Pillole di Revée
La tua pelle ti parla. La stai ascoltando?
Ogni giorno la pelle ci parla. Ci manda segnali più evidenti come le rughe o la perdita di elasticità, ma anche più silenziosi, come un neo che cambia forma, una macchia che compare all’improvviso o una lesione che non guarisce.
Dietro a un’apparente imperfezione, infatti, può nascondersi qualcosa di più importante.
Dai danni provocati dal sole al rischio di melanoma. Imparare ad ascoltarla significa prendersi cura della propria salute.
La pelle è lo specchio della nostra longevità
La pelle è molto più di un biglietto da visita: è un indicatore prezioso del nostro stato di salute.
Negli ultimi anni termini come anti-aging e longevity sono entrati nel linguaggio comune, spesso associati alla promessa di trattamenti capaci di arrestare l’invecchiamento. La realtà, però, è molto diversa.
Come chiarisce il Professor Alessandro De Luca, Chirurgo ricostruttivo, estetico e senologo, Docente della Facoltà di Medicina e Odontoiatria all’Università Sapienza di Roma, Dirigente medico Unità operativa Chirurgia della mammella, Policlinico Umberto I, Roma. «È più opportuno parlare di Age Management Medicine ossia una medicina che ha come obiettivo quello di determinare uno slow aging, quindi un invecchiamento rallentato. Noi tutti invecchiamo e invecchieremo. L’obiettivo della medicina dei protocolli scientifici è quello di determinare un invecchiamento rallentato e quindi di invecchiare con caratteristiche giovanili».
Non possiamo fermare il tempo, ma possiamo rallentare gli effetti dell’invecchiamento prendendoci cura della salute della pelle.
La pelle racconta la nostra storia
Ogni esposizione al sole, ogni scottatura, ogni scelta quotidiana lascia una traccia. La migliore cura è ancora la prevenzione. È un principio che trova nella salute della pelle una delle sue espressioni più concrete. Osservare l’evoluzione di un neo, proteggersi dai raggi UV o sottoporsi a controlli periodici sono gesti semplici che possono fare la differenza tra una diagnosi precoce e una malattia scoperta troppo tardi.
Dietro un neo che cambia aspetto c’è un processo che ha origine molto prima di diventare visibile. È da qui che parte il melanoma.
Gianluca Pistore, divulgatore scientifico e scrittore, presidente dell’associazione Melanoma Day, spiega: «I melanociti sono cellule della pelle che possono impazzire e dare origine a dei tumori chiamati, appunto, melanomi. È importante sottolineare che, in realtà, questi melanociti non sono solo sulla pelle, ma anche in altre zone dove non ce li aspetteremmo. Per esempio nel fondo dell’occhio, nei genitali o nella parete che riveste organi interni dell’apparato digerente. Per fortuna sono dei melanomi più rari rispetto a quello cutaneo. Il melanoma è molto aggressivo, però diciamo anche la parte buona: è molto semplice da prevenire e quindi la prevenzione può fare veramente la differenza».
Non esiste solo il melanoma
Quando si parla di tumori della pelle, l’attenzione si concentra molto spesso sul melanoma. Esistono, però, diverse tipologie di tumori cutanei non melanocitari.Tra i più comuni c’è il carcinoma basocellulare, quello spinocellulare. Altri meno frequenti come il carcinoma basosquamoso, quello a cellule di Merkel e morbo di Paget extramammario.
Il dottor Silvio Abatangelo, specialista in chirurgia plastica e con un curriculum che vanta un lungo percorso professionale nell’ambito della dermatochirurgia oncologica, Dirigente Medico presso l’Unità Operativa di Chirurgia Plastica Ricostruttiva presso l’ASST Nord Milanese, Ospedale Città di Sesto San Giovanni, evidenzia che: «In Italia abbiamo circa 19:000 nuovi casi l’anno di carcinoma spinocellulare. Un italiano su tre svilupperà nella sua vita un carcinoma basocellulare».
Tra i fattori di rischio richiamati dal dottor Abatangelo rientrano l’immunosoppressione, sia in seguito a trapianti che in presenza di patologie come leucemia e linfoma, che possono compromettere l’efficacia della sorveglianza immunitaria e aggiunge: «L’infiammazione cronica, come la presenza di ulcere o cicatrici di vecchia data, soprattutto quelle post-ustione, predispongono alla formazione del carcinoma spinocellulare».
Semplici gesti che possono fare la differenza
Se è vero che il melanoma è una delle forme più aggressive di tumore della pelle, è altrettanto vero che, se individuato nelle fasi iniziali, la possibilità di trattamento aumentano sensibilmente. La regola dell’ABCDE rappresenta ancora oggi un valido aiuto per riconoscere eventuali cambiamenti sospetti.
Il dottor Andrea Pietro Sponghini, oncologo che si occupa di tumori della cute presso l’Ospedale Maggiore Universitario di Novara descrive il significato della regola ABCDE: «Asimmetria, cioè cambia la forma del neo, quindi quando non è uguale da una parte all’altra. B come Bordi, sono questi a cambiare forma, magari diventano più frastagliati da una parte, mentre prima avevano una linea regolare. C sta per colore, parliamo, ad esempio, di un cambiamento nella pigmentazione, magari con un interno più scuro, macchie più chiare. La D è la dimensione, diametro. Se cambia, se sta crescendo. L’ultima è la E e sta per evoluzione, cioè qualcosa che si sta modificando nel tempo e magari anche rapidamente e questo deve insospettire».

La prevenzione passa soprattutto dalle abitudini quotidiane. Un esempio arriva dall’Australia, Paese che convive con una delle più elevate incidenze di melanoma al mondo. Come ricorda il dottor Andrea Boutros, oncologo medico che lavora nell’unità di melanoma dell’Ospedale Policlinico di Genova: «L’Australia ha avuto un ruolo pionieristico per quanto riguarda la prevenzione primaria, perché oggi, anche nelle scuole, i bambini piccoli che si vedono per le strade, che vanno e tornano da scuola, hanno tutti un abbigliamento sun safe, cioè sicuro per quanto riguarda l’esposizione solare. Hanno tutti il cappello, tutti la crema solare e cercano l’ombra. Nelle spiagge, anche, c’è una forte cultura su questo aspetto. Il melanoma è uno dei big killer in Australia, per cui, sicuramente ha una rilevanza anche epidemiologica diversa rispetto all’Italia».
La prevenzione inizia da piccoli
Il dottor Franco Castelli, direttore dell’unità di dermatologia e venereologia dell’Ospedale Koelliker di Torino raccomanda sull’importanza di fare i primi controlli già a partire dai 12 anni di età, poiché, per quanto il melanoma nei bambini e negli adolescenti sia raro, non significa che non sia presente.
«La cosa importante da fare – afferma il dottor Castelli – è evitare le scottature solari perché quelle contratte da adolescenti sono assolutamente un fattore di rischio. Per cui consigliamo ai genitori di proteggere i propri bambini perlomeno fino ai 20/25 anni. La protezione serve anche dopo, ma per evitare che le cellule del sistema immunitario ci facciano pagare in età adulta un conto salato, bisogna proteggere i bambini».
Una sfida che richiede un approccio multidisciplinare
Negli ultimi anni la gestione del melanoma è profondamente cambiata. Oggi la diagnosi e il trattamento coinvolgono team multidisciplinari. La Professoressa Emilia Migliano, responsabile del reparto di chirurgia plastica dell’ospedale San Gallicano di Roma, sottolinea proprio questo aspetto: «Discutiamo i casi più gravi in team multidisciplinari, che coinvolgono oncologi, radiologi, dermatologi e altri esperti».
La collaborazione tra specialisti, insieme ai progressi della ricerca e all’introduzione di nuove terapie mirate, sta migliorando in modo significativo le possibilità di cura e la qualità di vita dei pazienti.
Migliano conclude: «Cerchiamo di personalizzare le cure il più possibile, garantendo una ricostruzione estetica e funzionale anche nelle sedi più complesse».