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“Mettiamoci le Tette”: dal movimento all’associazione

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«Abbiamo raccolto 600 ritratti di seni maschili e femminili e ne abbiamo fatto la nostra bandiera».

Con queste parole Carla Diamanti, presidente della ONLUS “Mettiamoci le Tette”, racconta come è nato il movimento che ha portato alla costituzione dell’associazione, che si occupa di seguire le donne colpite dal tumore al seno durante tutto il loro percorso.

Mettiamoci la faccia e le tette

«Il nostro nome, un po’ particolare, è nato dall’iniziativa che abbiamo organizzato 10 anni fa – spiega la presidente di “Mettiamoci le Tette” – quando è stato chiuso l’Ospedale Valdese di Torino». Per evitare di perdere il patrimonio, sia in termini di pazienti che di esperienza, che il centro senologico dell’Ospedale ha prodotto negli anni, i partecipanti all’iniziativa si sono attivati e hanno dato vita al movimento diventato poi un’associazione

Carla Diamanti, presidente della ONLUS “Mettiamoci le Tette”

«Il percorso fucsia è l’erede del movimento, – spiega Diamanti  – ci siamo avvalsi di tutta l’esperienza a livello medico e assistenziale e di cura che c’era presso l’Ospedale Valdese». In questo modo, le donne sono state accolte e inserite in un percorso durante il quale non devono preoccuparsi più di nulla: «Una volta ricevuta la diagnosi è necessario concentrarsi su se stessi, per questo motivo abbiamo voluto ricostituire il percorso presente all’Ospedale Valdese, lavorando in sinergia con il territorio» precisa Diamanti. 

Così le donne a cui viene fatta la diagnosi non devono preoccuparsi degli aspetti pratici: «Ci battiamo sul territorio perché le strutture che si occupano di senologia e che seguono le donne, si adeguino a questo percorso che noi abbiamo istituito di nuovo» continua la presidente dell’associazione. «Vogliamo essere sicure che questo trattamento venga garantito a tutte le donne, come è stato garantito a noi all’Ospedale Valdese» puntualizza Diamanti.

I progetti dell’associazione

«A seconda delle richieste, noi mettiamo in campo diverse attività» spiega la presidente di “Mettiamoci le Tette”. In particolare, l’associazione aiuta le donne organizzando iniziative di assistenza fisica che comprendono il servizio di accompagnamento alle sedute di terapia, e l’aiuto nello svolgimento dei compiti dei figli delle donne che hanno iniziato il ciclo di chemioterapia. Oppure c’è il “progetto parrucche”: « È una sorta di raccolta del testimone delle donne che hanno superato questa prova, e passano la parrucca ad altre donne nell’ottica dell’ecologia e del risparmio» spiega la presidente dell’associazione. Un’altra iniziativa messa in atto dall’associazione prevede lo scambio di libri per ogni ciclo di terapia: « È importante in un momento di difficoltà fisica essere legate al ricordo di una lettura piacevole».

Oltre a questi progetti c’è una costante attenzione alla divulgazione e alla prevenzione: «Facciamo tanta opera di prevenzione sul territorio e occasionalmente i nostri medici volontari effettuano visite senologiche gratuite» continua Diamanti. La ONLUS “Mettiamoci le Tette” organizza anche conferenze e corsi sull’attività fisica e sull’alimentazione. «Abbiamo attivato anche sportelli che si occupano degli aspetti amministrativi e gruppi di auto ascolto» continua Diamanti. Inoltre, l’associazione ha attivato il primo sportello in Italia sulla mutazione genetica: «È importante sapere che la nuova frontiera è proprio quella della prevenzione» precisa Diamanti. 

In quest’ottica l’associazione ha preso parte alla “Challenge Paris Coquillade”; una pedalata tramite e-bike che parte da Parigi e arriva al resort Coquillade in Povenza. «Sono stata invitata a questo evento, organizzato dal resort, che prevede di raccogliere fondi per la ricerca» spiega Diamanti. In ogni tappa, presso uno dei resort della catena Relais Chateaux, si terranno delle conferenze sulla prevenzione, delle visite effettuate dal dottor Drogo e verranno distribuiti dei volantini informativi. «Con la pandemia abbiamo capito che la ricerca non ha confini – conclude Diamanti – per questo motivo dobbiamo essere tutti uniti».

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