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Psicologia oncologica, aiutare chi ha il cancro si può

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«Un ambiente amorevole, preparato e disponibile a rispondere efficacemente alle esigenze del paziente consentirà a quest’ultimo di superare le difficoltà legate alla malattia, favorendo anche le emozioni positive»

Monica Agnesone, psicologa e psicoterapeuta responsabile della psicologia aziendale dell’ASL Città di Torino

Il tumore è una delle malattie più totalizzanti che si conoscano. Indipendentemente dall’organo colpito, il cancro distrugge il corpo e può essere trattato solo con lunghe terapie farmacologiche, oppure con complessi interventi chirurgici

Ma il cancro attacca anche la mente, sia del malato sia di chi se ne prende cura. Proprio per questo esiste la psicologia oncologica, un percorso dedicato e portato avanti da psicoterapeuti esperti. Marco Gonella, psicoterapeuta della ASL Città di Torino specialista in psicologia clinica e docente a contratto della Scuola di Psicologia Clinica dell’Università degli Studi di Torino, e Monica Agnesone, psicoterapeuta responsabile della psicologia aziendale dell’ASL Città di Torino, raccontano la loro esperienza di psicologia oncologica e come aiutare i malati di cancro a convivere in serenità con la malattia e con i loro affetti.

L’importanza di un paziente informato

Monica Agnesone psicoterapeuta responsabile dell'ASL Città di Torino racconta la psicologia oncologica
Monica Agnesone, psicologa e psicoterapeuta specialista in psicologia clinica, responsabile della psicologia aziendale dell’ASL Città di Torino e docente a contratto della Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica presso l’Università degli Studi di Torino

«L’uomo e la malattia vanno considerati come sistemi complessi, ovvero come insiemi di elementi che si influenzano costantemente» afferma Gonella. Ormai è provato che il tumore è una malattia che danneggia non solo il corpo, ma anche la psiche e le relazioni sociali del paziente. La paura, ad esempio, è tra i sentimenti più devastanti che coinvolgono chi ha questa patologia. Il terrore di non possedere risorse sufficienti per comprendere la malattia è uno dei sintomi psicologici più comuni incontrati dallo psicologo.

Per questo nei reparti oncologici è sempre più comune trovare psicoterapeuti pronti a seguire i pazienti durante l’intero percorso, dalla diagnosi iniziale al periodo post-operatorio. La paura di recidive e di un futuro incerto è una costante in chi è colpito dal cancro, e più è elevata più il disagio emotivo può portare a sofferenza, traumi e depressione. «Avere il cancro significa fare i conti con la propria fragilità e con la paura di non farcela» aggiunge Agnesone.

Il supporto psicologico in questi casi è mirato a informare il paziente durante l’intero trattamento, compreso eventualmente il periodo di cure palliative, perché il benessere di un individuo va sempre messo al primo posto in qualunque momento. L’informazione è lo strumento per aiutare chi soffre di tumore a comprendere tutti i cambiamenti che la malattia provoca. «Così i segnali del proprio corpo diventano progressivamente più leggibili e controllabili, e il paziente può intenderlo come una risorsa e non più come qualcosa al di fuori del proprio controllo» continua Gonella.

Mente e corpo, il sostegno della psicologia oncologica

Marco Gonella esperto di psicologia clinica in oncologia parla del suo lavoro di psicologia oncologica
Marco Gonella, psicoterapeuta della ASL Città di Torino specialista in psicologia clinica e docente a contratto della Scuola di Psicologia Clinica dell’Università degli Studi di Torino

Il tumore può colpire qualunque organo, e mentre alcuni possono essere esportati con una singola operazione chirurgica, altri hanno bisogno di trattamenti molto più invasivi, che portano a cicatrici fisiche e mentali devastanti. Sta alla psicologia oncologica trovare il trattamento giusto per ogni individuo. 

Ad esempio, il tumore alla mammella non solo ha un decorso molto lungo con possibilità di recidivare, ma richiede anche un intervento chirurgico su un organo molto delicato. «I cambiamenti fisici mettono in discussione l’immagine di sé» afferma Agnesone. «Spesso il corpo diventa un nemico, qualcosa che non si riconosce più come proprio. Il trattamento chirurgico per il tumore alla mammella viene poi riconosciuto dalle pazienti come un’esperienza dolorosa e faticosa da accettare, come una mutilazione».

Sentirsi “sconnessi” dal proprio corpo aggiunge ulteriori preoccupazioni a chi è già in crisi. Visto che la fisicità è legata a doppio filo con la mente è opportuno lavorare anche sull’immagine che si ha di sé. «Le donne possono arrivare a vivere insoddisfatte, a sentirsi private della propria femminilità e della propria identità sessuale» continua Gonella. «Un’immagine di sé negativa può portare poi a comportamenti dannosi per la salute.»

La soluzione, oltre al supporto psicologico, è un percorso di interventi estetici che ristorino la propria identità fisica. «Sentirsi a proprio agio con il proprio corpo, con i propri vestiti e sentirsi attraenti sono dimensioni dell’immagine del Sé, messe in forte crisi dalla malattia» spiega Gonella. «Gli interventi di cura estetica risultano importanti per il benessere psicofisico delle pazienti, in quanto favoriscono un migliore adattamento alla malattia.»

Famiglia e assistenti come unità di sostegno per chi ha un tumore

Essendo una patologia totalizzante, il cancro mette in difficoltà anche le famiglie e gli assistenti dei pazienti malati. «Le diagnosi e il trattamento della malattia mettono a dura prova non soltanto il paziente ma la sua intera famiglia» spiega Gonella. «Le attività di cura del proprio familiare, poi, non riguardano solo le fasi acute della malattia ma si protraggono per tutto il trattamento». Spesso i familiari che assistono i propri cari si ritrovano in situazioni difficili per cui non sono preparati. Affrontare un incarico così gravoso senza alcun tipo di informazione rischia di mettere in crisi la loro quotidianità, arrivando persino all’insorgenza di disturbi depressivi e d’ansia. Questo si riflette poi sul paziente, aumentando le esperienze traumatiche e i casi di suicidio. Il caso peggiore si ha quando il nucleo familiare è composto da soggetti fragili e inadatti a sostenere il peso della malattia del parente, come bambini, anziani o disabili.

Fortunatamente, il sistema sanitario si è attivato per dare sostegno alle famiglie colpite da questa grave patologia, e la psicologia oncologica è in prima linea. «A supporto delle famiglie dei pazienti oncologici, la Rete Oncologica di Piemonte e Valle d’Aosta ha attivato, a partire dal 2002, il Progetto Protezione Famiglie Fragili (PPFF)» interviene Agnesone. La finalità del PPFF è di offrire aiuto psicologico alle famiglie più a rischio di destabilizzazione a causa della malattia, come ad esempio famiglie extracomunitarie, con bambini o anziani a carico, o con familiari invalidi.

Qualora il decorso della patologia sia negativo, allora la psicologia oncologica si occupa anche di aiutare i familiari a metabolizzare il lutto e a semplificare tutte le incombenze della situazione (come l’organizzazione del funerale o la lettura dell’eredità). Per fare questo, il Progetto coinvolge operatori sanitari e non per offrire un servizio di supporto concreto a tutto tondo. «Le risorse che il PPFF mette a disposizione del malato e della sua famiglia sono molteplici, tra cui l’affiancamento del nucleo familiare a diverse figure professionali» continua Agnesone, evidenziando l’importanza di un sostegno completo. 

Come aiutare il paziente che soffre di cancro, risponde la psicologia oncologica

Chi scopre una diagnosi così grave si trova spesso in grande difficoltà. Disillusione nei confronti del futuro, bassa autostima, rapporto col proprio corpo distorto e sintomi d’ansia o depressivi sono comuni nei pazienti con il cancro. Per una malattia totalizzante c’è bisogno di una serie di interventi che sostengano le persone a livello fisico, estetico e psicologico. 

«I programmi di cura estetica per i malati di cancro all’interno degli ospedali potrebbero aiutare le pazienti a far fronte agli effetti collaterali della malattia, dei trattamenti e della chirurgia, aiutandole a migliorare la loro immagine corporea» evidenzia Agnesone. «Alopecia e alterazioni della pelle indotte dalla chemioterapia e dalla chirurgia creano un disagio a livello emotivo e psicosociale» interviene poi Gonella, sottolineando come l’immagine distorta del proprio corpo sia fonte di crisi profonda.

Ma gli psicologi non dimenticano il pilastro su cui si basa l’immagine del corpo, ovvero la mente. «È importante inserire interventi psicosociali… che favoriscano la sfera relazionale» continua, sottolineando l’importanza di un percorso di psicologia oncologica che coinvolga anche i familiari, per creare un clima di cura e affetto. «Un ambiente amorevole, preparato e disponibile a rispondere efficacemente alle esigenze del paziente consentirà a quest’ultimo di superare le difficoltà legate alla malattia, favorendo anche le emozioni positive» conclude Agnesone. Solo così è possibile aiutare chi ha il cancro, e restituire la meritata serenità alle vite che ne sono state colpite.

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