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Breast Units: approccio multidisciplinare contro il tumore al seno

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L’approccio multidisciplinare è spesso la chiave per affrontare con successo le sfide più complesse e la lotta contro il tumore al seno non fa eccezione. In un’epoca in cui la diagnosi precoce e la qualità delle cure sono fondamentali, centri come l’Ambulatorio Open presso la Fondazione Policlinico Campus Biomedico di Roma rappresentano una luce di speranza per molte donne che si trovare ad affrontare questa battaglia.

L’obiettivo delle Breast Units

Le Breast Units sono centri dedicati a cui rivolgersi quando una donna scopre di avere un sospetto di tumore. Spesso, infatti, ci si trova da soli ad affrontare un percorso complicato. Grazie a queste unità, la paziente è accolta da tutto il team multidisciplinare e usufruisce degli accertamenti rapidi per approfondire la diagnosi. «L’iter corretto per una donna che ha qualche indicazione da approfondire circa la diagnosi di un sospetto nodulo al seno è quello di rivolgersi alle Breast Units, in qualsiasi fase della diagnosi – spiega il Professore Vittorio Altomare, responsabile della Breast Unit della Fondazione Policlinico Campus Biomedico di Roma -. L’ Ambulatorio Open è il tentativo di bypassare il centralino, la prenotazione, visti i tempi di attesa spesso troppo lunghi, per dare risposte tempestive. Considerando che molte volte, questi allarmi strumentali o clinici, per fortuna non si rivelano veritieri di forma tumorale».

Professore Vittorio Altomare, responsabile della Breast Unit della Fondazione Policlinico Campus Biomedico di Roma

L’ aspetto più importante per le Breast Units è la multidisciplinarietà. In quesi centri, infatti, convergono le specialistiche necessarie alla risoluzione del problema. Il chirurgo oncologo, l’oncologo medico, il radioterapista e lo specialista della diagnosi nell’anatomia patologica e il chirurgo plastico nel caso di intervento di ricostruzione. Il percorso deve affrontare il paziente è molto difficile e doloroso, ecco perché in queste equipe si aggiungono tutti i professionisti che concorrono all’ottimizzazione delle cure del paziente, come lo psicologo, il sociologo ma anche il fisioterapista. «La donna con un sospetto si presenta da noi senza prenotazione, con una richiesta pubblica, quindi Servizio Sanitario Nazionale, di visita senologica urgente e noi in giornata siamo in grado di fare la visita l’eventuale indagine strumentale, la mammografia, l’ecografia e la cosiddetta core biopsy, ossia l’ago aspirato moderno », racconta Altomare.

Equipe di professionisti per una prestazione di qualità

La discussione periodica dei casi clinici è un altro aspetto molto rilevante delle Breast Units. «Una volta a settimana, si organizza un meeting multidisciplinare per decidere insieme la strategia di trattamento più opportuna a seconda della paziente – spiega il Professore –. In letteratura, è descritto che, chi si rivolge ai centri di senologia, ha una possibilità di guarire del 18-20% in più rispetto a chi si rivolge a un professionista singolo. È una percentuale alta e questo è possibile grazie alla multidisciplinarietà».

L’unità multidisciplinare, oltre alla possibilità di guarire, deve garantire la qualità di prestazione. Il criterio di valutazione dipende anche dalle complicazioni che possono verificarsi e che, sebbene non mettano a rischio la vita della paziente, possono influenzarne la qualità della vita. «Gli organi competenti come la Regione Lazio, il Ministero, ci sottopongono a periodici controlli di qualità e noi specialisti siamo obbligati a seguire le  linee guida. Se esci fuori da quelle, vieni declassato come centro di riferimento della senologia – spiega il professore – . Noi attualmente siamo in progressiva crescita, con numeri riconosciuti da organi competenti, intorno ai 350/400 nuovi tumori all’anno. Abbiamo raggiunto una qualità di prestazione molto alta, soprattutto l’Ambulatorio Open. Ogni mese, circa 100 persone vengono in questi ambulatori con un 30-40% di donne alle quali viene confermata una diagnosi di tumore. Il 60-70% di donne , invece, possono tornare a casa senza aspettare quaranta giorni».

L’evoluzione della chirurgia e progetti futuri

In ottica di eventi sulla prevenzione, il professore Altomare annuncia che domenica 7 aprile si svolgerà la settima edizione di “Bicinrosa”. Il progetto portato avanti dalla Fondazione Policlinico Campus Biomedico. Si tratta di una passeggiata in bicicletta per Roma che sensibilizza sulla prevenzione e cura del tumore al seno. “Bicinrosa” raccoglie tre obiettivi che necessitano di essere divulgati il più possibile non solo alle donne, ma a tutti. «Rivolgersi ai centri dedicati e specializzati come le Units per una diagnosi precoce e un trattamento adeguato. Seguire una corretta alimentazione con una dieta equilibrata e ricca di nutrienti. Infine, praticare attività fisica, ed ecco perché la bicicletta. La sua immagine richiama, infatti, la mobilità sostenibile e quindi anche la riduzione dell’inquinamento. Questa iniziativa promuove un messaggio di speranza per sostenere la ricerca contro il tumore al seno e per promuovere stili di vita corretti», spiega Altomare.

La chirurgia della mammella è in continua evoluzione. Oggi, a differenza del passato, si cerca di conservare il seno in modo da renderlo esteticamente accettabile per le pazienti. «Ci sono molte tecniche che il senologo dedicato, il chirurgo oncologo devono saper eseguire e che prevedono accorgimenti piccoli ma importanti di ricomposizione della ghiandola mammaria. Ad esempio, mediante l’uso di lembi superficiali, cutanei, soprattutto quando la donna ha un un accumulo di grasso che può risultare fastidioso in età post menopausale, per noi, in realtà, può essere molto utile – spiega Altomare -. Riusciamo, infatti, ad utilizzare quella parte per compensare ciò che abbiamo dovuto rimuovere per il tumore. È estremamente importante che la chirurgia sia eseguita da mani esperte».

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