Medici Chirurghi
Ginecologia oncologica tra precisione, speranza e futuro
In ginecologia oncologica, le tecniche mini invasive e personalizzate stanno cambiando il volto della cura, offrendo alle pazienti nuove possibilità di speranza e benessere.
Femminilità, fertilità e qualità della vita delle pazienti sono, infatti, tra le sfide più delicate quando si parla di tumori ginecologici.
Negli ultimi anni, però, la chirurgia oncologica ha fatto passi notevoli. Dalla laparoscopia al linfonodo sentinella, passando per strategie innovative di preservazione della fertilità, ogni scelta chirurgica oggi può essere calibrata come un vero e proprio progetto su misura.
«Siamo passati da una chirurgia uguale un po’ per tutte le pazienti a una chirurgia sempre più personalizzata per ciascun tumore e per ciascuna paziente, in modo da garantire la massima radicalità oncologica chirurgica e quindi i migliori effetti e maggior efficacia in termini di outcome, riducendo il più possibile gli effetti collaterali », racconta il dottor Fabio Martinelli, responsabile della ginecologia oncologica chirurgica in Humanitas Pio X.
Mini incisioni, massima precisione

«In oncologia, il trattamento è multidisciplinare, per cui la sola chirurgia, come il solo trattamento medico, non sono sufficienti, ma devono essere sempre integrati in un percorso che viene prestabilito alla diagnosi in ciascuna paziente».
Laparoscopia, isteroscopia e chirurgia robotica permettono di eseguire interventi ginecologici riducendo significativamente le incisioni sull’addome e i difetti estetici.
«La chirurgia mini invasiva ci permette, con strumenti miniaturizzati, di andare a effettuare interventi chirurgici riducendo i difetti estetici che possono presentarsi sull’addome della donna, evitando, quindi, incisioni particolarmente deturpanti. – sottolinea Martinelli – Purtroppo non in tutti i casi è possibile, ma in casi selezionati come i tumori dell’endometrio o le masse annessiali, possiamo intraprendere questo tipo di trattamento, garantendo la stessa radicalità e la stessa qualità chirurgica di un approccio open, quindi classico laparotomico col taglio senza perdere in sicurezza e qualità per la paziente».
Ginecologia oncologica e fertilità: proteggere il futuro riproduttivo
La preservazione della fertilità rappresenta oggi un tema di grande rilevanza in ginecologia oncologica. Spesso, la ricerca di una gravidanza viene posticipata per motivi sociali o personali e ci si trova di fronte a giovani donne che non hanno ancora iniziato e, in alcuni casi, neppure intrapreso, un percorso riproduttivo. «Di qui la necessità di cercare modalità di preservare gli organi genitali che ci permettono di portare ad avere una gravidanza e soddisfare questo desiderio riproduttivo», afferma Martinelli.
L’argomento è particolarmente delicato poiché i tumori ginecologici colpiscono direttamente gli organi riproduttivi femminili: utero e ovaio. Le donne con diagnosi precoce di tumore dell’endometrio e caratteristiche favorevoli, così come quelle con tumore della cervice uterina, possono beneficiare di strategie di preservazione.
Martinelli ricorda, inoltre che: «Il tumore della cervice uterina è un tumore prevenibile con vaccinazione e screening quali PAP test e HPV test».
Non tutte le donne, però, sono candidate a trattamenti conservativi «Qualora dovesse essere necessario asportare le ovaie o gli annessi, possiamo ricorrere a metodologie di fecondazione assistita -. dichiara il dottore – È un percorso che discutiamo con tutte le pazienti giovani con una diagnosi oncologica per vedere se c’è possibilità di costruire un percorso personalizzato all’interno di un team multidisciplinare che si occupa di chirurgia, trattamento medico, preservazione della fertilità e garantire o offrire loro una chance riproduttiva per un possibile futuro».
Le potenzialità del linfonodo sentinella
Il linfonodo sentinella è una delle innovazioni che hanno segnato un cambiamento profondo nella chirurgia oncologica, con benefici particolarmente evidenti nell’ambito della ginecologia.
«Siamo passati dal fare una stadiazione linfonodale, andando ad asportare tutti i linfonodi della pelvi, lomboaortici o inguinali, fino ad andare a togliere solo pochi linfonodi. Questo ci ha permesso di ridurre l’invasività chirurgica, ridurre gli effetti collaterali, ma avere notevoli informazioni per poi pianificare i trattamenti successivi», spiega Martinelli.
Il linfonodo sentinella è estremamente utilizzato: «Nel tumore dell’endometrio, in quello della cervice uterina iniziale, quando è possibile andare a fare l’intervento chirurgico oppure per la preservazione della fertilità e nel tumore della vulva. Nonostante quest’ultimo sia un tumore dell’età anziana, risparmiamo a queste donne una linfoadenectomia inguinale che porta con sé delle sequele quali il linfedema, per cui difficoltà anche alla mobilizzazione per gonfiore degli arti. – continua il dottore – Con l’utilizzo di questa metodica, andiamo ad asportare pochi, due, tre linfonodi target che sono ipoteticamente quelli dove eventuali micrometastasi possono andare a diffondersi partendo dal tumore primitivo».
Formazione e riconoscimento europeo
In Italia, a differenza di altri Paesi europei, non esiste una fellowship ufficiale o una sottospecializzazione dedicata alla ginecologia oncologica. Per questo motivo la certificazione ESGO (European society of Gynaecological Oncology) rappresenta un riconoscimento importante per i professionisti del settore, assegnata a fronte di un percorso formativo definito dalla società europea di ginecologia oncologica. Questa certificazione è uno dei pochi strumenti a disposizione per identificare i professionisti con una qualifica specifica e che sia in grado di gestire le pazienti a tutto tondo.
«Ciò implica la necessità di lavorare in un ambiente multidisciplinare, dove siamo a stretto contatto con oncologi, radiologi, radioterapisti, patologi, specialisti della fertilità per avere una visione globale di quello che può essere il trattamento oncologico della paziente, poter partecipare a trial clinici e indubbiamente cercare di personalizzare le terapie su ciascuna paziente. Ritagliare specificatamente, quindi, come se fossimo dei sarti, delle terapie su ciascuna singola paziente a fronte di discussioni multidisciplinari in centri di riferimento europei».
Conoscere per proteggere
I tumori ginecologici presentano caratteristiche molto diverse, sia in termini di prevenzione sia di diagnosi precoce. Ad esempio, il PAP test serve per la diagnosi di tumore della cervice uterina ma ad oggi non fa una diagnosi di tumore dell’ovaio.
«Il tumore della cervice uterina è prevenibile con la vaccinazione contro l’HPV, intercettabile precocemente sulle precancerosi con gli screening, quindi PAP test, HPV e, nelle forme precancerose o iniziali, è trattabile e curabile con la chirurgia. Dall’altra parte, abbiamo il tumore dell’ovaio che per noi è un big killer. – sottolinea Martinelli – Non esiste, infatti, ad oggi, una diagnostica precoce. Le uniche pazienti per le quali possiamo cercare di intercettare l’insorgenza della malattia sono le pazienti cosiddette BRCA mutate o che abbiano una familiarità. Non è solo il gene BRCA, ci sono anche altri geni, ma sicuramente quello è il più conosciuto anche perché ha gli onori della cronaca per personaggi famosi da questo punto di vista», approfondisce Martinelli.

Il dottore ricorda, inoltre, quanto sia fondamentale che: «le donne con questa mutazione, ma anche quelle con la Sindrome di Lynch per il tumore dell’endometrio, debbano essere prese in carico in centri di riferimento nei quali viene spiegato che l’unica strategia preventiva per l’insorgenza di tumori, come quello dell’ovaio, è quello di sottoporsi a una chirurgia profilattica per cui l’asportazione delle ovaie e delle tube una volta completato il desiderio riproduttivo».
Analogamente per il tumore dell’endometrio «le pazienti con familiarità per i tumori del colon, per esempio, possono avere la Sindrome di Lynch per le quali hanno una predisposizione ad aumentato rischio di tumori dell’endometrio e dell’ovaio – conclude Martinelli – . Anche queste donne possono rientrare in percorsi di sorveglianza durante i quali gli esperti di ginecologia oncologica possono consigliare il timing per procedere a un intervento profilattico di asportazione dell’utero e delle ovaie per prevenire l’insorgenza del tumore ginecologico».