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Diagnosi precoce e terapia genica: la svolta che riscrive il futuro dei neonati con SMA
Una diagnosi che arriva nei primi giorni di vita può cambiare radicalmente la storia di una malattia. È il caso dell’atrofia muscolare spinale (SMA), una patologia genetica rara che oggi, grazie allo screening neonatale e alla terapia genica, può essere trattata prima ancora della comparsa dei sintomi. Ma perché questo accada è fondamentale che ogni fase del percorso, dalla diagnosi alla presa in carico, avvenga con la massima rapidità.
Ne parla la professoressa Franca Fagioli, direttrice del Dipartimento Pediatrico dell’Ospedale Infantile Regina Margherita della Città della Salute e della Scienza di Torino e professoressa ordinaria di Pediatria dell’Università di Torino.

Screening neonatale: ogni giorno può fare la differenza
Quando un neonato risulta positivo allo screening per la SMA, il fattore tempo diventa decisivo. «Deve innanzitutto essere messo in moto un meccanismo dotato di grande rapidità. Quando abbiamo un risultato positivo allo screening deve essere confermato e il neonato dopo ulteriori accertamenti deveiniziare rapidamente quella che è la terapia», spiega la professoressa Fagioli.
L’obiettivo è intervenire prima che la malattia provochi danni irreversibili ai motoneuroni. «È documentato scientificamente che tanto più precocemente viene somministrata la terapia, tanto migliore è la prognosi del paziente perché è maggiore il numero dei motoneuroni che riusciamo a risparmiare e a preservare all’interno del nostro neonato. In questo modo gli assicureremo una buona qualità di vita» sottolinea . Per questo motivo, dopo la conferma diagnostica è necessario affidare il bambino a un centro altamente specializzato. «È necessaria la conferma genetica e la presa in carico da parte di un centro specialistico di neurologia o neuropsichiatria pediatrica», aggiunge.
Come funziona la terapia genica per la SMA
Negli ultimi anni la ricerca ha trasformato una malattia che fino a poco tempo fa aveva una prognosi molto severa in una patologia per la quale esiste una concreta possibilità terapeutica. «La terapia genica si basa sulla sostituzione funzionale di un gene, il gene SMN1, che è quello che risulta assente o alterato nella SMA», spiega la professoressa Fagioli. Il trattamento utilizza un vettore virale modificato che trasporta una copia funzionante del gene all’interno delle cellule.
«Questo gene viene sostituito attraverso un vettore virale modificato e non patogeno che trasporta una copia funzionante del gene all’interno delle cellule», precisa. Secondo la specialista, i progressi scientifici ottenuti in questo settore stanno aprendo prospettive sempre più importanti anche per altre patologie genetiche. «Il grande progresso scientifico in questo ambito ci ha permesso anche di dire, a una malattia importante come la SMA, che la parola guarigione non è una chimera, ma può essere raggiunta per i neonati che vengono precocemente individuati», afferma.
La fase presintomatica è decisiva
Uno degli aspetti che più influenzano l’efficacia della terapia è il momento in cui viene somministrata. Nel caso raccontato da Revée News della piccola Giulia, nome di fantasia, il trattamento è stato avviato prima ancora della comparsa dei sintomi. «Sicuramente la terapia deve essere somministrata prima che il nostro neonato mostri qualche alterazione di tipo funzionale, quindi prima che il danno si sia reso manifesto», spiega la professoressa Fagioli.
Quando questo avviene nelle prime settimane di vita, le prospettive cambiano profondamente.«Se la terapia è somministrata entro le prime settimane di vita abbiamo un bambino che ha normali acquisizioni di tipo motorio, oltre che normali acquisizioni di tipo cognitivo, e acquisisce tutte quelle che sono le abilità proprie di quel periodo di vita», sottolinea.
Il follow-up dopo la terapia
La terapia genica rappresenta l’inizio di un percorso che continua negli anni attraverso controlli specialistici periodici. «Per quanto riguarda il follow-up, è abbastanza complesso. Bisogna monitorare l’acquisizione di tutte quelle che sono le funzioni motorie normali per fascia di età, sia dal punto di vista motorio sia dal punto di vista neurologico», spiega la professoressa. La letteratura scientifica oggi disponibile è ampia, ma trattandosi di una terapia relativamente recente esistono ancora interrogativi sugli effetti nel lunghissimo periodo. «È evidente che è una terapia nuova. Pur essendoci molti studi pubblicati e molta letteratura a conforto, il reale effetto collaterale a lungo termine ovviamente non è ancora noto, perché abbiamo una storia di anni, ma non possiamo sapere cosa succederà fra venti, trenta o quarant’anni», osserva.
I dati raccolti finora, però, sono incoraggianti. «Tutti i test di sicurezza preclinici sono stati buoni, come anche tutti i risultati pubblicati, e quindi noi siamo ovviamente ottimisti anche su quella che potrebbe essere una tossicità», aggiunge.
Il futuro dello screening neonatale
L’esperienza maturata con la SMA apre oggi nuove prospettive per l’intero programma di screening neonatale.

La professoressa Fagioli ricorda il progetto NeoGen, sviluppato a Torino, che ha ampliato il concetto stesso di diagnosi precoce. «A Torino abbiamo fatto uno studio che si chiamava NeoGen, che abbiamo già pubblicato, in cui abbiamo cercato in 4.200 neonati 500 malattie genetiche sulle quali si poteva intervenire precocemente», racconta. L’esperienza ha dimostrato come numerose patologie possano beneficiare di un’identificazione già nei primi giorni di vita. «Questo studio ci ha insegnato moltissimo. Ad esempio che alcune malattie è obbligatorio cercarle», spiega. Accanto alle malattie oggi trattabili con la terapia genica, esistono infatti condizioni nelle quali una diagnosi precoce consente di intervenire con strategie molto più semplici.«Vi sono delle malattie che possono essere prevenute semplicemente con l’alimentazione», ricorda la specialista, citando l’esempio della fenilchetonuria*. Lo stesso vale per alcune immunodeficienze, patologie ematologiche, cardiologiche e metaboliche, nelle quali anticipare la diagnosi significa poter programmare tempestivamente il trattamento più adeguato.
Una pediatria sempre più orientata alla prevenzione
Secondo la professoressa Fagioli, il futuro della pediatria passerà sempre più dalla capacità di riconoscere precocemente le malattie e intervenire prima che producano conseguenze permanenti. «La pediatria deve essere prevenzione, di tipo primario e secondario, ma soprattutto deve far sì che i nostri bambini crescano cercando quelle che sono le loro abilità», afferma. Una visione che punta non solo a curare, ma a offrire ai bambini la possibilità di sviluppare pienamente il proprio potenziale. «Questo rende la nostra professione anche più facile proprio perché li riusciamo ad aiutare più precocemente e, ovviamente, li rendiamo anche degli adulti perfettamente socialmente inseriti», conclude la professoressa Fagioli. Oggi lo screening neonatale e la terapia genica stanno hanno cambiato la storia naturale della SMA. Domani, grazie all’evoluzione della ricerca genetica e all’ampliamento dei programmi di screening, lo stesso approccio potrebbe trasformare il destino di molte altre malattie rare, rendendo la diagnosi precoce uno degli strumenti più efficaci della medicina pediatrica moderna.
*NDR nota anche come PKU, dall’inglese Phenylketonuria) è una rara malattia genetica ed ereditaria del metabolismo che impedisce all’organismo di scomporre la fenilalanina, un amminoacido essenziale contenuto in quasi tutti gli alimenti proteici