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Cosa vuol dire chirurgia conservativa?

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La chirurgia conservativa rappresenta un’evoluzione nella cura del tumore della mammella. Questo approccio si collega al concetto di de-escalation therapy: sempre meno interventi demolitivi sull’ascella e sulla mammella, per un minor impatto psicologico, fisico e quindi un miglior outcome da un punto di vista funzionale ed estetico. Secondo il Professor Alessandro De Luca, specialista in Chirurgia Generale , docente universitario dell’Università Sapienza di Roma, Ricercatore presso il Dipartimento di Chirurgia e responsabile scientifico dell’Associazione di Promozione Sociale “I Girasoli”, i due capisaldi della chirurgia conservativa per trattare il tumore sarebbero: la multidisciplinarietà e la medicina di precisione. 

«Il chirurgo non è più al centro del percorso di  cura del tumore della  mammella. Esistono, infatti, diversi protagonisti con le diverse specialità che ruotano attorno al paziente che rappresenta il vero centro del percorso multidisciplinare – spiega De Luca –. Inoltre, si parla sempre più di una medicina tailored, di un approccio su misura e personalizzato. Tra le novità terapeutiche c’è la chemioterapia neoadiuvante, ossia l’esecuzione di una terapia medica prima dell’approccio chirurgico che permette di raggiungere migliori risultati  oncologici e rende le pazienti eleggibili a trattamenti chirurgici meno aggressivi».

La prevenzione e le campagne di sensibilizzazione: come combattere il tumore della mammella

La prevenzione è un argomento sempre più comune, le attività di divulgazione e sensibilizzazione anche sui social sono in continua crescita. Tuttavia, sembrerebbe che le nuove generazioni siano incapaci di acquisire le informazioni necessarie. 

Professor Alessandro De Luca, specialista in Chirurgia Generale , docente universitario dell’Università Sapienza di Roma, Ricercatore presso il Dipartimento di Chirurgia e responsabile scientifico dell’Associazione di Promozione Sociale “I Girasoli”

«Ad oggi, su scala nazionale, l’aderenza delle donne ai programmi di screening regionali, ai percorsi diagnostici, raggiunge circa il 60-65%. È presente una notevole eterogeneità su scala nazionale se prendiamo in considerazione le diverse regioni. Questo perché l’attività divulgativa e informativa non è presente allo stesso modo sul territorio», afferma De Luca.

Parlare di prevenzione significa anche fare una distinzione tra prevenzione  primaria e quella secondaria.  Nel primo caso, si fa riferimento a una serie di interventi  legati all’igiene comportamentale, a uno stile di vita corretto e sano per non incorrere in fattori di rischio legati all’insorgenza del cancro e delle patologie cardio-metaboliche. «Quando le donne accedono ai nostri ambulatori, siamo sempre pronti a indagare le attività quotidiane e lavorative. Al di là della diagnosi e delle terapie del caso, vengono forniti consigli comportamentali: una dieta povera di grassi saturi di origine animale, l’abolizione dell’attività tabagica e l’eliminazione della sedentarietà, fattori che hanno un’incidenza rilevante anche per la cancerogenesi», ricorda De Luca.

Alla prevenzione primaria si associa quella secondaria. «Noi oggi non abbiamo la possibilità di evitare che l’evento cancro si manifesti, ma possiamo detectarlo nella sua fase precoce, quando è ancora curabile con un approccio conservativo – spiega il Professore -. La chirurgia conservativa offre un approccio meno invasivo ed impatta il meno possibile sulla psiche e sul fisico delle pazienti  favorendo  una rapida ripresa delle attività quotidiane e lavorative».

Iniziative e progetti de “I Girasoli”

I Girasoli” è l’Associazione di Promozione Sociale presieduta dalla dottoressa Benedetta Cerasani e di cui il professor De Luca è responsabile scientifico. L’associazione  svolge attività divulgative  formative e di sportello oncologico in Abruzzo e nella regione Lazio. Focus delle attività sono  la prevenzione secondaria, la diagnosi precoce, le campagne vaccinali ed il trattamento delle patologie epidemiologicamente più frequenti come il tumore della mammella, l’HPV,  e tanto altro. «Le tematiche sanitarie emergenti come i disturbi del comportamento, saranno il focus principale del congresso che si terrà il 24 maggio, durante il quale si parlerà anche del costo della bellezza. Attraverso l’uso dei social media, infatti, il perseguimento dell’estetica della bellezza sta alterando i comportamenti soprattutto delle nuove generazioni, interferendo anche nella loro crescita» afferma De Luca. 

Tra le altre attività di cui si occupano “I Girasoli”, ci sono anche quelle di carattere assistenziale. Si interviene in quelle cosiddette “aree grigie”; ossia, zone in cui la popolazione ha difficoltà ad accedere ad attività di screening e dove l’informazione “sanitaria” non è così diffusa. «Tra le attività di peer counseling e di assistenza, penso a progetti come la “Banca del Capello” che offre ai pazienti oncologici la possibilità di avere una parrucca durante il percorso chemioterapico – continua il Professore -. Inoltre, le girasoline e la stessa Presidentessa si trasformano in driver per accompagnare i pazienti nei percorsi diagnostici ed in quelli terapeutici, donando loro sostegno durante le sedute di chemioterapia. Oppure ancora, il semplice sostegno telefonico, il “telefono senza fili” utilizzato dalle operatrici sanitarie e dalla stessa dottoressa Cerasani che, permette alle pazienti di trovare ristoro, conforto e soluzioni».

L’importanza dello sport per la riabilitazione post-intervento

Uno dei progetti dell’ associazione “I Girasoli” è di carattere rieducativo-riabilitativo per le donne operate di tumore della mammella attraverso l’attività ludico-sportiva del fioretto. Grazie a questo sport, è possibile migliorare la funzionalità  dell’articolazione scapolo omerale, omo laterale al sito dell’intervento chirurgico.

«Lo sport è fondamentale a tutti i livelli e a tutte le età. Ci aiuta ad affrontare gli impegni più duri nella quotidianità e ci permette di relazionarci e di connetterci con altre persone. È importante quindi da un punto di vista educazionale per le pazienti, per noi operatori sanitari, per chi non ha malattie e per chi sostiene le persone malate. È un elemento educativo fondamentale che permette di raggiungere obiettivi spesso inaspettati, evidenziando i benefici della chirurgia conservativa nel percorso di guarigione. Lo sport unisce tutti e ci permette di raggiungere obiettivi che probabilmente non sapevamo neanche di poter raggiungere», conclude De Luca.


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