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Dopo il dimagrimento, il corpo cambia due volte: il ruolo della chirurgia plastica nel rimodellamento corporeo
Perdere molto peso rappresenta un traguardo importante, ma non sempre coincide con la
fine del percorso. Dopo un importante dimagrimento, ottenuto attraverso chirurgia bariatrica
o con le nuove terapie farmacologiche per l’obesità, molti pazienti si trovano ad affrontare
una seconda sfida: convivere con gli esiti lasciati dalla perdita di peso, tra eccessi cutanei,
tessuti rilassati e limitazioni funzionali.
A raccontare questa evoluzione è il professor Vincenzo Vindigni, professore ordinario di
Chirurgia Plastica presso l’Azienda Ospedale Università di Padova e socio SICPRE
(Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-Rigenerativa ed Estetica), che da
anni si occupa di chirurgia plastica post bariatrica e di rimodellamento corporeo dopo
importanti perdite di peso.
«Abbiamo notato una crescita esponenziale degli interventi di questo tipo», spiega Vindigni.
Secondo lo specialista, l’aumento è legato sia alla maggiore sicurezza delle procedure
bariatriche sia alla diffusione dei nuovi farmaci per il trattamento dell’obesità, che
consentono dimagrimenti significativi e più facilmente controllabili.
Se il dimagrimento non basta

Che il peso sia stato perso grazie a un intervento chirurgico o a una terapia farmacologica, il risultato sul corpo può essere molto simile.
«Dal punto di vista obiettivo e funzionale questi pazienti presentano gli stessi problemi, le stesse caratteristiche e quindi lo stesso tipo di problematiche corporee», osserva Vindigni.
L’eccesso di pelle, infatti, può creare non soltanto un disagio estetico, ma anche difficoltà pratiche nella vita quotidiana, limitazioni nei movimenti, irritazioni cutanee e problemi igienici.
A questo si aggiunge una qualità dei tessuti spesso compromessa. «Si tratta di tessuti poveri di fibre elastiche, che hanno perso la capacità di adattarsi al nuovo volume corporeo».
Pazienti da trattare con particolare attenzione
La chirurgia post dimagrimento richiede un approccio altamente personalizzato. Non si tratta
di semplici interventi di rimodellamento corporeo, ma di procedure che coinvolgono pazienti
considerati a maggior rischio.
«Abbiamo visto come in questi pazienti ci sia una percentuale di complicanze più elevata
rispetto alla popolazione generale», sottolinea il professore.
Per questo motivo la selezione preoperatoria diventa fondamentale. Lo specialista evidenzia
l’importanza di una valutazione accurata dello stato di salute generale e della pianificazione
chirurgica. «Bisogna fare un adeguato report delle condizioni fisiche del paziente e contenere il tempo operatorio entro limiti precisi, idealmente mai oltre le tre ore».
Anche il recupero post operatorio gioca un ruolo determinante. Tra gli strumenti più
importanti ci sono le medicazioni avanzate e le guaine elastocompressive.
«Le guaine consentono al paziente di alzarsi già il giorno successivo con un comfort
ottimale, aiutando a contenere l’edema e sostenendo i tessuti durante la guarigione»
aggiunge Vindigni.
Un percorso che può coinvolgere tutto il corpo
La chirurgia plastica post bariatrica non riguarda una sola area anatomica. Il rimodellamento può interessare diversi distretti corporei, a seconda delle esigenze del paziente.
«Possiamo intervenire su braccia, seno, addome, arti inferiori e, in casi selezionati, anche
sul collo». Presso l’Azienda Ospedale Università di Padova, il trattamento segue un percorso
strutturato che punta al recupero sia morfologico sia funzionale. «Decidiamo insieme al paziente come iniziare questo percorso di recupero, valutando
priorità e obiettivi» commenta il professore.
Tecnologie sempre più avanzate per ridurre il trauma chirurgico
Uno degli aspetti che ha contribuito all’evoluzione di questi interventi è l’introduzione di nuove tecnologie in sala operatoria. L’obiettivo è duplice: ridurre il trauma sui tessuti e favorire una ripresa più rapida. «Cerchiamo sempre di arrecare il minor danno possibile ai tessuti, soprattutto al tessuto adiposo, che in questi pazienti è particolarmente fragile».

Per questo vengono utilizzati dispositivi a bassa energia che consentono dissezioni meno
traumatiche, suture autobloccanti che riducono i tempi chirurgici e sistemi di terapia a
pressione negativa che favoriscono la cicatrizzazione.
Quando è necessario intervenire sul tessuto adiposo, il centro padovano utilizza una tecnica
definita “water assisted”: «Si tratta di una liposuzione gentile che permette di preservare le
strutture linfatiche grazie all’utilizzo di importanti quantità di fluidi».
Una tecnica premiata a Boston
L’esperienza maturata a Padova ha recentemente ottenuto un importante riconoscimento
internazionale. Al congresso della società americana The Aesthetic Society, che si è svolto a
Boston a maggio, Vindigni ha presentato una tecnica innovativa che ha ricevuto il premio
“World Champion”.
«È il risultato di anni di studi anatomici sui vasi perforanti e sul comportamento dei tessuti»
commenta il professor Vindigni. La procedura permette di utilizzare il tessuto normalmente
rimosso durante una brachioplastica per ricostruire e riempire il polo superiore della
mammella. «Riutilizziamo un tessuto che verrebbe normalmente eliminato, preservandone la
vascolarizzazione».
Il vantaggio è significativo: correggere contemporaneamente due aree del corpo senza
aumentare eccessivamente i tempi chirurgici. «La tecnica permette di risolvere due problemi
con un unico intervento: l’eccesso di tessuto delle braccia e la mancanza dello stesso a
livello del seno» conclude il professore.
Un approccio che sintetizza bene la direzione verso cui si sta muovendo la chirurgia plastica
moderna: meno spreco di tessuti, maggiore attenzione alla funzione e risultati sempre più
personalizzati.