Associazioni
“Libellule” in supporto al tumore al seno
Una diagnosi di tumore al seno non cambia soltanto il rapporto con la propria salute. Può modificare il modo in cui una donna guarda al futuro, vive il proprio corpo, affronta le relazioni e immagina la quotidianità. Accanto alle cure mediche emergono paure, domande e bisogni che non sempre trovano spazio durante il percorso terapeutico. Ed è proprio in questi momenti che l’ascolto, la condivisione e la presenza di qualcuno capace di comprendere possono fare la differenza.
Da questa consapevolezza nasce Fondazione Libellule Insieme ETS, una realtà che dal 2015 accompagna le donne che affrontano una malattia oncologica, promuovendo sostegno, benessere psicofisico e prevenzione.
A raccontarne la storia e il significato è la dottoressa Paola Martinoni, medico chirurgo e fondatrice di Fondazione Libellule Insieme ETS, che ha trasformato la propria esperienza professionale in un progetto dedicato alle donne, prima, durante e dopo la malattia.
Prendersi cura andando oltre la malattia
«Quando una donna affronta un tumore, non possiamo limitarci a curare la malattia. Dobbiamo prenderci cura anche della persona, delle sue paure, della sua fragilità. Di tutto ciò che una diagnosi oncologica inevitabilmente cambia nella sua vita».
È da questa convinzione che prende forma il progetto della dottoressa Martinoni, iniziato circa dieci anni con la nascita dell’Associazione Libellule ONLUS, in memoria di Franca Veronesi. L’obiettivo era creare uno spazio nel quale le donne potessero trovare non soltanto competenze mediche, ma anche ascolto, vicinanza e sostegno concreto.
Negli anni il progetto è cresciuto. Diventando Fondazione Libellule Insieme ETS, e ampliando le proprie attività attraverso iniziative di prevenzione, progetti dedicati al benessere e una rete di professionisti, volontari e sostenitori.
«Il nome Libellule racchiude il significato più profondo del nostro impegno: la trasformazione, la capacità di ritrovare un equilibrio e di tornare a guardare al futuro, anche dopo un’esperienza difficile».
«Una donna non deve mai sentirsi identificata soltanto con la propria malattia», sottolinea Martinoni.
Le paure di cui si parla meno nel tumore al seno
Quando arriva una diagnosi oncologica, la prima reazione è spesso la paura. Non soltanto quella legata alla malattia e alle terapie, ma anche l’incertezza per ciò che accadrà alla propria vita.

«Una diagnosi oncologica arriva improvvisamente e mette in discussione certezze che fino a quel momento sembravano intoccabili», racconta Martinoni.
Accanto alle domande sui trattamenti emergono preoccupazioni che riguardano la famiglia, il lavoro, le relazioni e la propria identità.
Il rapporto con il corpo può cambiare. La femminilità e la sessualità possono diventare temi difficili da affrontare. E anche immaginare il futuro, talvolta, richiede uno sforzo.
«Nella mia esperienza, uno dei bisogni più profondi è quello di essere ascoltate e di ricevere informazioni chiare. Le donne hanno bisogno di comprendere cosa sta accadendo, di sentirsi accompagnate nelle decisioni e di sapere che non dovranno affrontare tutto da sole».aggiunge la dottoressa
Ritrovare sé stesse oltre le terapie del tumore al seno
Dopo mesi dedicati a visite, esami e cure, riprendere le abitudini precedenti può non essere immediato. Il corpo può essere cambiato, così come il rapporto con sé stesse e con gli altri.
«Il nostro obiettivo è offrire un sostegno che tenga conto della donna nella sua interezza, non soltanto della diagnosi».
«L’impiego di Fondazione Libellule insieme è accompagnare le donne prima, durante e dopo la malattia, senza dimenticare che anche il ritorno alla normalità può essere un percorso complesso».
L’obiettivo non è chiedere alle donne di dimenticare ciò che hanno vissuto, ma creare condizioni nelle quali possano tornare a riconoscersi anche al di fuori dell’esperienza della malattia.
La forza della condivisione
Per chi affronta un tumore, non è semplice raccontare ciò che si prova. La paura di una visita di controllo, l’incertezza per il futuro o il disagio legato ai cambiamenti del proprio corpo possono essere difficili da spiegare a chi non ha vissuto un’esperienza simile.
«Incontrare una persona che ha attraversato un’esperienza simile può aiutare a sentirsi comprese senza dover spiegare tutto. A volte bastano poche parole, un gesto o semplicemente la presenza di qualcuno che sa ascoltare» aggiunge Martinoni.
È qui che assume un valore particolare il ruolo delle volontarie di Fondazione Libellule Insieme, molte delle quali hanno affrontato personalmente una malattia oncologica.
«È proprio questo uno degli aspetti più belli del lavoro delle nostre volontarie: trasformare un’esperienza personale difficile in una risorsa per altre donne».
Da paziente a volontaria
Se c’è un’immagine che racconta il valore della Fondazione, per Paola Martinoni non è legata a un singolo episodio, ma a tanti piccoli cambiamenti osservati nel corso degli anni.
«Penso alle donne che inizialmente arrivano spaventate, chiuse nel proprio dolore, e che poco alla volta ritrovano il desiderio di partecipare, di incontrare altre persone, di dedicare nuovamente del tempo a sé stesse».
Tra le esperienze che più la colpiscono ci sono quelle delle donne che, dopo essere state sostenute, scelgono di diventare a loro volta volontarie.
È un passaggio che racchiude il significato del progetto. Ciò che inizialmente è stato vissuto come un momento di fragilità può trasformarsi, nel tempo, in una possibilità di vicinanza per qualcun altro.
«Quando vedo nascere queste relazioni, capisco che Libellule Insieme sta realizzando ciò per cui è nata: creare una comunità in cui nessuna donna debba sentirsi sola».
Ottobre Rosa: la prevenzione del tumore al seno deve durare tutto l’anno
In occasione di Ottobre Rosa, il mese dedicato alla sensibilizzazione sul tumore al seno, Martinoni richiama l’attenzione sull’importanza di non limitare i controlli a una singola ricorrenza.
«La salute del seno deve essere una priorità durante tutto l’anno, non soltanto nel mese di ottobre».
La diagnosi precoce permette di individuare eventuali tumori nelle fasi iniziali, aumentando le possibilità di intervenire tempestivamente e, in molti casi, di ricorrere a trattamenti meno invasivi.
Durante Ottobre Rosa 2026, Fondazione Libellule Insieme ha promosso un programma di mammografie gratuite rivolto alle donne tra i 40 e i 45 anni e a quelle con più di 74 anni, fasce che, secondo quanto illustrato dalla Fondazione, non rientrano nel normale programma di screening regionale lombardo.
Un’iniziativa pensata per ampliare le opportunità di diagnosi precoce e raggiungere anche donne che potrebbero incontrare maggiori difficoltà nell’accesso ai controlli.
Accanto alle mammografie gratuite, la Fondazione ha promosso attività di sensibilizzazione e collaborazioni con realtà che hanno scelto di sostenere la missione.
La prevenzione come diritto, il sostegno come comunità
Dalla diagnosi al ritorno alla quotidianità, dalla condivisione tra donne alle iniziative di prevenzione, l’esperienza di Fondazione Libellule Insieme racconta un’idea di cura che non si esaurisce nel trattamento della malattia.

Un approccio nel quale ascolto, relazioni e accessibilità diventano parte di un percorso che mette al centro la persona, riconoscendone bisogni e fragilità senza ridurla alla diagnosi.
È una visione che Paola Martinoni riassume in un messaggio rivolto a tutte le donne, anche a quelle che non hanno mai affrontato una malattia oncologica:
«Non dobbiamo aspettare un sintomo per prenderci cura di noi stesse. La prevenzione è un gesto di responsabilità verso la propria salute e il proprio futuro. E non dovrebbe mai essere un privilegio, ma un diritto accessibile a tutte».