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Mastectomia conservativa: conservare per ricostruire

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La chirurgia del seno è sempre più sinonimo di ricostruire fiducia e armonia. Le mastectomie conservative e le tecniche di ricostruzione personalizzate permettono di preservare la forma, la naturalezza e la fiducia di chi affronta il percorso di cura. 

«Il termine mastectomia conservativa sembrerebbe quasi una contraddizione perché è una terminologia che porta con sé due concetti diametralmente opposti – afferma Dante Palli, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Senologica e della Breast Unit dell’Azienda Sanitaria di Piacenza – .Da una parte, la conservazione e dall’altra, invece, la radicalità dell’asportazione completa di un organo che è la mammella. In realtà non è così perché, con l’avvento della moderna chirurgia senologica, che si avvale dell’oncoplastica, possiamo applicare tecniche non solo alla chirurgia conservativa ma anche a quella radicale, alla chirurgia demolitiva, quindi alle cosiddette mastectomie».

Mastectomia conservativa: tecniche moderne per risultati più naturali

Dante Palli, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Senologica e della Breast Unit dell’Azienda Sanitaria di Piacenza

La mastectomia conservativa rappresenta una svolta significativa. «Consiste nell’asportazione della ghiandola mantenendo l’involucro cutaneo e, quando possibile, il complesso areola-capezzolo. Non sempre è possibile perché l’obiettivo rimane la radicalità oncologica. – spiega Palli – Quando però le condizioni lo consentono, considerando la situazione del tumore, possiamo ricostruire la mammella nello stesso tempo operatorio, sostituendo la ghiandola con una protesi in silicone o con un espansore nel caso in cui si possa utilizzare una protesi definitiva subito».

Le tecniche di ricostruzione mammaria hanno compiuto notevoli progressi negli ultimi anni, permettendo di combinare sicurezza oncologica e risultati estetici sempre più naturali. Oggi la chirurgia senologica si basa su un approccio tailored, costruito sulle caratteristiche e sulle esigenze di ogni singola paziente. 

L’obiettivo principale è preservare il più possibile l’involucro cutaneo e, quando possibile, il complesso areola-capezzolo. «Durante l’intervento eseguiamo una biopsia del tessuto residuale dietro l’areola per poter essere sicuri di non lasciare tessuto residuale. Se l’anatomopatologo ci tranquillizza sul fatto che non c’è tumore residuo dietro l’areola, possiamo ricostruire la fisionomia della mammella durante l’intervento subito dopo aver eseguito la demolizione».

Tra le tecniche preferite attualmente c’è la ricostruzione prepettorale, in cui la protesi viene posizionata davanti al muscolo pettorale, anziché dietro come si preferiva fare fino all’inizio degli anni 2000. La posizione dietro al muscolo, infatti, era scelta per proteggere la protesi, creando uno strato tra impianto e cute. «Oggi, in realtà, è preferibile posizionare la protesi davanti al muscolo pettorale, in modo che il muscolo conservi la sua funzione, che è molto importante anche per la stabilizzazione della spalla».

Per avvolgere e sostenere la protesi nello spazio prepettorale si utilizza oggi una membrana biologica derivata dal derma animale, come il derma porcino acellulare, completamente compatibile con il corpo umano. 

Diagnosi precoce e stili di vita corretti

La diagnosi precoce rappresenta un importante aspetto da considerare nel percorso di cura del tumore al seno. Individuare lesioni sempre più piccole e in stadi iniziali permette di accedere a interventi conservativi, con risultati estetici e funzionali significativamente migliori e più rispettosi della ghiandola mammaria. Gli interventi conservativi offrono anche un recupero più rapido rispetto alle mastectomie tradizionali. «Noi eseguiamo quasi sempre l’anestesia locale con sedazione, quindi non ricorrendo né a quella generale né all’intubazione orotracheale. Gli interventi vengono eseguiti in regime di day hospital e i pazienti possono rientrare alla sera presso il proprio domicilio».

La conservazione non riguarda solo la mammella ma anche il linfonodo sentinella e i linfonodi del cavo ascellare. «Non sempre saremo costretti a rimuovere tutti i linfonodi ascellari, nemmeno in caso di positività di quello sentinella».

Lo screening mammario rappresenta oggi l’arma più efficace a disposizione di ogni donna per prendersi cura della propria salute. La prevenzione, però, non si limita agli esami diagnostici. 

«Gli stili corretti di vita, l’alimentazione, l’abolizione del fumo, l’attività fisica rappresentano una possibilità concreta nelle mani della paziente per poter prevenire la formazione di un tumore. Non significa essere atleti olimpionici, ma semplicemente eseguire una camminata  a passo svelto di circa mezz’ora tutti i giorni». A questo si aggiunge la prevenzione dell’obesità, con un’alimentazione bilanciata e la completa astensione dal fumo, uno dei principali fattori di rischio non solo per il tumore al polmone, ma per la maggior parte delle neoplasie.

Team dedicati e confronto continuo

Affrontare un tumore al seno non significa percorrere la strada da sole: oggi la cura è un lavoro di squadra, dove chirurghi, oncologi, radiologi e psicologi collaborano fianco a fianco per offrire alle pazienti. «Una donna che si affida a una Breast Unit ha circa il 20% di possibilità in più di guarigione rispetto a una donna che si affida a professionisti isolati, che non lavorano in team. Confrontarsi, lavorare quotidianamente fianco a fianco, porta a migliori terapie non solo chirurgiche ma anche oncologiche. Avere professionisti dedicati significa maggiore esperienza e dall’esperienza deriva una migliore cura».


L’approccio multidisciplinare non è solo una scelta organizzativa. Favorisce migliori risultati clinici, estetici e psicologici. Proprio su questo tema si concentrerà il convegno Management multidisciplinare nella gestione delle pazienti con cancro alla mammella: le pazienti ad alto rischio”. L’evento si terrà a Piacenza il 5 dicembre 2025 al Best Western Park Hotel. L’incontro riunirà le Breast Unit della Regione Emilia-Romagna per confrontarsi sulle migliori pratiche di cura per offrire a tutte le pazienti pari opportunità di guarigione.

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