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Un “nuovo inizio” per Torino Breast Days 2026

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Dal 16 al 18 aprile Torino ospiterà la seconda edizione di Torino Breast Days, congresso scientifico dedicato alla diagnosi, cura e ricostruzione mammaria dopo tumore al seno. Un appuntamento che si svolgerà tra il Rettorato dell’Università e l’NH Torino Centro e che segna un’evoluzione rispetto alle origini del progetto, nato con un’impostazione più informale e territoriale.

dottor Pietro Ferrando, chirurgo plastico e oncoplastico, presso Città della Salute e della Scienza di Torino

A raccontarlo è il dottor Pietro Ferrando, chirurgo plastico e oncoplastico, presso Città della Salute e della Scienza di Torino e ideatore dell’iniziativa, che ricostruisce l’origine del progetto partendo dal 2021. «Abbiamo iniziato con un evento molto più piccolo, locale, che non aveva caratteristiche prettamente scientifiche, ma che aveva l’obiettivo di avvicinare le donne agli specialisti in modo diretto e informale», spiega.

L’idea nasce nel contesto della Canottieri Cerea, sulle rive del Po, dove la dimensione clinica si intreccia con quella della riabilitazione. «L’obiettivo era permettere alle donne operate al seno di confrontarsi direttamente con gli specialisti e, allo stesso tempo, avvicinarle a un percorso di sport terapia integrata attraverso il canottaggio».

Nel tempo, quell’impostazione si è trasformata. «C’è stata una svolta direi epocale: siamo passati da un evento dedicato alle donne a un congresso per le donne, ma costruito per la comunità scientifica». La prima edizione del 2024 ha rappresentato un punto di svolta anche per il territorio. «Ci possiamo fregiare di dire che abbiamo riportato un confronto scientifico sulla chirurgia mammaria anche in Piemonte, dove mancavano eventi di questa portata».

“Un nuovo inizio” e un cambio di modello

Il claim dell’edizione 2026, “Un nuovo inizio”, si inserisce proprio in questa evoluzione. «È legato all’arrivo a Torino del professor Casella, una figura di riferimento a livello nazionale nella chirurgia senologica, ma rappresenta anche un nuovo inizio per il modo stesso di affrontare questa patologia», spiega Ferrando.

Il riferimento è a un modello meno frammentato, in cui l’aspetto oncologico e quello ricostruttivo non siano più separati.

«Dobbiamo andare verso una figura che unisca queste competenze, quella che all’estero viene definita breast surgeon. Questo permette di proporre fin dall’inizio un percorso personalizzato, costruito sulle esigenze della paziente».

Un programma strutturato tra ricerca e organizzazione

Il congresso si articolerà su tre giornate. La prima, giovedì 16 aprile al Rettorato, sarà dedicata ai temi più strategici, con interventi sulla transdisciplinarietà, sull’evoluzione dei modelli organizzativi e sull’applicazione dell’intelligenza artificiale nella diagnosi e nella cura del tumore al seno. Una giornata introduttiva che definisce il quadro scientifico e culturale dell’evento.

Il cuore del congresso si svilupperà invece venerdì 17 aprile all’NH Torino Centro, con una struttura articolata in sessioni parallele che riflettono la complessità della patologia. «Abbiamo voluto dare spazio a tutte le discipline coinvolte», sottolinea Ferrando.

In programma una sala dedicata alla chirurgia senologica e ricostruttiva, una alla diagnostica – radiologia e anatomia patologica – e una alle terapie oncologiche e radioterapiche. «Noi lavoriamo costantemente in modo multidisciplinare nella pratica clinica e volevamo rappresentare questa integrazione anche all’interno del congresso».

Accanto agli specialisti locali e nazionali, l’edizione 2026 segna un ulteriore passo avanti con il coinvolgimento di esperti internazionali, in particolare nell’ambito chirurgico. «Abbiamo deciso di fare un salto di qualità, chiamando opinion leader a livello internazionale, per estendere il confronto e portare nuovi punti di vista».

Accesso alle cure e disuguaglianze territoriali

Il congresso si propone anche come spazio di riflessione sulle criticità del sistema sanitario. «Esistono realtà di altissima qualità su tutto il territorio nazionale, ma sono distribuite a macchia di leopardo», osserva Ferrando. «Non è ancora un’offerta certa in tutte le regioni e in ogni ospedale».

Un aspetto che incide direttamente sul percorso delle pazienti. «L’obiettivo è arrivare a un sistema in cui ogni donna possa ricevere lo stesso livello di cura senza essere costretta a spostarsi. Già affrontare una patologia di questo tipo è traumatico, farlo lontano da casa lo è ancora di più».

Riabilitazione, sport e qualità della vita

Uno degli elementi distintivi di Torino Breast Days resta il legame con la riabilitazione e il benessere. Il riferimento è allo sport terapia integrato attraverso il canottaggio, che sarà nuovamente parte dell’esperienza del congresso.

«Non si tratta di canottaggio tradizionale, ma di un’attività studiata su misura da fisiatri e istruttori formati», spiega Ferrando. «Permette una riabilitazione muscolo-scheletrica nel post operatorio e, allo stesso tempo, ha un impatto sul benessere complessivo della persona».

Il contatto con l’ambiente naturale, aggiunge, «coadiuva un processo di guarigione che è dimostrato anche da un punto di vista biologico». Per questo, accanto alle sessioni scientifiche, è previsto anche un momento dedicato alla prova pratica di questa attività, aperto alle donne e alle associazioni.

Formazione e nuove generazioni

All’interno del congresso trova spazio anche la formazione delle nuove generazioni. «Abbiamo dedicato una parte specifica ai giovani specialisti e agli specializzandi, che potranno confrontarsi direttamente con esperti internazionali e approfondire tecniche avanzate», spiega Ferrando. «Vogliamo che non sia solo un congresso tra professionisti già affermati, ma anche un’occasione di crescita per chi si sta formando».

Conclude Ferrando: «Possiamo offrire le più grandi tecniche di trattamento, ma se perdiamo l’aspetto umano, perdiamo quello di cui la donna ha veramente bisogno: l’ascolto, la comprensione. La guarigione non deve essere solo clinica, ma anche psicologica e umana».

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