Medici Chirurghi
Quando il tumore alla vescica non fa rumore
«Il tumore alla vescica è il quinto tumore più frequente in Italia e, nel sesso maschile, è il quarto tumore più frequente. Circa 30.000 persone l’anno vengono colpite da questa patologia», afferma la dottoressa Cinzia Ortega, direttore della struttura complessa di oncologia dell’Ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno.
Questo tipo di tumore nasce dall’urotelio, lo strato di cellule che riveste la parte interna della vescica. Nelle fasi iniziali può svilupparsi silenziosamente, senza sintomi evidenti, e colpisce soprattutto intorno ai 65-70 anni. Un’età, in cui l’invecchiamento e l’accumulo di fattori di rischio nel tempo, come il fumo e alcune esposizioni tossiche, ne aumentano la probabilità. «I più colpiti sono gli uomini: il rapporto uomo-donna è di circa quattro a uno. Diciamo, però, che negli ultimi anni sta lievemente aumentando l’incidenza nel sesso femminile dovuto a fattori quali l’invecchiamento, gli stili di vita e, soprattutto, il fumo. Nelle donne, quest’ultimo è un fattore di rischio un po’ più importante proprio perché, nell’età giovanile, alcune ragazze sono portate all’abitudine tabagica».
I campanelli d’allarme del tumore alla vescica
Il tumore alla vescica è spesso sottovalutato perché i sintomi iniziali sono sfumati e facilmente fraintendibili.

La presenza di piccole tracce di sangue nelle urine o episodi sporadici può passare inosservata, così come il bruciore o il fastidio durante la minzione; sintomi che vengono spesso confusi con disturbi comuni come la cistite. «Quando non vengono riconosciuti in una fase precoce, è proprio lì il problema. La diagnosi, infatti, arriverà in modo tardivo ossia quando si saranno manifestati sintomi decisamente più importanti che non regrediscono e che anzi, impattano in modo negativo sulla qualità della vita e sull’attività quotidiana dei singoli soggetti».
Uno dei segnali più importanti del tumore alla vescica è la presenza di sangue nelle urine, rendendo l’urina leggermente rosata. Tuttavia, il sangue non è sempre visibile a occhio nudo e può emergere solo tramite esami di laboratorio di routine, come l’analisi delle urine, ed un successivo approfondimento quale l’esame citologico sulle urine stesse che permettono di individuare la presenza di eventuali cellule uroteliali alterate e rilevare poi, con accertamenti successivi, precocemente lesioni sospette.
Senza dimenticare «i sintomi irritativi continuativi o che dopo una terapia, ad esempio di un disinfettante delle vie urinarie non si risolvono e che si perpetuano nel tempo e devono essere indagati meglio».
Fattori di rischio
Il principale fattore di rischio è il fumo per via di tutte le sostanze tossiche presenti nella sigaretta che si depositano con le urine nella vescica provocando un’infiammazione locale importante che si perpetua nel tempo, «può predisporre all’insorgenza di tumori all’interno della vescica e quindi a livello della parete interna vescicale, dell’urotelio».
Un altro fattore di rischio riguarda le esposizioni a sostanze chimiche come le ammine aromatiche, «un tempo, presenti soprattutto nelle aziende che trattavano coloranti, gomme, cuoio; industrie tessili, metallurgiche». Oggi, le condizioni di lavoro sono molto cambiate grazie alle misure di protezione, ma attualmente, molte persone anziane possono manifestare la malattia proprio in seguito a esposizioni passate non riconosciute o tutelate.
La prevenzione rimane fondamentale. «Ridurre il fumo di sigaretta o abolirlo completamente. Bere spesso acqua perché, stimolando la diuresi, pulisce la parete vescicale senza far stazionare le sostanze tossiche all’interno della vescica».
Approccio multidisciplinare per il tumore alla vescica
Oggi la gestione del tumore alla vescica si basa su un approccio multidisciplinare, che coinvolge diversi specialisti per ottimizzare diagnosi e cure e migliorare l’aspettativa di vita dei pazienti.
«Dal punto di vista diagnostico, abbiamo tutta una serie di esami che permettono di arrivare alla diagnosi per poi strutturare il percorso diagnostico e terapeutico del nostro paziente. Ci sono gli esami non invasivi come l’esame citologico delle urine».
In caso di eventuali cellule tumorali con particolari alterazioni, si passa a un secondo step. «Si esegue un’ecografia dell’addome per valutare se ci sono problemi a livello vescicale. Solitamente, se si osservano vegetazioni all’interno della vescica o immagini ecografiche che non convincono, si procede con esami di secondo livello, come la cistoscopia. Si va, cioè, a osservare nella vescica, tramite fibre ottiche e, se necessario, nel prelevare un piccolo campione di tessuto sospetto. In questo modo si può arrivare alla diagnosi: tumore non muscolo-infiltrante, che può essere resecato e poi trattato con terapie locali intravescicali per ridurre il rischio di recidiva oppure tumore muscolo-infiltrante, che richiede un trattamento decisamente più aggressivo».

In quest’ultimo caso, quando il tumore infiltra il muscolo della vescica, la strategia cambia. Spesso si inizia con una terapia medica preoperatoria, come chemioterapia o immunoterapia, per poi arrivare all’intervento chirurgico vero e proprio «che prevede solitamente la rimozione della vescica e la creazione di alcune derivazioni specifiche a seconda del soggetto».
In base alle caratteristiche del paziente, del tipo di tumore e del suo stadio, l’urologo sceglie la soluzione più adatta. «In caso di tumori un po’ più localizzati è possibile ricostruire una neovescica, evitando che ci sia un sacchetto che raccoglie le urine che sporge sull’addome. Il problema grosso di questi interventi è il fatto di avere eventualmente una derivazione esterna proprio per urinare».
Gestire la propria salute: prevenire e monitorare
Al di là della diagnosi e dei trattamenti chirurgici, ci sono alcune strategie concrete che ogni paziente può adottare per ridurre il rischio di recidiva e per monitorare la propria salute in modo efficace.
Alcuni comportamenti e segnali vanno considerati prioritari, perché hanno un impatto diretto sulla progressione della malattia e sulla possibilità di intervenire tempestivamente. «Basta fumare. Sospendere il fumo è importantissimo. Trascurare la presenza di sangue o urine rosate. Idratarsi, bere molti liquidi è fondamentale. Sottoporsi a controlli se viene fuori un sintomo che noi non capiamo. Qualunque sintomo sia un pochino diverso dalla nostra vita abituale, la scelta migliore è proprio consultarsi con il proprio medico».