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Allergie respiratorie: cosa sta cambiando?

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Le allergie respiratorie non stanno semplicemente aumentando: stanno cambiando. Colpiscono più persone, durano più a lungo e spesso si presentano con sintomi più intensi rispetto al passato. 

A spiegare questo fenomeno è il dottor Davide Indellicati, direttore della Pneumologia in ASL CN2, «Le allergie respiratorie stanno effettivamente aumentando e oggi rappresentano una delle malattie croniche più diffuse, soprattutto nelle nostre latitudini, nelle aree più industrializzate. – entra nel merito partendo anche dall’esperienza nei territori di Alba, Bra e della zona delle Langhe di cui fa parte la sua Azienda sanitaria – Quando parliamo di allergie respiratorie, intendiamo fondamentalmente la rinite allergica e l’asma allergico. Due condizioni molto diverse, ma legate da un filo comune. Se i sintomi di queste due condizioni sono importanti, possono avere anche un’implicazione sulla qualità della vita, ad esempio sulla qualità del sonno, sulla concentrazione a scuola, a lavoro, quindi vanno curate e gestite».

Allergie in aumento

A determinare l’aumento delle allergie respiratorie non c’è un’unica causa. La predisposizione genetica continua ad avere un ruolo importante. Tuttavia, questo elemento, da solo, non basta a spiegare perché negli ultimi anni siano aumentati tanti i casi e soprattutto perché le manifestazioni siano diventate più complesse. 

dottor Davide Indellicati, direttore SC Pneumologia ASL CN2

La risposta sembra trovarsi soprattutto nell’ambiente che ci circonda. «Si parla tantissimo di cambiamento climatico, di surriscaldamento globale. Questo, se lo guardiamo nell’ottica delle allergie, significa pensare ad alcune concause  come il fatto che la Terra sia più calda e quindi le stagioni siano diventate più miti. Di conseguenza, le piante hanno maggiori quantità di polline e iniziano prima a fiorire e che quindi il periodo pollinico dura di più», spiega il dottor Indellicati.

Inoltre, fenomeni estremi come temporali improvvisi o sbalzi di temperature e giornate di forte vento, «possono causare una frammentazione del polline che diventa più sottile, penetrando più facilmente nelle vie aeree. Sono documentati i casi di attacchi d’asma dopo i temporali. Si chiama proprio asma da temporale», approfondisce Indellicati.

A questo si aggiunge l’inquinamento, un ulteriore vettore dell’allergene. «Qualcuno può pensare erroneamente che, andando a vivere in città, si sia meno esposti per la minor quantità di piante. In realtà è proprio il contrario – continua Indellicati -. Noi vediamo che le maggiori manifestazioni allergiche, sia di entità sia di durata, si verificano nelle aree urbane per via delle polveri sottili, quindi l’inquinamento. Da un lato, infatti, determina un’infiammazione delle vie aeree, dall’altro rende i pollini più urticanti».

Allergie, raffreddore, sinusite o asma?

Non tutti gli starnuti hanno la stessa origine e distinguere un’allergia respiratoria da un semplice raffreddore o da una sinusite è il primo passo per intervenire in modo corretto. 

«La rinite allergica è una condizione caratterizzata da starnuti a raffica, naso che cola ed emissione di muco molto liquido, con un esordio generalmente improvviso nel momento in cui si viene a contatto con l’allergene a cui si è sensibilizzati – specifica Indellicati -. Così come la risposta rapida e immediata ad un farmaco come l’antistaminico. Il sintomo preponderante è il prurito. La rinite allergica, quindi, oltre ad avere la rinorrea mucosa, si accompagna al prurito agli occhi, al naso e al palato». 

Il naso che cola di un raffreddore è determinato, invece, da un’infezione virale. La differenza principale rispetto a un’allergia, è che il raffreddore si accompagna più spesso ad un malessere generale, bruciore di gola, senso di spossatezza e non risponde ai farmaci per l’allergia. 

Diverso ancora è il caso della sinusite, «un’infezione dei seni paranasali. Le ossa del nostro cranio hanno al loro interno delle cavità che possono occludersi con del muco. Questo muco può infettarsi, infiammarsi e dare origine ad una sinusite, caratterizzata da ostruzione nasale importante, cefalea, dolore evocato nei cosiddetti trigger point, cioè i punti dove sono presenti i seni paranasali, tipicamente gli zigomi, la fronte. Può accompagnarsi a perdita di olfatto e a volte perdita di gusto, ma anche febbre e malessere generale», racconta il dottore.

Per quanto riguarda l’asma, invece, quest’ultimo  coinvolge le basse vie respiratorie, quindi la trachea e bronchi. Tra i sintomi elencati dal dottore: «affanno, respiro sibilante, tosse, senso di costrizione al torace. Tutti fenomeni che possono essere veicolati dall’allergia, ma dobbiamo ricordarci che l’asma non è solo allergico, esiste anche l’asma non legato all’allergia».

Allergici si diventa anche da adulti

Sempre più persone scoprono di essere allergiche anche in età adulta, dopo anni in cui non hanno mai avuto alcun sintomo. «Esiste un retaggio culturale per cui la malattia allergica era appannaggio dell’infanzia. In realtà non è così – sottolinea Indellicati -. Innanzitutto, l’allergia è una risposta anomala del nostro sistema immunitario a una molecola che entra in contatto con noi e che, nella stragrande maggioranza dei casi, è innocua, ma per noi, invece, viene riconosciuta come un nemico. Questa identificazione della particella come nemico può avvenire a qualunque età. Quindi, il sistema immunitario non è uguale a sé stesso in tutto il corso della vita».

È un processo che può avvenire in qualsiasi momento. Indellicati specifica che: «si può non aver mai avuto manifestazioni e aver sempre tollerato l’allergene e poi a un certo punto si supera una soglia e il proprio sistema immunitario riconoscerà quell’allergene come nemico e risponderà sempre nello stesso modo» 

In questo caso si parla di allergia respiratoria, «ma è ancor più vero nel caso dell’allergia ai farmaci. Può infatti capitare che, con un determinato antibiotico preso in vari cicli della vita, si abbia, a un certo punto, una reazione allergica perché, superando quel punto di non ritorno, c’è stata una sensibilizzazione all’allergene».

Verso cure sempre più personalizzate

Negli ultimi anni anche il trattamento delle allergie respiratorie ha compiuto importanti passi avanti. Oggi l’obiettivo non è soltanto alleviare i sintomi, ma, quando possibile, intervenire sulla causa della malattia e ridurne l’evoluzione nel tempo. 

Una prima distinzione che il dottore fa è quella tra le terapie sintomatiche e quelle che agiscono sulla causa dell’allergia. «Gli antistaminici di nuova generazione sono ad esempio molto più efficaci nel controllare il sintomo e hanno molti meno effetti collaterali. Tipicamente, si pensa all’antistaminico come a un farmaco che ci fa dormire; in quelli di nuova generazione, questo sintomo ed effetto collaterale è molto più controllato rispetto a quelli di vecchia generazione».

Esistono poi spray nasali a base di cortisone. «Le formulazioni che noi abbiamo in commercio sono molto sicure e l’assorbimento a livello del corpo è decisamente basso, per cui si possono utilizzare con sicurezza. Sono più potenti dell’antistaminico nel rimuovere il sintomo e sono molto più duraturi nel loro effetto», rassicura Indellicati. 

Se invece, volessimo arrivare alla causa dell’allergia, i vaccini sono l’unica terapia «dimostrata dagli studi clinici come condizionante la storia naturale della malattia, cioè vuol dire che cambia il profilo dell’allergia. I vaccini possono essere fatti per via sublinguale o iniettiva. È una terapia fatta per un periodo deciso sulla base della storia clinica, del tipo di allergene, quindi non si può generalizzare. Ogni allergene, così come ogni vaccino è a sé stante», raccomanda Indellicati.

Per coloro che soffrono di asma allergico e che non rispondono adeguatamente alle terapie tradizionali, oggi sono disponibili anche i farmaci biologici, «purché il paziente venga inquadrato nel corretto fenotipo. Quindi, sia il vaccino, sia la terapia biologica funzionano se abbiamo selezionato correttamente il paziente e abbiamo mirato a quella che è la causa dell’allergia» sottolinea il dottore..

Prevenzione e falsi miti 

Quando si parla di allergie respiratorie, i farmaci sono importanti, ma non sono l’unico strumento a disposizione. Le abitudini quotidiane possono anch’esse fare la differenza, a patto di partire da un presupposto fondamentale: sapere a cosa si è allergici. 

«In tutte le regioni esistono i calendari pollinici. Noi sappiamo che alcuni allergeni arrivano a maggio, giugno, come ad esempio le graminacee – dichiara Indellicati -. Qui, in Piemonte, è molto frequente il nocciolo. Sappiamo che la sua fioritura massima l’abbiamo tra febbraio e marzo. Se noi conosciamo l’allergene sappiamo qual è il momento in cui siamo più suscettibili di avere reazioni allergiche e possiamo attuare comportamenti che possono aiutarci».

Il dottore suggerisce di evitare di andare a correre in giornate di forte vento, quando il polline è al massimo nell’atmosfera così come non tenere il finestrino della macchina aperto laddove ci sia il rischio che l’allergene presente in un campo entri in un ambiente chiuso.

Indellicati afferma: «Se l’allergene è perenne tipo l’acaro, la situazione è più complicata perché l’acaro è presente sempre, nelle nostre case, in tutti gli ambienti che frequentiamo. Bisognerebbe evitare le superfici dove l’acaro si deposita, come i tappeti, nelle tende o nelle coperte molto spesse. L’acaro, inoltre, predilige l’ambiente caldo umido, quindi tenere bene areati i locali, far cambiare aria frequentemente».

Per chi invece è allergico agli animali domestici, non è sempre necessario separarsi dal proprio cane o gatto, ma può essere utile limitare il contatto nelle ore notturne, evitando che l’animale dorma nella stessa stanza. «Non è facile, ma la notte è il momento in cui non si gode la piacevolezza dell’animale ma che comunque si respira per 7-8 ore il pelo rilasciato nell’ambiente. Soprattutto per il gatto, il cui pelo è volatile e costituisce un allergene molto potente», consiglia Indellicati. 

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