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Ustioni e alta tecnologia: al Niguarda modelli avanzati di cura

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Un luogo dove ogni passaggio è studiato, ogni ambiente è protetto e ogni gesto è supportato dalla tecnologia più avanzata: il nuovo Centro Ustioni dell’Ospedale Niguarda di Milano rappresenta oggi una delle strutture più avanzate d’Europa nella cura dei pazienti ustionati. 

Un progetto ambizioso, realizzato con i fondi della Regione Lombardia, che segna un salto di qualità nella gestione delle emergenze e nella medicina ricostruttiva. 

Professor Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva e Centro Ustioni del Niguarda

Alla guida del nuovo centro, il professor Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva e Centro Ustioni del Niguarda, spiega: «L’esigenza era quella di avere una struttura moderna, con più posti letto e con una rianimazione all’interno».

In totale la struttura dispone di dodici posti letto, di cui sette di terapia subintensiva convertibili in intensiva in caso di emergenze o grandi incidenti. Un aspetto fondamentale riguarda il percorso di accesso e trattamento del paziente. «Il paziente proveniente dall’eliporto viene trasferito direttamente nella shock room all’interno del centro ustioni. Qui viene preparato, medicato, pulito, intubato. Successivamente raggiunge la sua postazione senza dover fare giri all’interno dell’ospedale». 

Un altro punto di forza è il collegamento diretto con la sala operatoria del Dipartimento di Emergenza (DEA). «Prima, il paziente doveva uscire dal centro ustioni per raggiungere la sala operatoria. Ora, con la ristrutturazione del reparto, il paziente passa direttamente dalla sua stanza alla sala operatoria e torna nel centro ustioni in modo che non ci sia disagio per il paziente e per l’équipe che se ne occupa. Si evitano così possibili contaminazioni con l’ambiente esterno».

Ustioni verso gli standard europei

Il nuovo centro si distingue anche per la sua organizzazione interna. Sotto la direzione del professor Baruffaldi Preis, opera la dottoressa Antonella Citterio, chirurgo plastico, anestesista e ustionologa, nonché responsabile del centro ustioni del Niguarda. «Grazie al suo lavoro, alla nostra collaborazione e alle novità apportate, pensiamo di riuscire ad avere un riconoscimento da parte dell’European Burn Association, diventando così il primo centro ustioni italiano ad avere le caratteristiche di un centro ustioni europeo».

L’ampliamento dell’organico rappresenta un ulteriore passo avanti: accanto ai quindici chirurghi plastici strutturati, saranno presenti cinque rianimatori dedicati alla gestione continua dei pazienti più critici, per un’assistenza 24 ore su 24.

Soluzioni all’avanguardia per le ustioni

Le nuove tecnologie supportano la rigenerazione dei tessuti e riducono i tempi di guarigione. Tra queste figurano i sostituti dermici avanzati e la Banca dei tessuti.

«Il Niguarda è uno dei pochi ospedali in Italia ad avere una Banca dei tessuti dove la cute da donatore d’organo viene processata e poi messa a disposizione dei pazienti attraverso un ciclo di raffreddamento, di congelamento. – dichiara il professore – È in studio la possibile opzione della liofilizzazione. Avremo quindi a disposizione questa cute che ci permette di riparare e di coprire il paziente in una fase intermedia tra quella in cui arriva e quella in cui poi si utilizzeranno tessuti autologhi, cioè i tessuti del paziente per dare la ricostruzione definitiva».

Nel nuovo centro viene eseguita la enzimolisi ossia «la rimozione dei tessuti necrotici quando il paziente arriva in acuto, in prima o in seconda giornata, con una sostanza che permette di eliminare i tessuti necrotici morti, ma che non sacrifica quelli vitali.

Questa sostanza permette di ridurre il trauma e il sanguinamento del paziente.» L’intervento in questione, effettuato nelle prime 24-48 ore, prepara il paziente alla copertura temporanea con cute del donatore.

Un percorso multidisciplinare verso la guarigione

L’approccio multidisciplinare è fondamentale nella gestione dei pazienti ustionati, perché si tratta di pazienti che presentano problematiche complesse. La presenza di anestesisti dedicati contribuisce a rendere il percorso più umano.

«Fino agli anni ‘80, il paziente ustionato veniva medicato da sveglio. Potete capire il dolore che poteva provare durante la rimozione delle garze attaccate all’ustione e al trauma che crea un dolore, un bruciore, un fastidio e un prurito quasi inaccettabile. Adesso come adesso non esiste più che un paziente debba soffrire, quindi, qualsiasi azione chirurgica, dall’intervento alla medicazione, eseguita su pazienti che, medicati a giorni alterni per mesi, viene fatta in sedazione». 

Oltre alla ricostruzione, l’obiettivo è permettere al paziente di riprendere una vita sociale e lavorativa, restituendogli un aspetto accettabile per lui e per chi gli sta intorno. Il Niguarda utilizza laser innovativi e farmaci che modulano la rigidità e lo spessore delle cicatrici, migliorano la funzionalità dei movimenti.  

Il profilo dei pazienti è altrettanto complesso. Non mancano persone anziane con comorbidità, pazienti dializzati o in trattamento chemioterapico, la cui condizione compromette la risposta immunitaria. In questi casi, la collaborazione con l’infettivologo è essenziale per gestire meglio le infezioni, modulare correttamente la terapia antibiotica e prevenire l’insorgenza di resistenze. 

«L’importante è ricordarsi che ogni volta che utilizziamo un farmaco, anche un antibiotico, questo dà un beneficio al paziente da una parte, ma, ovviamente è sempre da considerarsi un veleno dall’altra, perché i farmaci creano problemi a livello dell’organo e possono creare intossicazioni. Per questo vanno gestiti in modo corretto, e avere un collega specialista infettivologo che misura e calibra la terapia giornalmente è fondamentale per i nostri pazienti».

Garantire sicurezza e continuità terapeutica

Uno dei progressi più significativi nella cura del paziente ustionato riguarda la modulazione della terapia liquida in fase acuta. «Se la terapia basata sui liquidi, sulle proteine, sul plasma, sugli elettroliti dati al paziente è corretta e calibrata, il paziente ha un circolo che si mantiene corretto e che permette progressivamente di andare incontro a una situazione che gli permetterà, nelle fasi successive, di guarire». Un errore in questa fase può invece causare danni d’organo, come l’accumulo di liquidi nei polmoni o nell’interstizio, complicando le terapie successive. 

Per questo motivo è stato stabilito con la Regione Lombardia di far arrivare tutti i pazienti ustionati al pronto soccorso del Niguarda, dove possono essere immediatamente valutati e stabilizzati dai rianimatori.

La gestione dei trasferimenti sul suolo lombardo è coordinata dall’AREU, l’Agenzia Regionale Emergenza Urgenza, che garantisce una rete efficiente tra i principali pronto soccorso della Lombardia. «Grazie a questa rete che si è creata con i pronto soccorso dei migliori e più grandi ospedali della Lombardia, la stabilizzazione di questi pazienti può avvenire direttamente nel nostro pronto soccorso, oppure da remoto perché il pronto soccorso si mette in contatto col centro ustioni».

Chirurgia, riabilitazione e psicologia

Le complicanze maggiori riguardano i pazienti con ustioni estese, che richiedono ricoveri e numerosi interventi chirurgici. La scarsità di sedi donatrici autologhe di cute rende complessa la ricostruzione, mentre la prolungata immobilità può causare deficit funzionali articolari. A livello estetico, le cicatrici deturpanti del viso e del corpo restano una sfida rilevante per il chirurgo plastico. 

Il miglioramento funzionale ed estetico può essere però limitato se, dopo il ricovero, il paziente non segue correttamente la riabilitazione. Per questo motivo, il supporto psicologico è fondamentale: la motivazione, la partecipazione attiva del paziente incidono in modo determinante sull’esito finale delle cure.

ustioni

Per le ustioni estese, oltre il 60-70% della superficie corporea richiede interventi aggressivi. Il restante 30% spesso non è sufficiente a coprire le aree cruente, rendendo necessario l’uso di tessuti cutanei.

Le ustioni minori possono essere gestite anche autonomamente, rimuovendo indumenti, disinfettando e coprendo la lesione. Tuttavia, la valutazione in pronto soccorso rimane consigliata.

«Bisogna cercare di capire la profondità dell’ustione e, quindi, se non si conosce la disciplina medica La cosa ideale sarebbe andare in pronto soccorso e far valutare dal medico le caratteristiche dell’ustione. Per ustioni più importanti, l’indicazione è sempre quella di presentarsi in pronto soccorso dove ci può essere una valutazione clinica più precisa».

Una sfida quotidiana

«Sull’ustione bisogna fare una grande azione di prevenzione perché purtroppo ci sono sostanze presenti nella nostra vita quotidiana, molto pericolose e che sono usate senza comprendere che il loro uso improprio può veramente cambiare la vita di una persona in un attimo. Una di queste che andrebbe valutata è l’alcool », spiega Baruffaldi Preis.

«Ci sono poi tutta una serie di incidenti domestici che andrebbero presi in considerazione. Ad esempio, abbiamo un numero elevato di bambini che si ustionano facendo i fumenti. Sembra una sciocchezza che però ha obbligato tanti bambini a essere ricoverati e a subire interventi chirurgici importanti. Basterebbe, quindi, fare un po’ di campagna di prevenzione per evitare danni così importanti; Anche se ogni tanto si fa, il problema è che poi si dimenticano le nozioni di base su quello che può succedere», conclude il professore.

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