Medici Chirurghi
Lipedema e fisioterapia nella gestione della patologia
Dolore cronico, gambe sproporzionate rispetto al resto del corpo, lividi spontanei e difficoltà nei movimenti. Il lipedema è una patologia ancora poco conosciuta e spesso confusa con obesità o linfedema. Per molte pazienti, però, il problema non è soltanto estetico: il dolore e l’impatto sulla qualità di vita possono diventare invalidanti.
In questo contesto, la fisioterapia assume un ruolo centrale. A raccontarlo è Valeria Reverdito, fisioterapista di Torino, cofondatrice di Human Project Studio, realtà che si occupa di riabilitazione, allenamento, linfologia, lipedema e riabilitazione oncologica.
Reverdito fa inoltre parte dell’Accademia Lipedema Italia, dedicata alla formazione sulla patologia, e del consiglio direttivo della SIFE, società scientifica di flebolinfologia ed emodinamica.
La fisioterapia come gestione concreta dei sintomi
Ad oggi il lipedema non ha ancora una cura definitiva. Per questo il lavoro fisioterapico si concentra soprattutto sulla gestione della sintomatologia.

fisioterapista di Torino, cofondatrice di Human Project Studio
«La fisioterapia nella gestione del lipedema è fondamentale soprattutto per il controllo del dolore», spiega Reverdito. «Tutto quello che possiamo fare serve a migliorare la qualità di vita della paziente e la capacità di movimento».
Il trattamento cambia a seconda della fase della patologia. Nelle fasi iniziali, il lavoro è prevalentemente conservativo e orientato alla riduzione del dolore e al miglioramento della funzionalità.
Dopo un eventuale intervento chirurgico, invece, la riabilitazione diventa ancora più importante.
«Nella fase post chirurgica, soprattutto dopo la liposuzione, la fisioterapia è fondamentale e deve avere una frequenza molto intensiva».
Quando nasce il sospetto di lipedema
Uno dei problemi principali del lipedema è il ritardo diagnostico. Molte donne convivono per anni con sintomi che vengono sottovalutati o attribuiti semplicemente al peso corporeo.
Secondo Reverdito, già durante il colloquio iniziale emergono spesso elementi molto chiari: «Le pazienti spesso ci raccontano inconsapevolmente di avere un lipedema ancora prima della diagnosi».
Le storie si ripetono con caratteristiche molto simili: gambe sproporzionate rispetto al tronco, difficoltà a perdere volume negli arti inferiori anche durante il dimagrimento, dolore al contatto e comparsa frequente di lividi. «Molte pazienti raccontano di perdere peso solo nella parte alta del corpo, mentre le gambe non cambiano».
Durante la valutazione clinica entrano poi in gioco alcuni segni tipici della patologia: «Alla palpazione troviamo punti dolorosi molto caratteristici e spesso vediamo il cosiddetto segno del polsino o del calzino», spiega la fisioterapista, riferendosi alla particolare conformazione della caviglia o del polso tipica del lipedema.
Il valore del team multidisciplinare
Per Reverdito, affrontare il lipedema con un solo approccio è uno degli errori più grandi. «Essendo una patologia così complessa, una monoterapia difficilmente porta risultati». Il percorso efficace nasce dalla collaborazione tra professionisti diversi: fisioterapisti, medici, nutrizionisti, allenatori e specialisti che lavorano in modo coordinato.
«È fondamentale avere un team che conosca la patologia e che parli lo stesso linguaggio anche dal punto di vista valutativo». Nella pratica clinica, la differenza si vede soprattutto nel lungo periodo. «I pazienti seguiti in un reale team multidisciplinare ottengono risultati più stabili e un monitoraggio più efficace nel tempo».
Gli errori più frequenti
Tra gli aspetti che la dottoressa Reverdito si trova più spesso a correggere c’è il rapporto con l’attività fisica. Molte pazienti arrivano convinte che allenarsi possa peggiorare il dolore. «Uno dei falsi miti più diffusi è che bisogna evitare l’attività fisica perché “fanno male le gambe”». In realtà il movimento è considerato fondamentale, purché personalizzato.
«L’attività fisica va adattata alle diverse fasi della patologia, ma non deve essere sospesa». Un altro problema frequente riguarda le diete drastiche. «Spesso queste diete portano a perdite di peso importanti nella parte alta del corpo, ma con poca soddisfazione sugli arti inferiori».
Questo può avere conseguenze sia fisiche sia psicologiche, secondo la dottoressa, «Si rischia di entrare in un loop negativo legato all’effetto yo-yo e ai disturbi del comportamento alimentare».
Disinformazione e falsi miti
Negli ultimi anni il lipedema è diventato molto discusso online, ma insieme alle informazioni corrette si sono diffuse anche molte convinzioni sbagliate. «Viviamo in una fase di iperinformazione e spesso le pazienti arrivano convinte di sapere già tutto». Per questo la dottoressa Reverdito insiste sull’importanza di affidarsi a professionisti competenti e a fonti affidabili. Tra i miti più difficili da sfatare c’è l’idea che il lipedema peggiori inevitabilmente.

«Il lipedema può evolvere, ma non è detto che peggiori per forza». Un concetto importante soprattutto per chi riceve una diagnosi e vive quel momento con paura. «Se la patologia viene gestita bene, può anche rimanere stabile nel tempo».