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Patologie vascolari: dalla prevenzione alle nuove terapie
Le patologie vascolari non sono un problema che riguarda soltanto l’età avanzata. In realtà, sebbene il rischio aumenti con gli anni, la malattia venosa cronica interessa una fascia di popolazione molto ampia e può manifestarsi tra i 20 e i 30 anni.
«Nel 2005, una pubblicazione scientifica su uno studio di coorte* in 24 città italiane aveva dimostrato come solo il 22,7% delle persone non aveva segni clinici o sintomi associabili a malattia venosa cronica. In numeri significa che su 59 milioni di abitanti della popolazione italiana, circa 18 milioni soffrono di insufficienza venosa clinicamente visibile e diagnosticabile – afferma il dottor Luca Palombi, medico chirurgo specialista in chirurgia vascolare e responsabile del servizio di angiologia e flebochirurgia presso l’ospedale Villa Salus di Mestre e cofondatore dello studio medico Cura Vene Roma -. Ovviamente c’è un incremento durante l’arco della nostra vita, dell’incidenza e della progressione soprattutto della malattia venosa, ma non è raro visitare pazienti di 20 o 30 anni già con forme clinicamente visibili. Circa il 30-35%, infatti, della popolazione italiana si presenta con varici degli arti inferiori sintomatiche e quindi 15-18 milioni di italiani».
Gambe pesanti e gonfie: quando sono un campanello d’allarme?

Non tutti gli episodi di algia, dolore, pesantezza, prurito, senso di irrequietezza degli arti inferiori sono associati a una conclamata malattia cronica, soprattutto se sono disturbi temporanei. Il dottore però sottolinea che «possono essere un campanello d’allarme se tendono a persistere, peggiorare nel tempo. Ci sono delle condizioni che possono dare questi sintomi e mimare la malattia, legati alla temperatura, quindi nel periodo estivo, a periodi di ipomobilità. Senza tralasciare le terapie temporanee, ormonali o anche il peso corporeo che può rientrare nel novero di condizioni che possono portare ai sintomi».
Riconoscere quando un disturbo smette di essere occasionale è il primo passo per arrivare a una diagnosi precoce. «Quando questi sintomi migliorano solamente a riposo, con gambe sollevate, quando si associano alla comparsa di vene visibili, di aumento del volume, o si associano alla comparsa di edema della gamba, bisogna rivolgersi a uno specialista», raccomanda Palombi.
La prevenzione inizia dalle abitudini quotidiane
Quando si parla di salute vascolare, lo stile di vita non rappresenta solo un consiglio generale, ma una vera e propria parte della terapia. Attività fisica di natura soprattutto aerobica, alimentazione e controllo del peso giocano infatti un ruolo fondamentale sia nella prevenzione sia nel rallentamento della progressione della malattia venosa cronica.
«Poi ci sono le abitudini di vita che possono essere modificate come il tabagismo, l’utilizzo di calzature non idonee, la correzione di alterazioni dell’appoggio plantare o dell’apparato locomotore», elenca Palombi.
Non solo una questione estetica
Le vene varicose sono spesso considerate un semplice inestetismo, ma rappresentano in realtà uno dei primi segnali clinici di una possibile alterazione della circolazione interna. Ignorarle significa rischiare di trascurare una condizione che, se non trattata correttamente, può evolvere e favorire complicanze anche importanti come la trombosi venosa.
Il dottore spiega: «La trombosi venosa, se parliamo di estensione del circolo profondo o di trombosi venosa profonda, rappresenta la quarta causa di morte nei paesi occidentali. Trascurare una vena varicosa significa comunque esporci ingiustificatamente a un rischio che possiamo prevenire».
L’evoluzione della chirurgia mini-invasiva
Negli ultimi anni la chirurgia vascolare e l’angiologia hanno compiuto un’importante evoluzione, offrendo ai pazienti trattamenti sempre più efficaci e meno invasivi.
«Siamo passati da una chirurgia prevalentemente a cielo aperto che prevedeva l’asportazione, nella maggior parte dei casi, di vene, a una chirurgia meno invasiva dove, attraverso l’utilizzo di cateteri vascolari, possiamo occludere e poi permettere al corpo di riassorbire le vene in maniera meno invasiva», racconta Palombi.
Le tecniche a disposizione sono innumerevoli. Il dottore ricorda: «Possiamo scegliere tra diverse opzioni: una tecnica di ablazione termica, come il laser o la radiofrequenza; una tecnica di ablazione meccanico-chimica; oppure, in casi selezionati, una tecnica di occlusione vera e propria, che prevede l’utilizzo di colle biocompatibili. A queste si aggiunge la scleroterapia, da sempre una valida alleata nel trattamento dei pazienti».
La scelta del trattamento viene personalizzata in base alle caratteristiche del paziente e condivisa con lo specialista per un miglior risultato nel modo meno invasivo possibile.
L’innovazione però riguarda anche patologie un tempo difficili da trattare come la trombosi venosa. «Oggi abbiamo la possibilità, sempre dal punto di vista endovascolare, di andare a riaprire, noi diciamo “ricanalizzare”, quei segmenti venosi che si sono ostruiti, seguirà la cascata emocoagulativa e alla comparsa di un trombo all’interno della nostra vena – specifica Palombi -. In casi di compressioni di vene, per esempio, dell’addome, possiamo utilizzare degli stent per riaprire il flusso e favorire così la circolazione verso il cuore».
Estate e circolazione
Durante l’estate, la sensazione di gambe pesanti e gonfie tende ad accentuarsi. «Il caldo può essere un pochino il nemico della nostra circolazione perché può favorire vasodilatazione e ristagno quindi ovviamente stasi di sangue venoso e favorire anche condizioni di stasi linfatica», spiega il dottore.
Per questo motivo è importante adottare alcune semplici accortezze che aiutano a sostenere la circolazione durante i mesi più caldi.
Tra le abitudini più efficaci, Palombi consiglia di camminare, possibilmente in acqua per un beneficio aggiuntivo. Anche il nuoto «è uno degli sport più indicati per chi soffre di problematiche circolatorie, soprattutto di carattere venoso e, a fine giornata, bagnare la gambe con acqua più fredda».
La scelta dell’abbigliamento e delle calzature può anch’essa fare la differenza. Come suggerisce il dottore: «Normalmente non consigliamo mai una scarpa troppo bassa o troppo piatta. Deve avere un piccolo rialzo che favorisca il fisiologico appoggio plantare».

Palombi ricorda inoltre l’importanza di una giusta idratazione e di una dieta ricca di frutta, verdura, fibre per un sufficiente apporto di vitamine e antiossidanti utili per la circolazione.
*NDR Uno studio di coorte è una ricerca di tipo osservazionale e non sperimentale. I ricercatori dividono un gruppo di persone sane in base all’esposizione o meno a un fattore di rischio. Seguono poi i soggetti nel tempo per vedere chi sviluppa la malattia