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Lo Russo, affrontare la chirurgia per la gioia di ritrovarsi

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«È un momento di rinascita ed è un onore per me tutte le volte vivere quel momento in cui si levano le fasce»

Giulia Lo Russo, medico specialista in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva

Il percorso di riassegnazione di genere è un periodo di transizione lungo, spesso costellato da beghe burocratiche e lunghi tempi di attesa. Ma è anche un percorso che permette alle persone di ritrovare la gioia di vivere nel corpo giusto per loro. Giulia Lo Russo, specialista in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva, è un’esperta di chirurgia di riassegnazione di genere, soprattutto nella creazione del torace maschile per le persone AFAB (Assigned Female At Birth). 

Come funziona la chirurgia di riassegnazione di genere

Il percorso di affermazione di genere è un processo lungo e che richiede un team multidisciplinare di completo supporto alla persona, dagli psicologi agli endocrinologi fino ai chirurghi plastici. Tutto però dipende dalle scelte di chi sta affrontando il processo: nessuna di queste tappe è obbligatoria e ogni persona effettua le proprie scelte a seconda della propria inclinazione.

Giulia Lo Russo, medico specialista in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva

Spesso comunque chi effettua la transizione esegue qualche intervento chirurgico per sentirsi più a suo agio con il suo corpo. «Di solito il primo intervento che viene fatto alle persone AFAB è quello della mastectomia e creazione del torace maschile, perché è l’intervento che più adegua il corpo alla persona» spiega Lo Russo. «Nelle persone AMAB (ndr. Assigned Male At Birth), la mastoplastica additiva non è necessariamente il primo intervento, anche perché la terapia ormonale dà un certo volume mammario che per alcune persone può essere sufficiente» specifica.

«Ci sono poi altri interventi per chi li desidera» continua la dottoressa, spiegando però che non sempre vengono effettuati perché sono dolorosi e hanno molte complicanze. «L’intervento di creazione della neo vagina e vulva è descritto dalle pazienti come molto doloroso» afferma. «Anche la falloplastica è un intervento impegnativo». Questo spiega perché alcune persone scelgono solo gli interventi di affermazione di genere con meno complicanze, perché sono sufficienti a sentirsi a loro agio col corpo e a vivere una vita piena.

La gioia del risveglio

Lo Russo racconta con molta fierezza le reazioni che hanno i suoi pazienti che, dopo i suoi interventi di mastectomia, si ritrovano finalmente in un corpo che sentono appartenergli. «È un momento di rinascita ed è un onore per me tutte le volte vivere il momento in cui si levano le fasce» racconta la chirurga. «Avere la possibilità di abbracciare qualcuno senza l’imbarazzo di un seno, o poter andare al mare, spogliarsi, indossare canottiere senza il fastidiosissimo binder sembra banale ma non lo è».

L’intervento non è particolarmente impegnativo e di solito dura un’ora e mezza, dando subito ottimi risultati. «I pazienti sono felici da subito; si svegliano con una grande gioia» continua Lo Russo, che fa questo mestiere anche per coltivare un rapporto duraturo con chi sceglie di affrontare questo percorso. «Quando dopo un anno dobbiamo salutarci perché i controlli di routine non sono più necessari, è sempre un addio straziante».

Ad aiutare i pazienti ovviamente non sono solo i chirurghi, ma anche le famiglie che, secondo la dottoressa, in questi ultimi anni tendono ad essere di maggior supporto alle persone che intraprendono questo percorso. «Chi accompagna i pazienti è molto più sereno di qualche anno fa. Ci sono per esempio delle mamme che portano un fiocco al letto o un regalo al risveglio» dice Lo Russo. «La società per fortuna sta andando molto avanti».

Quando si comincia il percorso?

L’età a cui cominciare un percorso di transizione è un tema molto dibattuto e molto sentito dalla comunità medica. «In passato venivano da me tutte persone sopra i trent’anni» ricorda Lo Russo. «Ora ci sono persone anche molto giovani, anche diciottenni. Sempre più arriveranno giovani, ma non certo per una questione di moda» insiste la dottoressa. A essere cambiata infatti è la consapevolezza della società e il modo di vedere le persone, sempre meno ingabbiate in stereotipi sociali e sempre più considerate personalità indipendenti, ciascuna degna di aver diritto alla felicità. 


«Prima si comincia più si evita un lunghissimo percorso doloroso che è l’attesa, l’attesa di realizzare e di accettare questa situazione, prima con se stessi e poi gli altri», conclude Lo Russo. Perché un percorso di rinascita è un percorso lungo, che va affrontato con la dovuta calma ma che va iniziato presto, così da dare ai pazienti il corpo che desiderano e che meritano.

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