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Tumori della pelle: i segnali da non ignorare e le nuove cure che stanno cambiando la prognosi

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Un neo che cambia forma. Una macchia che compare all’improvviso. Una lesione che sembra innocua ma non guarisce mai davvero. La pelle parla continuamente, ma spesso lo fa sottovoce. Eppure, imparare ad ascoltarla potrebbe fare la differenza.

La parola chiave che lega prevenzione e nuove terapie per interventi sempre più efficaci è consapevolezza.

«In dermatologia oncologica, ma, in generale nella dermatologia, c’è un acronimo semplice: A-B-C-D-E, come le lettere dell’alfabeto. Vanno bene sia in italiano sia in inglese e stanno per una serie di aspetti che anche le persone comuni possono osservare se vedono modificarsi qualcosa», spiega Andrea Pietro Sponghini, oncologo che si occupa di tumori della cute presso l’Ospedale Maggiore Universitario di Novara.

Lo specialista distingue tra nei comparsi nel tempo e nei presenti fin dalla nascita o dalla prima infanzia. I primi, spiega, «compaiono sul corpo dove prima non erano presenti», mentre i secondi «sono nati con noi o si sono sviluppati nei primi anni di età».

La regola dell’ABCDE

Per aiutare le persone a riconoscere precocemente eventuali segnali sospetti, la dermatologia utilizza da anni una regola semplice da ricordare: l’ABCDE.

Andrea Pietro Sponghini, medico specialista in oncologia medica presso l’A.O.U. Maggiore della Carità di Novara

Asimmetria, Bordi, Colore, Diametro ed Evoluzione rappresentano infatti i principali elementi che possono suggerire la necessità di una valutazione specialistica.

«Asimmetria, cioè cambia la forma del neo, quindi quando non è uguale da una parte all’altra. B come Bordi, sono questi a cambiare forma, magari diventano più frastagliati da una parte, mentre prima avevano una linea regolare. C sta per colore, parliamo, ad esempio, di un cambiamento nella pigmentazione, magari con un interno più scuro, macchie più chiare. La D è la dimensione, diametro. Se cambia, se sta crescendo. L’ultima è la E e sta per evoluzione, cioè qualcosa che si sta modificando nel tempo e magari anche rapidamente e questo deve insospettire».

Secondo Sponghini, ciò che conta non è soltanto l’aspetto del neo in un determinato momento, ma soprattutto la sua trasformazione nel tempo.

Come possono nascere i tumori cutanei

Quando si parla di tumori della pelle, il collegamento immediato è quasi sempre con l’esposizione solare. In realtà, il quadro è più complesso.

«Esistono delle neoplasie cutanee, cioè tumori della cute che nascono da scottature diverse da quelle del sole. Ad esempio, abrasioni dovute a rovesciamenti di acqua bollente in tenera età, dove la cute rimane ustionata gravemente e, con l’età, anche giovanile, si possono sviluppare in effettivi tumori su quella cute lesa», racconta l’oncologo.

Il medico sottolinea inoltre che alcune neoplasie possono comparire anche in assenza di scottature evidenti.

«Indubbiamente tumori della cute come melanomi, ma anche non melanomi, possono svilupparsi su pelli dove non c’è stata una scottatura precedente o in persone che non hanno preso sole in maniera non protetta».

Esistono poi soggetti naturalmente più predisposti. Le persone con fototipo chiaro, osserva Sponghini, «con pelle molto pallida, tendente al rosso, al rosa molto chiaro», devono prestare particolare attenzione sia alle scottature sia alla comparsa di nuovi nei.

Le zone del corpo che controlliamo meno (e meritano più attenzione)

L’autoesame della pelle rappresenta un primo strumento di prevenzione, ma non sempre è sufficiente. Come evidenzia Sponghini, spesso chi nota per primo un cambiamento non è la persona interessata.

«Non è il paziente o la persona in sé, ma qualcuno che ti fa notare che qualcosa è cambiato».

Il motivo è semplice: molti nei possono svilupparsi in aree poco visibili o difficili da osservare autonomamente.

«Aree, cioè, dove ho pliche cutanee che si vedono meno, magari coperte di peli. Quindi non è così facile che un neo venga per forza su una gamba, su una coscia, lì dove è visibile».

Per questo motivo, il controllo dermatologico periodico resta fondamentale soprattutto nelle persone a rischio.

Tre strategie per proteggere la pelle

Di fronte ai tumori cutanei, una delle domande più frequenti riguarda la possibilità di prevenirli.

Per Sponghini è importante chiarire che la prevenzione non è una sola, ma si divide in tre livelli differenti.

«La prevenzione primaria è quella intuitiva di non scottarsi, di non prendere il sole in maniera inopportuna e questo vale anche per i fototipi più scuri».

Lo specialista ricorda che il rischio non riguarda soltanto le vacanze estive.

«Spesso si pensa al mare, ma non al fatto che magari a 2000 metri d’altezza è molto più forte l’irradiamento dei raggi».

La protezione solare continua quindi a rappresentare uno strumento fondamentale, anche contro alcuni falsi miti ancora molto diffusi.

«Sfatiamo il mito che chi mette la crema non si abbronza. Non è vero, anzi, la pelle si conserva di più ed è molto meglio anche invecchiando».

Accanto alla prevenzione primaria esiste poi quella secondaria, basata sulla diagnosi precoce.

«Parliamo di un controllo dei nei che può essere, a seconda dell’importanza, annuale o semestrale».

In questo caso il ruolo centrale è affidato al dermatologo esperto che, grazie a strumenti di imaging e monitoraggio, può individuare precocemente eventuali modificazioni sospette.

Infine esiste la prevenzione terziaria, dedicata a chi ha già ricevuto una diagnosi oncologica.

«Non è più tanto una prevenzione, ma un follow up. Questo significa essere curati nella maniera migliore nei centri più attrezzati per poi seguire le regole dei controlli nel tempo per non rischiare una recidiva».

Melanoma, carcinoma basocellulare e spinocellulare

Sotto l’etichetta di tumori cutanei rientrano patologie molto diverse tra loro per frequenza, aggressività e prognosi. Tra queste, il melanoma continua a rappresentare la forma più temuta.

«Il melanoma è il più studiato in assoluto sia per aggressività sia per capacità di metastatizzazione, cioè di andare al di fuori del neo principale e quindi aggredire altri organi del corpo».

Fortunatamente, aggiunge Sponghini, la diagnosi precoce ha cambiato radicalmente la storia naturale della malattia.

«Molti nei possono essere escissi, quindi tolti dal dermochirurgo, molte volte nelle fasi iniziali. Questo salva in partenza il paziente da eventuali aggravamenti della malattia».

Molto più frequenti risultano invece i carcinomi basocellulari e spinocellulari.

I primi tendono generalmente a rimanere localizzati, mentre i secondi presentano una maggiore aggressività biologica.

«Hanno un’aggressività maggiore in percentuale rispetto ai basocellulari».

Lo specialista spiega inoltre che gli spinocellulari, pur con un rischio inferiore rispetto al melanoma, possono dare origine a metastasi.

«Un po’ come il melanoma, ma in maniera molto minore, possono far nascere metastasi a distanza rispetto all’origine».

Le terapie intelligenti che stanno cambiando la storia dei tumori cutanei

Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha trasformato profondamente il trattamento dei tumori della pelle.

Se per decenni la chirurgia ha rappresentato l’arma principale, oggi i clinici possono contare su terapie sempre più personalizzate e mirate.

Tra queste, l’immunoterapia ha segnato una svolta senza precedenti nella gestione del melanoma avanzato.

Come sottolinea Sponghini, questi trattamenti hanno permesso di ottenere risultati che fino a pochi anni fa erano impensabili, arrivando in molti casi a controllare la malattia nel lungo periodo e, in alcuni pazienti, anche alla guarigione.

Accanto all’immunoterapia si stanno affermando sempre più le terapie target, farmaci progettati per colpire specifiche alterazioni molecolari del tumore e rendere le cure sempre più precise.

Un progresso che non sostituisce la prevenzione, ma la completa.

Perché, come ricorda l’esperienza clinica quotidiana, la diagnosi precoce resta ancora oggi lo strumento più efficace per cambiare la prognosi di molte neoplasie cutanee.

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