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Pietramaggiori, nuovi paradigmi della chirurgia plastica

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«Aiutare qualcuno prigioniero dei propri dolori è la più grande soddisfazione che un chirurgo plastico possa immaginare»

Giorgio Pietramaggiori, medico specializzato in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva e libero docente all’università di Losanna

La medicina è una scienza sempre in evoluzione. Negli anni gli interventi sono diventati più sicuri ed efficaci, ma ad essere cambiata è anche la percezione delle persone nei confronti della chirurgia plastica. La rinnovata sensibilità dei pazienti e i nuovi standard estetici hanno portato a un vero e proprio cambio di paradigma.

Giorgio Pietramaggiori, medico specializzato in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva e libero docente all’università di Losanna, ha studiato in Italia, negli Stati Uniti e in Svizzera prima di concentrarsi sulle operazioni di chirurgia plastica e sugli interventi mini invasivi per trattare emicranie e cefalee persistenti, proponendo approcci innovativi alla chirurgia.

Gli approcci innovativi alla chirurgia

Giorgio Pietramaggiori, medico specializzato in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva e libero docente all’università di Losanna

La chirurgia plastica, nell’immaginario comune, è quella branca della medicina che si occupa di migliorare i tratti fisici del corpo delle persone e da sempre spacca in due l’opinione pubblica. Tra chi la ritiene inutile e chi invece la apprezza, spesso si perde il fulcro della questione: la chirurgia è un campo molto ampio con tantissime sfaccettature e in continua evoluzione. 

«Negli ultimi 10 anni la chirurgia plastica è molto cambiata, ed è stata estremizzata, soprattutto la chirurgia estetica» spiega il dottor Pietramaggiori. «I trattamenti estetici sono pur sempre trattamenti medici, e non bisogna banalizzarli» continua. Invece di offrire ai pazienti interventi “standard”, il chirurgo preferisce proporre operazioni che valorizzano la bellezza insita di ciascuna persona, evidenziandone l’unicità. «Questa è la nostra filosofia» afferma con convinzione.

Ma la specialità più innovativa del dottor Pietramaggiori risiede nella sua specializzazione in interventi per trattare i dolori cronici come le emicranie refrattarie. «La metà degli interventi che mi vengono richiesti sono legati alla mia specializzazione. Si va dalla testa ai piedi, dalle cefalee ai dolori post traumatici di un arto» continua. A volte questi dolori sono resistenti alla cura farmacologica, e l’unica soluzione è il trattamento chirurgico dei nervi. Ma come funziona la chirurgia plastica contro emicrania e dolori cronici?

Trattare il dolore cronico con la chirurgia plastica

La pratica della chirurgia plastica per contrastare i dolori cronici come quelli delle emicranie è relativamente nuova. «I primi studi sono di circa venti anni fa ma in vent’anni si è molto evoluta. Noi siamo il polo famoso conosciuto per quello che riguarda la mini invasiva. Abbiamo scoperto che le tecniche iniziali, che pur erano molto efficaci, possono essere rese ancora più efficaci facendo meno lesioni secondarie a nervi o altre strutture importanti» rivela Pietramaggiori.

Proprio il successo delle operazioni mini invasive ha reso la clinica Global di Losanna famosa in tutta Europa. «Quando ero in formazione maxillo-facciale incontravo molti pazienti con cefalee refrattarie» racconta Pietramaggiori. «In quel momento ho fatto una ricerca e ho scoperto che era stata descritta da un collega negli Stati Uniti una tecnica per aiutare questi pazienti. Ho deciso di partire e formarmi in questo ambito, e adesso abbiamo pazienti e colleghi che vengono da tutta Europa e anche dal resto del mondo.»

I dolori cronici resistenti ai farmaci, che affliggono circa il 20% delle persone in tutto il mondo, a volte possono essere tanto forti da diventare invalidanti. La chirurgia plastica può aiutare i pazienti che hanno sofferto per anni a tornare a una vita normale. «Aiutare qualcuno prigioniero dei propri dolori è la più grande soddisfazione che un chirurgo plastico possa immaginare» afferma Pietramaggiori. «Chi riprende il gusto di vivere e di uscire dopo una chirurgia di questo genere spesso torna da noi per un ritocco, e questa è una doppia enorme soddisfazione.»

Chirurgia della mammella: un cambio di paradigma

Nella clinica di Losanna, Pietramaggiori ha anche riscontrato un cambio di paradigma nelle operazioni che riguardano la mammella. «Abbiamo molte più domande di ablazione di impianti mammari che di aumentazioni mammarie primarie» spiega il chirurgo, un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Molte donne, dopo anni con protesi mammarie, decidono di rimuoverle per non avere più pensieri associando a questo intervento anche delle operazioni secondarie. 

«L’ablazione degli impianti deve sempre rispettare certe caratteristiche del seno» aggiunge Pietramaggiori. «Un intervento che si associa all’ablazione è quello della trasferta di grasso, in cui si preleva il tessuto con una tecnica simile alla liposuzione per poi reiniettarlo dove necessario, per esempio nella zona del décolleté». Questa operazione è diventata molto più sicura con il miglioramento delle tecnologie, grazie alla scoperta recente riguardo l’importanza del sistema linfatico per una corretta guarigione delle cicatrici. «Una guaina post-operatoria migliora la circolazione linfatica dopo l’intervento, migliorando i tempi di guarigione e diminuendo le complicanze.»


Il chirurgo conclude spiegando che è fondamentale avere una conoscenza sempre approfondita e aggiornata su tutte le nuove tecniche della chirurgia per poter sempre offrire il servizio migliore possibile ai pazienti, soprattutto in un ambito così delicato. Sia che si tratti di chirurgia estetica per ritoccare l’aspetto che di chirurgia plastica per guarire il dolore cronico, un buon medico deve avere conoscenze perfette di anatomia e chirurgia, e anche delle terapie del dolore nel caso dei chirurghi che lavorano nell’ambito delle malattie croniche. «Dobbiamo essere a nostro agio con tutte le terapie disponibili. Dobbiamo saper consigliare il paziente e seguirlo». Solo con lo sviluppo continuo delle conoscenze è possibile innovare la chirurgia e offrire un servizio che migliori davvero la vita delle persone.

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