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Mammella tuberosa: la forma prima del volume

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Correggere una malformazione congenita come la mammella tuberosa richiede competenza, sensibilità e una grande attenzione all’unicità di ogni paziente. A parlarne è il professor Alessandro Innocenti, responsabile della cattedra di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica dell’Università degli Studi di Firenze, che da anni studia e tratta questa condizione presso l’ospedale e la sua clinica privata Centro Medico Chirurgico Matteotti, sempre a Firenze.

Secondo Innocenti, la mammella tuberosa può presentarsi in forme cliniche molto diverse tra loro, rendendo la diagnosi spesso complessa, soprattutto nei casi meno evidenti. Tuttavia, ci sono tre caratteristiche ricorrenti che permettono di individuare questa malformazione: un solco sottomammario insolitamente alto, deformità a carico dell’areola e un aumento della distanza tra le due mammelle. La diagnosi resta essenzialmente clinica e, come sottolinea il professore, è strettamente legata all’esperienza del chirurgo, che deve saper riconoscere anche le forme più lievi. «Una forma minore non diagnosticata prima dell’intervento – spiega – può diventare un problema evidente dopo una mastoplastica additiva, con il rischio di compromettere il risultato estetico».

Tecniche personalizzate per la mammella tuberosa

Professor Alessandro Innocenti, responsabile della cattedra di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica dell’Università degli Studi di Firenze

L’approccio chirurgico più efficace, secondo Innocenti, è quello basato sul rimodellamento ghiandolare. Si tratta di tecniche messe a punto personalmente nel corso degli anni, che prediligono l’accesso areolare, in modo da contenere al massimo gli esiti cicatriziali e ottenere un risultato più naturale.

Un aspetto particolarmente delicato è la correzione del solco sottomammario, che nei casi di mammella tuberosa si presenta spesso mal posizionato. «È fondamentale – sottolinea – prevedere in fase preoperatoria quale sarà il nuovo punto di ancoraggio del solco, e ricreare uno spessore omogeneo di tessuto attraverso lembi adipo-ghiandolari, evitando così il cosiddetto doppio profilo protesico, tipico di una correzione mal eseguita».

Ma la chirurgia plastica, in casi come questo, non è solo una questione tecnica.

Entra in gioco anche l’aspetto umano, soprattutto nei pazienti più giovani. Innocenti lo dice chiaramente: «Le adolescenti vivono spesso questa condizione con un forte senso di frustrazione, e in alcuni casi sono le stesse famiglie a raccogliere questo disagio e a sostenere il percorso chirurgico. È una delle poche situazioni cliniche in cui la legge consente l’uso di protesi mammarie prima dei 18 anni, a partire dai 16, proprio per evitare che il disagio fisico ed estetico si trasformi in un ostacolo alla vita relazionale e alla costruzione dell’autostima». L’obiettivo, anche in questi casi, non è aumentare il volume del seno, ma correggerne la forma, ridonando proporzione ed equilibrio alla silhouette.

Quando la tecnologia aiuta, ma non basta

In un’epoca in cui la tecnologia evolve con rapidità sorprendente, anche il settore della chirurgia plastica si sta aprendo a nuove possibilità. La pianificazione in 3D, ad esempio, permette di visualizzare in anticipo l’esito dell’intervento e di comunicare in modo più chiaro con la paziente.

Innocenti riconosce l’utilità di queste innovazioni, ma invita a non dimenticare l’importanza del fattore umano: «La tecnologia può aiutare a far capire alla paziente che non tutto è possibile e che, in presenza di una malformazione, non si può scegliere liberamente forma e dimensione del seno. Il ruolo del chirurgo resta centrale: deve saper ascoltare, spiegare e guidare la paziente verso scelte realistiche, puntando alla qualità della forma più che alla quantità del volume».

Capita, a volte infatti, che i pazienti si presentino con aspettative poco realistiche, influenzati da modelli estetici irrealistici o da un’immagine alterata del proprio corpo. In questi casi, il professore afferma con serenità che la consapevolezza è la chiave. «Un confronto onesto, anche davanti a uno specchio, aiuta a individuare i difetti reali e a scegliere l’intervento più adatto. La consapevolezza – ribadisce – attenua i capricci iniziali e porta a un risultato più armonico e duraturo». L’arte del dialogo, in questi contesti, diventa parte integrante dell’intervento.

Progetti futuri: tra ricerca e formazione

Guardando al futuro, Innocenti anticipa due appuntamenti importanti: «La mammella tuberosa è da sempre al centro del mio interesse clinico e scientifico. Per questo stiamo organizzando un incontro dedicato all’argomento, previsto tra maggio e giugno del prossimo anno. All’inizio dell’anno, invece, sarà la volta di un congresso sulla chirurgia e medicina oculopalpebrale, un’altra area che seguo con grande attenzione».

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