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Melanoma: nuovi metodi e implicazioni per la prevenzione

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Dottor Franco Picciotto, dirigente medico presso l’azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino

Il melanoma cutaneo rappresenta una sfida crescente per la comunità medica, con un aumento significativo dei casi negli ultimi decenni. Recentemente, alcuni esperti del settore si sono riuniti a Torino per discutere le più recenti innovazioni nel trattamento e nella prevenzione di questa patologia. Il Congresso dal titolo “Non solo Melanoma”, organizzato dal dottor Franco Picciotto, dirigente medico presso l’azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, in collaborazione con la Clinica Dermatologica Universitaria di Torino, ha visto la partecipazione di centinaia di professionisti provenienti da diverse discipline, riflettendo l’importanza del trattamento multidisciplinare nel contesto oncologico.

«L’approccio multidisciplinare rappresenta il presupposto essenziale per mettere a disposizione del paziente la migliore strategia terapeutica – introduce Picciotto – Il congresso ha coinvolto i migliori esperti del settore in ambito nazionale e il programma è stato incentrato non solo sul melanoma ma anche su altre neoplasie cutanee, comprese quelle rare, e mi riferisco al carcinoma a cellule di Merkel».

Vaccini e nuove tecniche terapeutiche

«Ricordo che i tumori cutanei rappresentano circa il venti per cento di tutta la patologia oncologica e sono in continua ascesa in termini di incidenza», illustra il dottor Picciotto. Gli avanzamenti nel trattamento del melanoma hanno rivoluzionato il panorama terapeutico. «Oggi gli oncologi medici hanno a disposizione categorie di farmaci (immuno terapici, terapia bersaglio molecolare ) che hanno completamente ribaltato lo scenario, prendendo il melanoma sempre in fase avanzata – prosegue il medico – La novità è rappresentata dalla possibilità di impiegare, in alcuni pazienti,  il vaccino mRNA – molto simile tecnicamente a quello del covid- associato a un classico trattamento adiuvante».

La prevenzione nei tumori cutanei

La prevenzione rimane fondamentale nel contrastare il melanoma. «Si parla di prevenzione primaria quando riguarda lo stile di vita – continua Picciotto bisogna evitare le scottature, i giovani e i bambini sono l’anello debole per la  prevenzione primaria: è necessaria un’esposizione solare attenta e non eccessiva. C’è però ancora molta strada da fare e manca una vera campagna educazionale a livello nazionale sul modello di quelle condotte in tempi recenti in Australia o negli Stati Uniti» .  

Campagne necessarie per sensibilizzare il pubblico sull’importanza di evitare l’esposizione eccessiva ai raggi solari e promuovere la diagnosi precoce attraverso la vigilanza dei nei. «La prevenzione secondaria invece è proprio la diagnosi precoce e mi riferisco in modo particolare al monitoraggio dei nevi – distingue Picciotto – Si raccomanda pertanto una visita annuale di controllo da dermatologo, in particolare ai soggetti che hanno un numero di nevi superiore a cinquanta».

Nonostante un aumento costante dei casi, i progressi significativi nella diagnosi precoce e nelle terapie hanno contribuito a migliorare le prospettive di guarigione. Tuttavia, una maggiore educazione sanitaria è essenziale per ridurre ulteriormente l’incidenza della malattia e migliorare la salute pubblica. A livello di incidenza? « La sua incidenza è incrementata al punto che negli ultimi vent’anni il numero dei casi è addirittura raddoppiato. In Italia i nuovi casi stimati per anno sono circa quindicimila».

L’incidenza del melanoma

« I dati del 2020 riportano che nel nostro Paese circa centosettanta mila cittadini hanno una diagnosi pregressa; nella popolazione italiana il melanoma costituisce il secondo tumore più frequente nei maschi sotto i cinquant’anni ed è il terzo più frequente nelle donne sotto i cinquant’anni. Esiste inoltre una variabilità geografica nell’incidenza del melanoma in Italia, con un evidente trend decrescente al Nord rispetto al Sud – motiva Picciotto – Al nord l’esposizione solare è intermittente al Sud è costante».

Circa il 10% dei pazienti affetti da melanoma ha una predisposizione ereditaria alla malattia, indicando la necessità di monitorare attentamente gli individui a rischio. Questi includono coloro con una storia familiare di melanoma o di scottature durante l’adolescenza, carnagione chiara e capelli biondo-rossi, efelidi, un elevato numero di nevi, modifiche nei nevi esistenti o la comparsa di nuovi in età adulta, e la presenza di nevi congeniti di grandi dimensioni. Tuttavia, grazie ai progressi nella prevenzione e nella diagnosi precoce, il melanoma in fase iniziale può essere trattato efficacemente con interventi chirurgici, sottolineando l’importanza del ruolo del dermatologo nel riconoscere lesioni sospette o a rischio.

«La sopravvivenza a cinque anni del melanoma ha raggiunto  l’87%. Per ridurre i casi è necessaria una vigorosa campagna educazionale, sostenuta ad esempio dal Ministero della Salute, in primis in collaborazione con altri ministeri quali la Pubblica Istruzione, il Ministero della Difesa rivolta a un target più esposto quali adolescenti e giovani, con l’obiettivo di migliorarne lo stile di vita e ridurre l’esposizione ai raggi ultravioletti», conclude il dottor Picciotto. 

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