pediatrica, quasi sempre l’intervento ha scopi ricostruttivi o funzionali, mentre le motivazioni estetiche sono secondarie. «L’estetica ha sempre un ruolo fondamentale, perché poi ha un risvolto psicologico importante, ma per noi non è mai un’indicazione principale».
Chirurgia plastica pediatrica e comunicazione
Affrontare un intervento di chirurgia plastica richiede attenta preparazione sia del bambino sia della sua famiglia. Questo processo è spesso complesso poiché condiviso.

Tra i casi più frequenti, elencati dal dottor Matta, figurano le malformazioni congenite, con particolare attenzione alla correzione di labiopalatoschisi e di tutte le anomalie del distretto craniofacciale.
«Mi capita anche di trattare, nelle missioni umanitarie che svolgo, esiti di ustioni, cicatrici retraenti o patologiche. In realtà abbiamo un ventaglio molto ampio di patologie che consideriamo. Dai nevi congeniti, alle lesioni cutanee complesse e traumi che possano o meno avere perdite di tessuti, asimmetrie e anche qualche volta, purtroppo, dei difetti post chirurgici».
Ogni età e fase di sviluppo richiede modalità comunicative diverse. «Utilizziamo molto spesso un linguaggio semplice e rassicurante nelle fasi della comprensione. Quando il bambino è molto piccolo, in realtà l’approccio è prevalente con i genitori, con i quali è fondamentale essere trasparenti. Spiegare loro gli obiettivi che devono essere realistici e anche essere chiari in quelli che sono i tempi e le possibili evoluzioni».
Come evidenzia il dottor Matta, i genitori arrivano alla prima visita spesso spaventati, alla ricerca di un professionista a cui affidarsi. «La fiducia nasce dalla comprensione e non dalla promessa di perfezione, perché quest’ultima, già di per sé, crea un distacco, un allontanamento della famiglia verso il professionista».
Supporto psicologico e autostima
Il supporto psicologico, nei percorsi di chirurgia plastica pediatrica è fondamentale soprattutto nei bambini più grandi e negli adolescenti.
«Con la crescita, l’aspetto corporeo assume un ruolo e un’influenza anche sull’autostima, sull’integrazione sociale, sull’identità. Il supporto psicologico interviene nel ridurre da parte del paziente l’ansia, ma permette anche di aiutarlo a gestire le aspettative e il cambiamento del proprio corpo –. afferma Matta – L’aspetto più complesso sul quale intervenire è quello di fare adattare il bambino ai cambiamenti non solo anatomici, ma proprio anche esterni. Questo perché il mondo odierno, con i bambini tanto più che con gli adolescenti, è spietato dal punto di vista dell’identità».
Sul fronte delle evoluzioni riguardanti la chirurgia plastica pediatrica, il dottore auspica a progressi tecnici sempre meno invasivi «Spero si possa sviluppare l’ambito della chirurgia rigenerativa e della bioingegneria dei tessuti. Mi auguro di poter pianificare e programmare gli interventi chirurgici grazie ai modelli 3D».
Quando un intervento va oltre la chirurgia
Ogni intervento racconta una storia. Non è solo un atto medico, ma un punto si svolta
Spesso riguarda incidere sulla vita del bambino e della sua famiglia. «Ogni bambino lascia una cicatrice in positivo all’interno del chirurgo che lo tratta e che lo opera -. descrive Matta. I casi più significativi per me sono quelli che mi trovo spesso a trattare durante le missioni umanitarie poiché sono casi molto complicati in cui interviene la barriera linguistica, culturale. Mi trovo a interagire con famiglie che hanno pretese completamente diverse da quelle che hanno le famiglie europee o italiane in generale».

Continua il dottore: «Spesso e volentieri intervengo su casi stigmatizzati da un punto di vista sociale e religioso, per quelle che sono malformazioni dal punto di vista fisico. Sono interventi che non solo ripristinano la funzione, ma danno modo alla famiglia e al bambino di reinserirsi nel contesto sociale che altrimenti li eliminerebbe completamente».
E alla fine, è proprio questo il punto. Non si tratta solo di correggere un difetto. Si tratta di restituire il futuro.