Pillole di Revée
Melanoma: numeri, storie e nuove prospettive
In Italia si registrano ogni anno circa 14.000 nuovi casi di melanoma, con tassi di incidenza stimati attorno a 14,8 per 100.000 negli uomini e 14,1 per 100.000 nelle donne.
Dal 2004 al 2024, le diagnosi sono quasi triplicate: si è passati da circa 6.000 casi a oltre 17.000 all’anno.
Negli ultimi anni il melanoma è diventato uno dei temi più rilevanti in dermatologia e oncologia. Si tratta di un tumore cutaneo particolarmente aggressivo, la cui evoluzione dipende in gran parte dalla diagnosi precoce.
La buona notizia è che la sopravvivenza a cinque anni si attesta intorno all’87%, con punte del 94% nei pazienti più giovani. La percentuale scende però al 73% tra gli anziani, a dimostrazione di quanto la tempestività e l’età siano fattori determinanti. Fonte ( https://medendi.org/conoscere-il-tumore/melanoma-sopravvivenza/)
La prevenzione del melanoma come prima cura
Uno degli strumenti più potenti contro il melanoma resta la prevenzione. Da qui l’importanza di iniziative come il Melanoma Day, che pongono al centro un messaggio semplice ma cruciale: il ruolo dell’attenzione nel cambiamento dei nei. «In alcuni casi può sanguinare, possiamo vederlo crescere molto velocemente. In altri, possiamo, per esempio, osservare un neo che cambia colore, aspetto, che ha delle caratteristiche evolutive particolari.
Dobbiamo però tenere presente che il melanoma in tre casi su quattro insorge su cute sana. Non è, quindi, un neo che cambia. È, invece, una nuova lesione che nasce e dobbiamo tenere conto della regola dell’A,B,C,D,E», spiega Gianluca Pistore, divulgatore scientifico e scrittore, presidente dell’associazione Melanoma Day.
Eventi come questi ricordano che bastano gesti semplici — l’auto-osservazione e una visita dermatologica periodica — per fare la differenza.
Italia e Australia: due modelli a confronto
Italia e Australia sono due Paesi con approcci differenti ma complementari alla lotta contro il cancro della pelle. In Australia, dove l’incidenza è altissima a causa dell’esposizione solare, la cultura della prevenzione è radicata già tra i giovanissimi. In Italia, invece, si sta costruendo una crescente consapevolezza, supportata da campagne di sensibilizzazione e innovazione terapeutica.
Osservando le differenti incidenze della malattia nei due Paesi, emergono due principali fattori alla base del maggior numero di casi in Australia. «L’Australia, da un punto di vista geografico, ha più luce solare e danni da raggi UV più intensi – spiega il dott. Boutros – il secondo motivo è legato alla differenza nei fenotipi. In Italia tendiamo ad avere una pelle più scura e quindi più protetta, rispetto alla pelle molto chiara. Molti australiani sono di origine nordeuropea, quindi hanno una pelle più chiara, che è un fattore determinante quando si parla di melanoma».
Un linguaggio che arriva alle persone
Un aspetto nuovo, e da non sottovalutare, riguarda la comunicazione. Non sono più soltanto medici e associazioni a diffondere messaggi di prevenzione, ma anche pazienti e influencer che, attraverso i social, trasformano esperienze personali in testimonianze collettive.
Un esempio significativo è quello di Anna Maisetti, fondatrice della community Stile_compresso. La sua storia parte da un “banale” neo che, in realtà, si è rivelato l’inizio di un cambiamento radicale. «Purtroppo il dermatologo non si è accorto della gravità della situazione e delle caratteristiche che questo neo presentava» racconta. «Mi ha consigliato una rimozione senza alcuna urgenza e io l’ho prenotata con i tempi del sistema sanitario. L’intervento è avvenuto un anno dopo, ma era ormai troppo tardi».

Testimonianze come la sua ribadiscono quanto sia fondamentale la prevenzione. Lo ricorda anche il Dottor Franco Picciotto, che spiega: «Si parla di prevenzione primaria quando riguarda lo stile di vita. Bisogna evitare le scottature: i giovani e i bambini sono l’anello più fragile e necessitano di un’esposizione solare attenta e mai eccessiva».
Tuttavia, aggiunge Picciotto, «c’è ancora molta strada da fare: in Italia manca una vera campagna educazionale a livello nazionale, sul modello di quelle condotte negli ultimi anni in Australia o negli Stati Uniti».
Il melanoma resta una sfida complessa, ma oggi possiamo guardarlo da una prospettiva diversa. L’aumento delle diagnosi non deve spaventare, bensì spingerci a un approccio più attento: dalla prevenzione quotidiana alle nuove tecnologie, fino a una comunicazione capace di coinvolgere tutti. La vera arma, oggi più che mai, è la consapevolezza.