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Chirurgia maxillo-facciale: tra anatomia e tecnologia

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«Il nostro lavoro è per metà intellettuale e per metà manuale».

Il dottor Emanuele Zavattero, chirurgo maxillo-facciale presso l’Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino, il presidio delle Molinette, l’Ospedale Regina Margherita e il CTO, racconta come la chirurgia maxillo-facciale sia l’unione tra la tecnologia, le tecniche operatorie e l’esperienza.

Chirurgia maxillo-facciale: traumatologica e malformativa

Dottor Emanuele Zavattero, chirurgo maxillo-facciale presso l’Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza di Torino, il presidio delle Molinette, l’Ospedale Regina Margherita e il CTO.

«La chirurgia maxillo-facciale è una specialità relativamente giovane – spiega Zavattero – ma molto ricca di contenuti». Essa comprende molte specialità che si occupano del distretto testa e collo, come la chirurgia traumatologica e la chirurgia malformativa. «Quest’ultima, più comunemente, la chiamiamo chirurgia ortognatica e ha lo scopo di riportare l’armonia nelle proporzioni del volto – continua il chirurgo – e correggere sia problemi funzionali che estetici». In particolare: «Ci piace chiamarla chirurgia morfologica – precisa il chirurgo – perché non è una chirurgia solo estetica o funzionale ma è una correzione morfologica del volto». 

La traumatologia occupa gran parte dell’attività dei chirurghi maxillo-facciali. «Alle Molinette viene usata per i traumi facciali isolati – continua il chirurgo – mentre al presidio CTO, all’interno del trauma team, nel caso di politraumi».

La chirurgia maxillo-facciale di media e alta complessità è un tipo di chirurgia che, grazie alla tecnologia e al miglioramento delle tecniche operatorie, diventa sempre meno invasiva e meno dolorosa. «Le complicanze che si possono verificare sono di tipo perioperatorio come il sanguinamento, o di tipo infettivo». Un’altra conseguenza dell’intervento può essere l’edema facciale: «Lo scopo del chirurgo, nel post-operatorio, è cercare di ridurlo». Più a lungo termine, invece, è necessario occuparsi delle cicatrici: «Il volto è una zona molto estetica – precisa Zavattero – quindi il loro trattamento e il loro miglioramento è fondamentale affinché il paziente le percepisca quasi invisibili».

La navigazione intraoperatoria: un’eccellenza piemontese

«L’uso della navigazione intraoperatoria è parte integrante del nostro lavoro» spiega il chirurgo maxillo-facciale. L’Ospedale di Torino è stato uno dei primi centri in Italia ad avere un navigatore dedicato a questa specialità. «Questo dispositivo chirurgico funziona esattamente come un navigatore dell’automobile con un sistema di localizzazione tipo GPS» precisa Zavattero. 

«Consente, per quanto riguarda la chirurgia, di pianificare e simulare un intervento in toto o in alcune parti, e di visualizzare su uno schermo la posizione degli strumenti chirurgici rispetto all’anatomia del paziente in tempo reale» spiega Zavattero. «Abbiamo dimostrato attraverso studi scientifici che abbiamo pubblicato – continua il chirurgo maxillo-facciale – che la navigazione intraoperatoria, come altre tecnologie, è in grado di ridurre il divario tra un chirurgo esperto e uno meno esperto». Quindi questa metodica è volta sia alla salvaguardia del paziente che del chirurgo, ed è uno strumento che consente di aumentare la sicurezza di chi viene operato e la predicibilità dell’intervento.

Tuttavia la tecnologia non basta per prepara un chirurgo. «Essa consente simulazioni abbastanza vicine al reale – continua Zavattero – ma ci vuole anche il preparato anatomico e un istruttore che possa trasmettere la propria esperienza». La professione del chirurgo necessita di una continua formazione e un costante aggiornamento. Per questo motivo l’obiettivo a cui bisogna mirare è: «Unire un corso sul preparato anatomico, la trasmissione dell’esperienza e la tecnologia» conclude il chirurgo.

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