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Addominoplastica: restituire funzionalità all’addome

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Questione di silhouette? Non solo. L’addominoplastica, troppo speso relegata nell’immaginario collettivo alla sfera puramente estetica, è in realtà un intervento che può cambiare in modo significativo la funzionalità dell’addome e, con essa, la qualità della vita del paziente.

Dietro la rimozione di un eccesso cutaneo si cela un lavoro più profondo: la ricostruzione e il rinforzo della parete muscolare, la correzione di diastasi ed ernie, il recupero di una struttura corporea capace di sostenere movimento, postura e respirazione.

«L’addominoplastica è un intervento di recontouring della silhouette corporea che ha come obiettivo quello di riconfigurare la parte alta e quella bassa dell’addome, qualora ci fosse un grembiule addominale, cioè un eccesso cutaneo e di tessuti sottocutanei. Oltre a trattare la parte superficiale dell’addome, quindi cute e grasso, si può operare sulla parte muscolare e delle fasce, rinforzandola e ricostituendo anche il punto vita», spiega il Dottor Aurelio Cardaci, Chirurgo Plastico Ricostruttivo Estetico di Roma con vent’anni di formazione internazionale.

Funzionalità oltre l’estetica

Dottor Aurelio Cardaci, Chirurgo Plastico Ricostruttivo Estetico di Roma

Un addome indebolito non è soltanto un problema estetico. «L’intervento ha una valenza funzionale perché un paziente con un addome debole, con una diastasi muscolare dei retti è un paziente che ha un’erniazione addominale sotto sforzo. – prosegue il dott. Cardaci – Può avere problemi gastrointestinali, di digestione e di cattiva digestione, di aria nello stomaco e di difficoltà nell’esercizio fisico quotidiano».

Per garantire risultati più duraturi, si preferisce a intervenire quando il peso corporeo è stabile. «Molto spesso, dopo l’intervento, il paziente riprende anche a fare attività fisica. Col tempo, quindi, potrà riprendere anche a curare e ad allenare la muscolatura addominale, che, diventando più forte, avrà delle ottime conseguenze a livello di postura, di respirazione, di gestione».

Addominoplastica: errori di percezione

Uno degli errori di percezione più comuni tra i pazienti che si avvicinano all’addominoplastica riguarda l’idea che questo intervento serva per dimagrire o “togliere la pancia”. «Il paziente deve arrivare da noi dopo un percorso di dimagrimento a peso stabile da almeno sei mesi, un anno. – sottolinea il chirurgo – È un intervento di ripristino della silhouette corporea e spesso si associa a una liposuzione».

A differenza dell’addominoplastica, con la liposuzione, «non avremo la tensione cutanea, la riconfigurazione del piano cutaneo come nel caso di un intervento di rimozione di una porzione anche importante di pelle. – chiarisce il dott. Cardaci – La liposuzione tenderà ad aspirare il grasso e far retrarre la cute, anche se oggi ci sono nuove metodiche di liposuzione che vanno a scheletrizzare quasi la pelle sulla fascia muscolare e aumentare al massimo la retrazione cutanea sui piani profondi. Non c’è una reale liposuzione che possa sostituire un’addominoplastica ancora oggi».

La perdita di molti chili può lasciare un addome pendulo, caratterizzato da un eccesso di cute lassa soprattutto nella regione sotto-ombelicale. «Questo impone una riconfigurazione completa della regione addominale con l’incisione e l’asportazione di una losanga cutanea tipo dermolipectomia, scollamento, avanzamento del lembo, riposizionamento dell’ombelico con una cicatrice molto fine, quindi celabile che ripristina completamente un addome molto più giovanile, più funzionale, più bello e armonico».

L’evoluzione delle metodiche

Il dottor Cardaci racconta come l’approccio chirurgico all’addominoplastica non sia cambiato radicalmente da un punto di visa tecnico, simile a quello descritto già negli anni ’70-’80. Tuttavia, sono migliorati molti aspetti legati alla preparazione del paziente, alla gestione intraoperatoria e al decorso post-operatorio.

«Oggi l’intervento si effettua in anestesia generale, con almeno una notte di degenza. Il paziente va adeguatamente preparato con esami preoperatori, radiografia torace, ecografia della parete addominale, ECG, visita cardiologica. Bisogna tipizzare il sangue, soprattutto nei grossi addomi in cui potrebbe essere necessaria, a causa di un’anemia post-operatoria, una trasfusione».

Per quanto riguarda le metodiche, «la novità è la minor invasività, quindi lo scollamento limitato solo al necessario. Si cerca di conservare il più possibile la vascolarizzazione e soprattutto i linfatici delle porzioni laterali del mantello che viene scollato, si riduce al minimo la perdita di sangue con un’ottima emostasi. Ci sono pure dei punti di accostamento che possono migliorare la riduzione dello spazio morto e quindi la perdita di liquidi durante il post-operatorio e facilitare il recupero e la precoce mobilizzazione della paziente».

Anche la gestione post-operatoria è cambiata significativamente. «Oggi, un paziente che viene operato la mattina, dopo un intervento della durata di circa tre ore, già il pomeriggio intorno alle sei viene invitato e a compiere qualche passo nella stanza. Questo perché la deambulazione precoce migliora la prognosi e il recupero del paziente».

I miglioramenti ci sono stati anche nell’ambito delle suture. «Personalmente, utilizzo moderne strutture dotate di “ancorette” che sigillano il derma e, avendo un lungo periodo di riassorbimento, permettono di cicatrizzare senza tensione, dando ottimi risultati, a lungo termine, con cicatrici poco visibili col tempo».

Preparazione, sicurezza e recupero più veloce

Per chi desidera sottoporsi a un addominoplastica ma prova ancora timore, uno degli aspetti rassicuranti riguarda l’evoluzione della preparazione preoperatoria e della personalizzazione dell’intervento.

Photo Credit: dottor Aurelio Cardaci

«Oggi il paziente viene studiato nei minimi dettagli prima dell’intervento. Ai casi più importanti si danno terapie da seguire già tre, quattro settimane prima dell’intervento, per far arrivare il paziente già preparato possibile all’intervento e farlo recuperare il prima possibile. – conclude Cardaci – Le tecniche sono migliorate tanto perché si cerca di far perdere la minore quantità di sangue, l’intervento si è velocizzato molto. Nel post-operatorio, già dopo i primi 3, 4 giorni, il paziente non ha più fastidio, non ha più dolore, si può muovere e compiere piccole attività quotidiane, considerando che la prognosi di recupero per un’addominoplastica è sempre di almeno 2-3 settimane».

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