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“Amici Obesi”: come ritrovare la consapevolezza del proprio corpo

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«Noi obesi non ci riconosciamo come tali fino a quando non scatta una scintilla».

Iris Zani, presidente dell’Associazione Amici Obesi Onlus, e Cristina Rastelli, collaboratrice della medesima organizzazione, raccontano il loro percorso da pazienti ex obese e quanto questa malattia possa portare all’emarginazione e alla solitudine se non si riceve sostegno.

L’importanza dell’ascolto

«L’Associazione Amici Obesi Onlus nasce nel 2005, quando un gruppo di pazienti, di cui facevo parte – spiega Iris Zani – si è accorto che c’era una carenza di informazioni riguardo alla patologia dell’obesità e volevano colmare questo vuoto informativo». In un primo momento è nato un forum, che si utilizzava per scambiarsi informazioni in tempo reale, e a settembre del 2005 è stata costituita l’Associazione.

Iris Zani e Cristina Rastelli

«La nostra attività nasce con la creazione di convegni e incontri – continua la presidente – grazie anche ai professionisti che si sono resi disponibili a dare informazioni sul campo». Il supporto fornito dall’Associazione, soprattutto all’inizio, è stato di tipo psicologico. «Il paziente, quando arriva da noi, – precisa Zani – probabilmente ha già preso consapevolezza che deve risolvere una situazione grave e ha preso coscienza che deve iniziare un percorso di cura». 

L’obiettivo dell’Associazione è dare supporto e consigliare il percorso di cura adatto alla patologia. «Purtroppo in Italia ci sono livelli assistenziali differenti – precisa la presidente – l’obesità grave è assistita anche a livello pubblico, mentre l’obesità medio-grave è lasciata a sé stessa, così il paziente non sa a chi rivolgersi e come affrontare la soluzione». In questo modo Amici Obesi Onlus fornisce sia un supporto online che in presenza attraverso dei gruppi di mutuo-aiuto.

Prendere coscienza di sé stessi

«Siamo abituati a fingere, a trovare una via di fuga dalle convinzioni che ci fanno dire che siamo sovrappeso» spiega Cristina Rastelli. I pazienti obesi necessitano di aiuto, perché si raccontano false verità che li spingono a rimandare i percorsi di cura che dovrebbero essere intrapresi il prima possibile. 

«Una caratteristica dei pazienti obesi – continua Rastelli – è che procrastinano fino al punto in cui, a causa del peso, sono costretti a rinunciare a molte cose». In questo modo, si rinchiudono nella solitudine, identificando il cibo come l’unico “amico” a disposizione che dà conforto colmando i vuoti. «Il cibo è come una droga sempre a portata di mano» continua Rastelli. «Finché non si va a scardinare questo meccanismo – spiega Rastelli – sappiamo che non si può uscire da questa situazione né con la dieta né con il percorso chirurgico». 

I pazienti obesi vengono spesso giudicati come coloro che non hanno forza di volontà e non vogliono impegnarsi: «La realtà non è così – continua Rastelli – perché dietro la patologia dell’obesità ci sono molti fattori che non riguardano solo l’ingurgitare cibo». Questo atteggiamento fa sentire le persone obese emarginate:«Il supporto della famiglia e delle persone care – commenta Rastelli – è molto importante, è la motivazione che ti porta a dire che vuoi prendere in mano la tua vita e rinascere».

Prendere coscienza di avere un problema con il proprio corpo è la molla che fa scattare qualsiasi percorso. «È giusto che ognuno trovi il suo cammino che sia farmacologico o chirurgico – precisa Rastelli – però finché non scatta quel meccanismo noi siamo portati da questa patologia a dire di non aver bisogno di aiuto e spesso ci imbarchiamo in diete che falliscono perché non sono seguite da professionisti».

I fallimenti dei pazienti obesi

I fallimenti abbattono i pazienti obesi sia dal punto di vista fisico che morale. «Le recidive sono la dimostrazione che l’obesità non è un vizio ma una malattia – continua Zani – e non bisogna mai mollare la presa».

Anche il percorso del post-operatorio dopo la chirurgia bariatrica è complicato: «Perché si sono fatti tanti sacrifici e non è una scelta facile da fare» spiega Zani. «Spesso i pazienti che hanno una recidiva sono quelli che si sono allontanati dall’associazionismo, – continua la presidente di Amici Obesi Onlus – ma poi tornano e noi li accogliamo senza pregiudizio perché non esiste vergogna nel nostro gruppo».

1 Comment

1 Comment

  1. Giulia

    15 Luglio 2022 at 15:29

    È importante avere delle associazioni che supportino persone con disturbi alimentari. Intraprendere un percorso per affrontare un cambiamento non è mai facile ma con un sostegno morale tutto diventa in discesa. Complimenti!

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