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Pastorini, obesità e salute mentale

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«Chi è obeso è in una costante oscillazione tra l’illusione di poter uscire da una situazione difficile e la delusione di non riuscirci. E questo spinge le persone a chiudersi in se stesse»

Marco Pastorini, psicologo e psicoterapeuta esperto nei disturbi del comportamento alimentare e nelle problematiche in ambito sessuale

Salute mentale e immagine di sé sono due concetti che vanno di pari passo con l’obesità, uno dei mali più presenti nella società moderna. Il 10% della popolazione italiana soffre di obesità, e ognuna di queste persone ha un problema specifico che può essere risolto da un percorso personale che porti all’accettazione di sé e del proprio valore. Marco Pastorini, psicologo psicoterapeuta esperto nei disturbi del comportamento alimentare e nelle problematiche in ambito sessuale, da tempo collabora con gli altri specialisti per aiutare le persone obese a ritrovare la propria immagine.

Obesità e salute mentale

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Marco Pastorini, psicologo e psicoterapeuta esperto nei disturbi del comportamento alimentare e nelle problematiche in ambito sessuale

L’obesità è una malattia estremamente complessa, ed è difficile da ridurre a una definizione unica. In generale è una patologia molto impattante a livello fisico che costringe chi ne soffre a modificare vita, abitudini e vita sociale. «Vengono compromesse sia funzioni generali come il sonno e la vita di coppia, sia funzioni semplici legate all’autonomia, dall’allacciarsi le scarpe all’accompagnare il figlio a giocare al parco» spiega lo psicologo. «Il corpo, che di solito è una fonte di benessere, diventa invece un impedimento e fonte di numerose problematiche fisiche.»

L’obesità mette in crisi anche l’immagine positiva che ciascuno ha del proprio corpo, problematica che lentamente costringe le persone a isolarsi dalla società. «Una persona affetta da obesità fa più fatica a mostrare il proprio corpo, e si sente a disagio in alcune situazioni, come quando si va al mare. Ma a volte viene vissuto con grande sofferenza persino il guardare il proprio riflesso allo specchio o in vetrina» continua Pastorini. Questa mancanza di autostima è un trampolino di lancio per molte altre malattie psicologiche come la depressione. 

«Se non trovo nessuno che mi possa aiutare o comprendere, il cibo rappresenta un alleato e un rifugio» afferma. E una dieta senza strategia e senza supporto di professionisti non fa altro che peggiorare la situazione. «Quando una persona affetta da obesità prova ad affrontare dei percorsi di dieta, c’è sempre il rischio che questo percorso di cambiamento diventi un’illusione, perché spesso la dieta fallisce e risulta in una delusione che riattiva il circolo vizioso. Abbiamo a che fare con un costante vissuto di inadeguatezza.»

L’importanza dell’immagine di sé

Un rapporto positivo con la propria immagine è indispensabile per vivere serenamente. L’obesità va a intaccare questo rapporto, e questo è uno dei punti che accomuna buona parte delle persone sovrappeso. «Quando abbiamo un rapporto complesso con il nostro corpo insorge una sorta di sfiducia» spiega Pastorini. «Il corpo ci serve a esplorare il mondo e a relazionarci con gli altri. Se ci mette a disagio perché ce ne vergogniamo, non possiamo più fare conto su un aspetto fondamentale della nostra socialità.»

Per ritrovare l’autostima perduta, le persone con obesità devono seguire un percorso psicologico per tornare a vedere il corpo e il cibo come amici affidabili. «Devono passare dall’essere dei nemici a essere degli alleati. Quindi il lavoro dello psicologo è quello di accompagnare la persona attraverso un cambiamento non solo personale, ma attraverso una esplorazione del proprio rapporto col cibo e col corpo.»

In questo percorso è normale poi trovare la radice del proprio malessere. Le persone possono soffrire di obesità fin da bambini, e quindi avere un’immagine di sé diversa da chi diventa sovrappeso da adulto. In entrambi i casi è importante chiedersi cosa abbia scatenato il deterioramento del rapporto col cibo. «Qual è il motivo per cui a un certo punto ho perso il controllo nel mio rapporto con il cibo? Cos’è che mi ha mandato in tilt? Bisogna ricercare nel passato cosa ci ha mandato in crisi per evitare che si ripresenti in futuro.»

Il ruolo dello psicologo nella cura dell’obesità

Quando si parla di cura per l’obesità è facile pensare a dietisti o, nei casi più gravi, chirurghi bariatrici. In realtà, curare le persone con obesità è un lavoro lungo e complicato e che va affrontato su più livelli per garantire serenità e costanza al paziente. «Come tutte le problematiche che hanno a che fare col cibo, l’obesità è una patologia che deve essere affrontata in equipe: quindi da uno psicologo, un dietologo nutrizionista o dietista e poi eventualmente un chirurgo bariatrico» afferma Pastorini. E nel caso della chirurgia bariatrica, è necessario eseguire un identikit del paziente per capire se quella sia davvero la soluzione giusta.

Inoltre, l’intervento di uno psicologo aiuta i pazienti con obesità a rintracciare le cause della malattia e a tenerle sotto controllo, specie quando si incontrano disturbi alimentari come il DAI (Disturbo da Alimentazione Incontrollata). «Il cibo e il mangiare voracemente rappresentano una modalità per gestire la rabbia, la frustrazione, e altri stati emotivi pesanti». E infatti, proprio durante la pandemia c’è stato un picco di casi di obesità, perché stare confinati in casa ha esacerbato questo tipo di “fuga”. «Non dobbiamo mai dimenticare che il cibo rappresenta anche un canale di condivisione reale di vita sociale», continua, e se questa condivisione è negativa allora si può incappare in disturbi alimentari.


Infine, lo psicologo è fondamentale per aiutare il paziente ad avere aspettative sane. Dalla gestione del tempo e delle emozioni a un percorso sportivo studiato per garantire costanza negli anni, chi soffre di obesità ha ampio margine di miglioramento per la propria vita. «Molto spesso però l’immagine di sé che il paziente ha e l’immagine corporea che vorrebbe ottenere va attualizzata» spiega Pastorini, per evitare delusioni offrendo aspettative irrealistiche. «Si fa quindi un percorso sulle emozioni, un percorso sulla gestione del tempo, un percorso sull’immagine corporea, per attualizzare e valorizzare il proprio corpo.»


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