Connect with us

Medici Chirurghi

Tricologia: cosa dicono i capelli sullo stato di salute

Published

on

La tricologia studia e tratta le patologie dei capelli e del cuoio capelluto. I capelli, infatti, non sono solo una questione estetica: spesso rappresentano un vero e proprio indicatore dello stato di salute generale dell’organismo. Dietro a una caduta improvvisa, un diradamento progressivo o una perdita di densità si possono nascondere cause molto diverse tra loro, che vanno dagli squilibri ormonali allo stress fino a patologie infiammatorie o autoimmuni. 

Il dottor Alberto Valentino, medico chirurgo torinese specializzato in dermatologia e venereologia presso Humanitas Medical Care Principe Oddone, approfondisce l’importanza e il ruolo della tricologia, ossia «una mini branca della dermatologia che si occupa dello studio e della diagnosi, ma anche del trattamento, delle patologie, sia del capello sia del cuoio capelluto, sottolineando che, il ruolo del tricologo non valuta solamente la qualità o la quantità dei capelli persi, ma cerca anche di capire il perché».

Il ruolo della tricologia

Dottor Alberto Valentino, medico chirurgo torinese specializzato in dermatologia e venereologia presso Humanitas Medical Care Principe Oddone

Il disturbo essere temporaneo, progressivo, infiammatorio, autoimmune o cicatriziale.

Durante la visita tricologica «si raccolgono diversi dati. – elenca Valentino – Si parte dalla storia clinica del paziente, dalla familiarità per determinate patologie, da farmaci assunti, eventuali malattie pregresse, stress, variazioni di peso o carenze alimentari, gravidanze o menopausa per le donne, oppure abitudini anche cosmetiche e poi l’andamento temporale di questa caduta», 

Si aggiunge poi l’osservazione diretta tramite tricoscopia «che non è nient’altro che la dermatoscopia con epiluminescenza applicata al cuoio capelluto. Ci permette di osservare il follicolo, così come anche il capello a vario ingrandimento, valutando sia il calibro dei capelli sia la densità follicolare, l’eventuale presenza di infiammazione o altri reperti dermatoscopici quali: desquamazione, miniaturizzazione o segni di alopecia cicatriziale», afferma il dottore.

Le principali cause della caduta dei capelli

Tra le patologie più frequenti, Valentino segnala:« l’alopecia androgenetica sia maschile sia femminile, il Telogen Effluvium, l’alopecia areata fino ad arrivare alle dermatiti del cuoio capelluto, quindi dermatite seborroica, psoriasi, in primis sicuramente, così come follicolite e altre alopecie cicatriziali».

Alla base di queste condizioni possono esserci cause molto diverse tra loro che agiscono sul delicato equilibrio del follicolo pilifero. «Stress, febbre, interventi chirurgici, ospedalizzazioni o dimagrimenti rapidi, carenze nutrizionali oppure alterazioni tiroidee o altro, possono spingere molti follicoli contemporaneamente verso la fase di caduta, mentre, tendenzialmente, sono molto più desincronizzati. – entra nel merito Valentino – Questo processo si chiama Telogen Effluvium e, il paziente, di solito, riferisce una caduta diffusa e improvvisa, vedendo molti capelli sul cuscino, nel lavabo quando li lava».

Lo stress rientra nei possibili fattori scatenanti, ma come ricorda il dottor Valentino «non dev’essere nemmeno utilizzato come una spiegazione generica a tutto quanto». Alla base, possono infatti esserci una predisposizione genetica, come nel caso dell’alopecia androgenetica, oppure «carenze di ferro, vitamina D o zinco e altre alterazioni tiroidee così come altre condizioni da indagare».

Anche lo stile di vita influisce sulla caduta dei capelli. «Le diete drastiche con scarso apporto proteico oppure carenza di ferro, regimi alimentari non bilanciati incidono sulla qualità del capello e del follicolo in sé. Inoltre, se una persona ha sonno irregolare, fuma, presenta stress cronico, applica cosmetici aggressivi, così come decolorazioni, trattamenti chimici ripetuti, tutto questo può portare a una predisposizione alla fragilizzazione e al capello a spezzarsi».

Le patologie più diffuse

L’alopecia androgenetica si presenta con caratteristiche differenti negli uomini e nelle donne. «Nell’uomo comincia a partire dalla pubertà poi, chi prima, chi dopo, si manifesta tendenzialmente con un arretramento dell’attaccatura o comunque con un diradamento frontotemporale del vertice che sono le zone più comunemente, nonché le prime a essere coinvolte -. sottolinea Valentino – Nella donna, invece, abbiamo un diradamento tendenzialmente della regione centrale del cuoio capelluto, però con una conservazione della linea frontale». 

Accanto a questa patologia, il già citato Telogen Effluvium, si manifesta come «una caduta diffusa che colpisce più frequentemente giovani adulti e donne, spesso correlata a stress, carenze nutrizionali o nel postpartum, ma anche a seguito di cambiamenti ormonali o dimagrimenti -. approfondisce il dottore – Abbiamo poi patologie infiammatorie del cuoio capelluto quindi dermatite seborroica e psoriasi, dermatiti irritative o allergiche ad esempio a tinture o altri prodotti cosmetici che di solito porta un forte prurito, bruciore, una desquamazione che il paziente percepisce come forfora, rossore, sensazione di avere un cuoio capelluto dolente e che, tutte insieme, possono peggiorare ancora la percezione della caduta».

Per quanto riguarda l’alopecia areata, parliamo di «una patologia autoimmune molto conosciuta che causa una caduta dei capelli a chiazze. Una caduta improvvisa con un impatto psicologico molto importante».


Tra le più preoccupanti e difficili da gestire, il dottor Valentino presenta le alopecie cicatriziali. «In questi casi, il follicolo viene progressivamente distrutto a causa di un processo infiammatorio che crea una fibrosi. Se non diagnosticate in tempo possono portare a una caduta permanente dei capelli. Quindi bisogna intervenire tempestivamente. Un aspetto positivo è che oggi i pazienti arrivano molto per prevenzione, notano una riduzione della densità, un diradamento, capelli più sottili o perdita di volume. Prima si interviene e meglio è per preservare il patrimonio follicolare del paziente stesso».

Terapie sempre più personalizzate

Negli ultimi anni la tricologia ha compiuto importanti passi avanti, ma il principio su cui si basa il trattamento resta lo stesso: tutto parte da una diagnosi corretta. Non esiste infatti una terapia valida universalmente, perché ogni paziente presenta cause, caratteristiche cliniche ed esigenze differenti.

Dai trattamenti consolidati, disponibili sia in formulazioni topiche sia per via orale, sempre dopo un’attenta valutazione delle condizioni cliniche e delle eventuali controindicazioni, a un approccio moderno più personalizzato con un dosaggio su misura, «preparazioni galeniche o protocolli combinati e follow-up anche fotografici e video dermatoscopici» per una valutazione sull’efficacia della terapia e per motivare il paziente. 

tricologia

Tra le tecniche di medicina rigenerativa, «il PRP, ossia il plasma ricco di piastrine, consiste nel prelevare il sangue dal paziente, centrifugarlo e reiniettare una frazione ricca di fattori di crescita nel cuoio capelluto che vanno a stimolare il follicolo e la sua attività follicolare, cercando di migliorare la qualità del capello in pazienti selezionati».

Negli ultimi anni si è anche parlato di esosomi, cellule staminali, laser a bassa intensità e altre tecnologie, anche se il dottor Valentino raccomanda prudenza. «La medicina rigenerativa può essere utile ma quasi mai sostituisce le terapie di base. Di solito funziona meglio come supporto. La vera innovazione è sempre quella di combinare diagnosi precoce e monitoraggio oggettivo grazie a tecniche fotografiche e terapie personalizzate, evitando anche promesse irrealistiche».

Oltre il problema estetico

Chi inizia a perdere i capelli vive spesso un cambiamento della propria immagine corporea e può provare la sensazione di perdere il controllo sul proprio aspetto, con ripercussioni sulla qualità della vita. 

«Nella pratica clinica, vediamo molto spesso pazienti preoccupati non solo per la caduta, ma anche visibilmente provati da un punto di vista psicologico. Alcuni iniziano a evitare fotografie, a cambiare pettinatura per coprire il diradamento o la stempiatura, a usare cappelli in modo costante, a evitare momenti sociali che potrebbero evidenziare il problema e metterli quindi a disagio con altri. Altri ancora – continua Valentino – sviluppano un controllo veramente ossessivo. Si osservano continuamente allo specchio, fotografano il cuoio capelluto e le confrontano con vecchie immagini. Controllano fino a conservare anche i capelli persi durante un lavaggio o sul cuscino».

Curare i capelli significa spesso aiutare una persona a recuperare serenità, sicurezza e fiducia in sé stessa, soprattutto in un’epoca dominata da social network dove il confronto continuo con modelli estetici spesso irrealistici può amplificare il senso di disagio. 

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Copyright © 2022 Revée News. Periodico di informazione sul mondo Chirurgia e del Benessere | Registrazione Tribunale di Torino n. 21 il 17/10/2023 |
Direttore responsabile Debora Pasero | Edito da REVEE SRL - corso Quintino Sella, 131 - Torino C.F. 10818580010
Design by Scoprinetwork srl