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Biorivitalizzazione: oltre le promesse delle creme
Idratare in profondità, migliorare la qualità della pelle e stimolare la produzione di collagene senza modificare i lineamenti. La biorivitalizzazione è uno dei trattamenti più versatili della medicina estetica moderna, capace di prevenire e contrastare i segni del tempo puntando alla salute della cute.
«La biorivitalizzazione è uno strumento fantastico di cui dispone la medicina estetica, perché va a ripristinare quella che è la compattezza e la luminosità della pelle. Fa ciò che le creme promettono ma che molto raramente fanno. La biorivitalizzazione idrata a livello profondo la cute, stimolando la sintesi di collagene», spiega il dottor Umberto Meliga, medico chirurgo che si occupa principalmente di medicina estetica e di chirurgia plastica, attualmente presso il reparto di chirurgia plastica del CTO di Torino e l’Humanitas Medical Care di Corso Principe Oddone.
La biorivitalizzazione e il segreto per una pelle più sana
In medicina estetica, oltre a trattamenti che modificano i volumi del viso, esistono procedure che hanno un obiettivo diverso: migliorare la qualità della pelle.
Tra queste, la biorivitalizzazione occupa un posto di rilievo.
Come racconta il dottor Meliga: «Andiamo a inserire dell’acido ialuronico a livello del derma poi riassorbito nei primi giorni. Permane, però, la sua azione di richiamo di acqua, andando a innescare la sintesi di nuovo collagene. Va quindi a idratare e a dare più elasticità e compattezza».
Biorivitalizzazione e filler: due trattamenti, due obiettivi diversi

Uno degli equivoci più comuni riguarda la differenza tra biorivitalizzazione e filler. Sebbene entrambi impieghino l’acido ialuronico, le finalità sono completamente diverse.
«La differenza sta nell’obiettivo. Sono due obiettivi differenti ma che possono comunque essere complementari l’uno con l’altro. – sottolinea Meliga – La biorivitalizzazione non va a variare i volumi o le componenti morfologiche del volto; va, invece, a idratare e a dare compattezza e luminosità al volto, alla cute. Il filler ripristina, invece, i volumi. Quindi, ad esempio, uno zigomo svuotato, va a ripristinare ciò che era stato perso. Va a sostenere una mandibola che perde di consistenza, un’asimmetria. Tutti e due sono composti da acido ialuronico ma in modo diverso. Uno si presenta come gel che dà consistenza, l’altro è molto liquido e serve a richiamare liquido».
Quando si vedono i risultati e quanto durano
La biorivitalizzazione lavora in modo progressivo per migliorare la qualità della pelle. «I primi miglioramenti sono già visibili dopo la prima seduta. Dopo due settimane, la pelle è più luminosa e idratata. Questo perché, in quel lasso di tempo, l’acido ialuronico ha permesso il richiamo di acqua e inizia la sintesi di nuovo collagene -. afferma il dottor Meliga – Solitamente, nei biorivitalizzanti tradizionali si fa una prima seduta e poi altre due a distanza di quindici giorni l’una dall’altra. Al giorno d’oggi, esistono nuovi biorivitalizzanti con una diversa formulazione e permettono un’unica seduta»
Per mantenere gli effetti nel tempo, come ricorda il dottor Meliga, è importante programmare i richiami dopo cinque, sei mesi «perché dopo quattro, cinque mesi, l’effetto dell’idratazione si è ovviamente espletato».
La versatilità del trattamento
Uno dei principali punti di forza della biorivitalizzazione è la sua versatilità. La scelta di sottoporsi al trattamento varia in base all’obiettivo che si intende perseguire, a seconda dell’età, dello stile di vita e anche delle insicurezze dettate dai giudizi degli altri.
I giovani tendenzialmente lo scelgono perché «ci tengono a mantenere una certa skin quality, quindi una qualità della cute e a mantenere una certa idratazione». L’obiettivo per le pelli mature, invece, è quello di «recuperare ciò che magari è stato perso come la compattezza, la luminosità».
La biorivitalizzazione può essere eseguita durante tutto l’anno, ma ci sono periodi particolarmente favorevoli.

Il dottor Meliga consiglia di farlo prima dei cambi di stagione. «Ad esempio subito prima dell’inverno, poco prima che arrivino il freddo e il riscaldamento domestico poiché entrambi seccano la pelle – conclude – Anche un po’ prima dell’esposizione solare in estate proprio perché il sole andrà a insultare la pelle. Una pelle più idratata sarà anche molto più resistente ai raggi».