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ICoPRAS, il nuovo organismo della chirurgia plastica italiana

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ICOPRAS

La chirurgia plastica italiana si trova nel pieno di una trasformazione culturale e professionale. La crescita della domanda, l’estetica filtrata dagli algoritmi e la diffusione di informazioni frammentarie online stanno alterando la percezione pubblica della disciplina e modificando il modo in cui i pazienti si orientano. È in questo scenario che si colloca l’Italian College of Plastic Reconstructive and Aesthetic Surgery (ICoPRAS), la nuova società scientifica fondata a Roma e presentata il 12 dicembre all’Ospedale San Giovanni Addolorata, con l’obiettivo dichiarato di riportare la specialità su un terreno più stabile, fondato sulla formazione, sulla responsabilità clinica e sulla trasparenza.

Il direttivo riunisce figure che rappresentano ambiti complementari della disciplina: Roy de Vita, primario della Chirurgia Plastica dell’Istituto dei Tumori Regina Elena, è stato nominato presidente; Diego Ribuffo, professore ordinario della Sapienza, vicepresidente; Mario Zama, responsabile della Chirurgia Plastica e Maxillo-Facciale del Bambino Gesù, segretario; Gabriele Storti, ricercatore dell’Università Tor Vergata, tesoriere.

Nel suo intervento di presentazione, De Vita ha descritto così il senso dell’iniziativa: «L’ICoPRAS nasce per la volontà di un nutrito gruppo di Accademici italiani e di Primari Ospedalieri e si propone l’obiettivo di diventare il punto di riferimento dei Chirurghi Plastici italiani perseguendo il duplice intento da una parte di favorire e sostenere la crescita dei giovani chirurghi che decidono di abbracciare questa specialità e dall’altra di difendere, tutelare e accrescere il prestigio della Chirurgia Plastica in un momento in cui – per innumerevoli motivi, rivoluzione della comunicazione in testa a causa dei social media – è sempre più difficile per i pazienti riuscire ad orientarsi correttamente». Ha poi aggiunto un elemento strutturale della nuova società: «A dimostrazione di quanto concrete siano le intenzioni della nuova Società lo statuto prevede che nel Consiglio Direttivo sia garantito un posto ai chirurghi under 40» continuando «Posto che in questo primo C.D. viene ricoperto dal nostro Tesoriere

ICoPRAS: esperienza e innovazione
La composizione del Consiglio Direttivo riflette tre dimensioni chiave della chirurgia plastica contemporanea. De Vita porta il punto di vista della chirurgia ricostruttiva oncologica, maturato in oltre quarant’anni di pratica clinica e ricerca. Ribuffo rappresenta la stagione dell’innovazione tecnica: dall’introduzione del lembo DIEP alla diffusione di protocolli microchirurgici avanzati, la sua attività ha contribuito a ridefinire gli standard della ricostruzione mammaria in Italia. Zama, al Bambino Gesù, opera nell’area più specialistica e meno mediatica della disciplina, quella delle malformazioni cranio-facciali pediatriche, dove ricostruzione e sviluppo accompagnano il paziente nel corso di molti anni. Storti, infine, incarna ciò che il nuovo organismo intende favorire: la crescita di una generazione formata su tecniche ibride, imaging digitale, simulazioni 3D e una gestione dell’informazione completamente diversa da quella di trent’anni fa.

La presenza obbligatoria di un membro under 40 — elemento raro nelle società scientifiche italiane — non è quindi un gesto simbolico, ma un tentativo di affrontare uno dei punti critici della disciplina: il ricambio generazionale. La chirurgia plastica è oggi un settore in cui la curva tecnologica avanza più rapidamente delle strutture accademiche. Integrare nel governo scientifico un professionista giovane significa inserire nella definizione degli standard la sensibilità di chi affronta la sala operatoria con strumenti, modelli di apprendimento e aspettative totalmente nuovi.

Le iniziative del 2026: formazione, casi clinici e confronto diretto

Una parte consistente del progetto ICoPRAS riguarda la costruzione di un calendario scientifico che favorisca un approccio più pratico e partecipativo. De Vita ha anticipato l’impianto dei primi quattro appuntamenti, tutti collocati nel primo semestre del 2026.

Il percorso prenderà avvio con un evento riservato ai soli specializzandi soci ICoPRAS, dedicato a un tema che raramente trova spazio nei congressi scientifici ma che oggi incide più di ogni altro sulla percezione della chirurgia: la comunicazione in medicina. L’iniziativa, organizzata dallo stesso De Vita, intende affrontare il modo in cui i medici comunicano rischi, limiti e aspettative, ma anche come gestiscono la pressione dei social, delle immagini e dei trend digitali.

A seguire, il 17 e 18 aprile, Torino ospiterà un convegno sulla chirurgia ricostruttiva della mammella coordinato dal professor Donato Casella. Sarà un’occasione per fare il punto sul ruolo della microchirurgia nei percorsi oncologici e sulle condizioni in cui ricostruzione e terapia si integrano.

Il 21 e 22 maggio, ad Ancona, il professor Giovanni Di Benedetto organizzerà un corso a numero chiuso per cinquanta specializzandi. La formula è pensata per favorire un’interazione diretta tra i giovani e la faculty, con una didattica centrata sui passaggi tecnici della chirurgia estetica della mammella e sull’analisi delle variabili che determinano gli esiti.

A luglio, a Roma, il dottor Andrea Loreti coordinerà un appuntamento dedicato esclusivamente agli specializzandi, chiamati a presentare la propria esperienza clinica — un ribaltamento del format tradizionale, dove sono i senior a parlare e i giovani ad ascoltare. Qui, invece, lo scopo è allenare la capacità di valutazione critica dei casi e potenziare le competenze di comunicazione scientifica.

L’insieme degli eventi definisce una precisa direzione culturale: meno convegni frontali, più confronto operativo; meno teoria, più casi reali; meno distanza tra generazioni, più collaborazione verticale.

Navigare tra social e clinica

La costituzione dell’ICoPRAS arriva in un momento in cui la chirurgia plastica è diventata un prodotto di comunicazione oltre che una disciplina medica. I pazienti arrivano spesso in ambulatorio con un bagaglio di immagini generate dagli algoritmi, aspettative modellate dai filtri e certezze costruite sui social. La nuova società scientifica si propone di intervenire su questo scollamento, restituendo centralità ai dati, alla sicurezza e alla formazione specialistica.

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