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Lifting: rispettare l’identità della persona
Sempre più persone desiderano un viso fresco, riposato e naturale. Ma quando è davvero il momento giusto per un lifting? E soprattutto, esiste un’età ideale? Tra mode, social network e trattamenti sempre più diffusi, il rischio è confondere la prevenzione con l’eccesso.
Il dottor Giuseppe Colombo, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, socio SICPRE, che esercita tra Lugano e Zurigo, in Svizzera e saltuariamente in Italia, spiega perché il ringiovanimento del volto dovrebbe seguire una sola regola: rispettare l’identità della persona.
«Negli ultimi anni, assistiamo a una crescente richiesta di procedure che tuttavia mirano a un unico target, ovvero avere un risultato naturale – , elenca Colombo – Sicuramente, se noi dividiamo tra interventi di medicina estetica e interventi di chirurgia plastica estetica, tra gli interventi chirurgici più richiesti, troviamo il lifting cervico facciale. Nelle prime posizioni, per quanto riguarda sia la chirurgia femminile sia quella maschile, vi sono la blefaroplastica superiore e inferiore, ovvero quegli interventi mirati a correggere l’eventuale eccesso di pelle alla palpebra superiore e alcuni difetti di quella inferiore, come ad esempio la protrusione delle borse adipose».
Non esiste il lifting perfetto, ma quello giusto
La scelta della tecnica di lifting migliore dipende dal singolo paziente.

Il dottore elenca una serie di elementi che devono essere presi in considerazione: dalla qualità della pelle, al grado di rilassamento dei tessuti profondi all’anatomia individuale. Secondo Colombo, quest’ultimo «è un concetto fondamentale: le caratteristiche ossee. Altri due aspetti che bisogna prendere in estrema considerazione sono: l’età biologica e le aspettative del paziente – afferma Colombo -. Personalmente, ritengo che il concetto più importante non sia la tecnica in sé e per sé, ma sicuramente il rispetto dell’anatomia, perché un buon lifting deve riposizionare ciò che è sceso con il tempo, senza stravolgere però i lineamenti».
L’obiettivo non è cambiare un volto, ma farlo apparire più riposato e armonioso. «Quando un volto appare tirato, è un successo del tutto inutile perché non è quello che vogliamo. I lifting devono riposare, riposizionare i tessuti attraverso uno sviluppo, una metodica, una ricerca. Senza stirare il più possibile la pelle. Questo è un concetto obsoleto che penso nessuno voglia più praticare perché l’outcome estetico è sicuramente penoso», dichiara il dottore.
Lifting a 35 anni?
Negli Stati Uniti, alcuni chirurghi propongono il lifting già a 35 anni. Ma ha davvero senso stabilire un’età ideale?
Per il dottor Colombo, la risposta è no. «Credo che l’età anagrafica da sola sia un parametro poco utile. Esistono persone di 35 anni con un cedimento importante dei tessuti e persone di 60 anni che non necessitano assolutamente di un lifting. La vera domanda qui non è quanti anni ha il paziente, ma quali segni di invecchiamento presenta. Detto questo, penso che si debba evitare un intervento precoce e allo stesso tempo un’eccessiva attesa – specifica Colombo -. La chirurgia dev’essere fatta quando il paziente se la sente, quando è il medico che trova l’indicazione corretta, senza mai forzarla, altrimenti non è più medicina, è solo commercio».
Filler, botulino, cosa funziona davvero?
Il ringiovanimento del volto non si basa su un unico trattamento. Ogni tecnica ha indicazioni precise e risultati differenti. «La tossina botulinica è estremamente efficace per le rughe dinamiche; la blefaroplastica chirurgica è insostituibile per correggere l’eccesso cutaneo delle palpebre. Il lifting resta il gold standard per il trattamento del rilassamento del volto e del collo – sottolinea Colombo -. Ritengo assolutamente poco efficace la convinzione che si possa correggere qualsiasi segno dell’invecchiamento semplicemente aggiungendo volume. In alcuni casi, i filler sono straordinari, un entry level meraviglioso, ma vanno selezionati, perché un loro eccessivo utilizzo con lo scopo di liftare i tessuti è del tutto scientificamente inammissibile».
Ogni trattamento funziona quando viene utilizzato per ciò per cui è stato progettato. «Ritengo efficaci tutte quelle metodologie che riescono a rispettare l’anatomia e a correggere i difetti in modo concreto e reale, su base scientifica. E ricordiamo sempre che ciò che conta è l’indicazione al singolo trattamento, che un buon medico deve dare senza seguire mode o interessi. E’ medicina. Nulla di più», specifica Colombo.
L’etica del ringiovanimento
Il vero tema non è solo estetico, ma anche etico. La chirurgia estetica non dovrebbe creare un nuovo volto, bensì aiutare la propria persona a ritrovare una versione più giovane di sé, mantenendo intatta la propria identità.

«Una versione migliore non significa che quella di prima non fosse buona. – Colombo approfondisce -. Mi ricordo sempre una frase di quando studiavo al liceo classico, Kalòs kai agathòs, cioè il valoroso è collegato al bello. La bellezza non è solo il nostro bigliettino da visita, il nostro viso. La chirurgia plastica ci può aiutare a tirare fuori e, magari vincere, piccole insicurezze che col passare degli anni sono comparse nel nostro viso e fanno sì che perdiamo la confidenza in noi stessi. Questo dev’essere lo scopo della chirurgia plastica etica. L’invecchiamento non è una malattia da combattere, ma è un processo naturale da accompagnare con intelligenza. Questa è la mia filosofia».