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Densità mammaria: perché conoscere il proprio seno può fare la differenza nella prevenzione
Non tutti i seni sono uguali. E non tutte le mammografie bastano. È da questa consapevolezza – ancora poco diffusa – che passa una delle sfide più attuali della prevenzione del tumore al seno: la densità mammaria, un fattore comune ma spesso sottovalutato, che incide sua sul rischio oncologico sia sull’efficacia degli esami di screening.
A fare chiarezza è il dottor Giorgio Maria Baratelli, chirurgo senologo, direttore della Chirurgia Senologica dell’Ospedale di Erba e direttore sanitario della Lega Tumori di Como.
Fa parte del Consiglio direttivo della Scuola Italiana di Senologia e dell’Accademia di Senologia “Umberto Veronesi”. «Dal quale ho imparato tantissimo», racconta riferendosi al professor Umberto Veronesi. Accanto all’attività clinica, Baratelli ha fondato anche una propria accademia per studenti di medicina, con un percorso parallelo a quello universitario dedicato a etica, comportamento e ragionamento clinico.
Che cos’è la densità mammaria

La densità mammaria è una caratteristica fisica della mammella. Come spiega Baratelli, «la densità è una caratteristica fisica ed è il rapporto tra massa e volume». Applicata al seno, «la densità mammaria è la percentuale di ghiandola in rapporto al tessuto adiposo che compone la ghiandola mammaria».
In pratica esistono mammelle con una maggiore componente adiposa e mammelle con una maggiore componente ghiandolare. «Esistono seni molto adiposi con molto grasso e seni molto ghiandolari, con molto tessuto ghiandolare».
Nel tempo sono state definite diverse classificazioni.
Nell’ultima versione, spiega il senologo, «si intendono seni completamente adiposi, seni con presenza di sparse densità fibroghiandolari, seni eterogeneamente densi e seni estremamente densi».
Come si valuta la densità mammaria
La densità mammaria è stata a lungo associata quasi esclusivamente alla mammografia. «È passato il messaggio di densità mammografica, però questo è un errore concettuale di fondo», sottolinea Baratelli. La densità, infatti, «è una caratteristica della mammella, che può essere studiata con la mammografia, con l’ecografia, ma che può essere anche valutata semplicemente con la visita clinica».
Anche senza esami strumentali, aggiunge, «visitando una donna posso dire che il seno è adiposo o il seno ghiandolare». Per questo, «la densità è una caratteristiche della mammella studiata con varie metodiche».
Età e caratteristiche individuali
La densità mammaria è influenzata soprattutto dall’età. «Le donne giovani hanno un seno denso, le donne in menopausa di solito hanno un seno meno denso». Tuttavia, non si tratta di una regola assoluta. «È anche una caratteristica individuale. Una nasce con gli occhi azzurri e muore con gli occhi azzurri, nasce con il seno denso e anche in menopausa si può trovare un seno denso».
Un dato significativo riguarda proprio le donne più mature: «Circa il 25% delle donne dopo i sessant’anni mantiene un seno denso».
Perché la densità mammaria è importante
La densità mammaria è rilevante per due motivi principali. «È un fattore di rischio di sviluppare il tumore», spiega Baratelli, precisando che «è il fattore di rischio più importante dopo l’età».
Il secondo aspetto riguarda la diagnosi. «Più il seno è denso, più è difficile da esplorare». In particolare con la mammografia, che è l’esame alla base dello screening. «Nel seno adiposo il nodulino si vede bene perché è un’opacità bianca su uno sfondo nero. Nel seno denso abbiamo la stessa opacità bianca, ma su uno sfondo bianco».
Questo rende più complessa l’individuazione precoce delle lesioni.
I limiti dello screening standardizzato
I programmi di screening sono organizzati come strumenti di sanità pubblica e si basano principalmente sull’età. «Il computer della Regione manda la lettera d’invito a tutte le donne basandosi su un solo dato che è la data di nascita». Ma, osserva Baratelli, «le donne sono diverse, il seno è diverso».
Per questo, secondo il senologo, ogni donna dovrebbe avere «una personalizzazione della sua prevenzione». Un obiettivo che in futuro potrebbe essere facilitato dall’uso dei dati. «L’intelligenza artificiale, incrociando i dati, potrà dare un’idea migliore sulla prevenzione», contribuendo a ridurre i cosiddetti tumori intervallo, quelli che compaiono tra uno screening e l’altro.
Informare le donne sulla densità
In alcuni Paesi l’informazione sulla densità mammaria è già prevista per legge. «In 13-15 Stati degli Stati Uniti è obbligo di legge riportare sul referto la densità mammaria». In Italia, invece, questa informazione viene comunicata ancora in modo discontinuo.

Conoscere la propria densità è fondamentale anche per comprendere i limiti degli esami. «La mammografia nel seno denso perde il 50%». Per questo, se la donna è consapevole della propria condizione, può orientarsi meglio nel percorso di prevenzione.
Gli esami integrativi
Quando il seno è denso, la mammografia da sola non è sufficiente. «La cosa più semplice e meno costosa è l’ecografia».
A questa si affiancano altre metodiche, come la mammografia con mezzo di contrasto e la risonanza magnetica, che in alcuni casi consente una valutazione più completa della mammella.
Una medicina più personalizzata e partecipativa
Il tema della densità mammaria si inserisce in una visione più ampia della medicina moderna, che punta sempre più sulla personalizzazione e sul coinvolgimento della paziente. Un approccio che supera la medicina paternalistica e mette al centro la persona.
Come ricorda Baratelli, «il bravo medico cura la malattia e il medico veramente medico cura la persona che ha la malattia».