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Sciamanna, i diritti dei malati oncologici

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«Il malato oncologico ha innanzitutto il diritto di vedere riconosciuta un’invalidità per quanto riguarda la sua patologia, questa invalidità consente al malato di ottenere cure e terapie e medicine gratuite» 

Luana Sciamanna, avvocata penalista

Il cancro è una malattia estremamente debilitante con conseguenze gravose per il malato e la sua famiglia, ed è per questo che chi ne soffre ha accesso ad alcuni diritti e aiuti dedicati ai malati oncologici. Infatti è indispensabile che le persone già indebolite dalla malattia abbiano accesso a canali dedicati per garantire loro cure rapide e sostegno economico e sanitario. Luana Sciamanna, avvocata penalista, si occupa in particolare di violenza, abusi psicologici e diritti per i malati oncologici, e spiega quali sono i programmi di aiuto a cui possono accedere le persone con tumore.

I diritti per i malati oncologici

Luana Sciamanna, avvocata penalista

«Il malato oncologico ha innanzitutto il diritto di vedere riconosciuta un’invalidità per quanto riguarda la sua patologia, questa invalidità consente al malato di ottenere cure e terapie e medicine gratuite, quindi con esenzione ticket» comincia Sciamanna. L’invalidità civile può essere parziale o totale, a seconda del tipo di tumore e delle complicanze secondarie che esso provoca. Oltre alle cure, viene garantito anche un rimborso parziale o totale di tutori, sedie a rotelle o altri presidi medici necessari ai malati. In entrambi i casi si può anche ricevere un assegno di invalidità: tuttavia per accedervi bisogna essere stati iscritti all’INPS per almeno 5 anni, e aver versato tasse per almeno 3 anni.

L’invalidità provoca spesso anche l’impossibilità di spostarsi in autonomia, e per questo i malati oncologici hanno diritto all’assistenza domiciliare. «Usciti dall’ospedale dopo ricoveri o interventi, si può attivare presso la propria ASL di competenza il servizio di assistenza domiciliare integrata qualora si necessiti di terapie o cure specifiche» spiega Sciamanna. In più le Regioni offrono anche servizi di navetta dedicati, oltre al rilascio del tagliando che permette al malato di parcheggiare nei posti auto contrassegnati.

Nonostante tutte queste agevolazioni, combattere il cancro da soli è comunque difficile e spesso impossibile. Per questo la legge prevede anche diritti per i familiari dei malati oncologici. «I parenti possono usufruire di permessi speciali, quindi tre giorni al mese per assistere il congiunto fino al secondo grado di parentela» conferma Sciamanna. «Se invece parliamo di genitori che devono assistere figli malati, in questo caso si può chiedere un congedo straordinario retribuito» continua, specificando però che questo congedo può essere richiesto solo per la fase acuta e più grave della malattia.

Lavoro e malati oncologici

I lavoratori dipendenti che si trovano a dover affrontare il cancro hanno, per fortuna, delle buone agevolazioni che riescono ad aiutarli a far fronte a questa malattia così gravosa. «Se è presente uno stato di invalidità si possono avere dei permessi retribuiti per sottoporsi a cure e controlli, due ore al giorno o tre giorni al mese». In più hanno diritto a essere spostati in mansioni idonee alle loro condizioni, evitando quindi lavori fisicamente faticosi. 

In caso di decorsi lunghi, si ha diritto a periodi di aspettativa retribuita. Se la malattia si prolunga è invece disponibile l’opzione di congelare il posto di lavoro con periodi di aspettativa non retribuita. «In alternativa si può passare al part-time provvisorio fino a quando le condizioni di salute non migliorano. Anche questa è un’altra importante soluzione perché ridurre l’orario lavorativo molto spesso è fondamentale per ottenere una ripresa graduale» spiega Sciamanna.

Per le partite IVA invece la situazione è più complessa e le garanzie non sono così tante come per i malati oncologici dipendenti. «La tutela è lasciata un po’ alla libera interpretazione delle parti e al buon senso» racconta Sciamanna. «Le figure professionali come gli avvocati o i medici, non sono sottoposti nemmeno ad INPS ma a gestione separata. In questo caso, naturalmente, ogni ordine prevede delle particolari agevolazioni». 

Diritti oncologici e donne

Tutti questi diritti per i malati oncologici cercano di essere disponibili a chiunque indipendentemente da sesso, età e genere, ma per motivi sociali e strutturali le donne sono più svantaggiate nell’accedervi. «È importante riconoscere quanto facciano fatica le donne a vedersi riconosciuti questi diritti» afferma Sciamanna. «Le donne molto spesso sono più portate ad accettare lavori demansionati o lontani dalle proprie qualifiche, spesso in nero, perché magari hanno necessità di portare sostegno economico alla famiglia a tutti i costi. Questo impedisce l’accesso alle agevolazioni se la malattia dovesse colpire».

«Stiamo facendo una campagna di sensibilizzazione perché dobbiamo prima di tutto essere consapevoli che accettare queste condizioni non favorisce le donne, non fa sfondare questo soffitto di cristallo» continua Sciamanna. Ma a volte queste condizioni non sono solo dettate dai lavoratori, ma anche dalle famiglie. «La donna è quella deputata alla gestione della casa, la gestione dei figli e quindi a livello lavorativo purtroppo deve accontentarsi di mansioni o di lavori meno appaganti pur di conciliare tutto il resto».

E nel caso di violenza domestica e malattia oncologica, il problema della disparità di genere è ancora più grave. «Sappiamo bene che quando si è in una condizione di malattia si è più fragili. E questo è un elemento che condiziona anche le scelte delle donne, che non riescono ad uscire e denunciare queste dinamiche tossiche e violente» afferma. Ma in questi casi, la legge è a favore del coniuge più debole in caso di denuncia. Ci sono molti centri antiviolenza che supportano le donne nelle loro scelte e nelle loro difficoltà, senza imporre niente ma sostenendo le vittime nel loro percorso. «Bisogna rivolgersi sempre agli avvocati prima di intraprendere qualsiasi decisione per prenderla con consapevolezza, e ricordarsi che in caso di violenza affidarsi ai centri antiviolenza è la scelta migliore» conclude Sciamanna, riconoscendo che la strada per garantire diritti ai malati oncologici di ogni sesso è ancora lunga.

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