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Valvola mitralica: diagnosi e intervento al cuore del paziente

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La salute del cuore si gioca sul filo dei segnali che il corpo invia, a volte in modo silenzioso, altre in maniera più evidente. Tra le patologie cardiache più diffuse, quelle che colpiscono la valvola mitralica possono evolvere lentamente, manifestandosi inizialmente con sintomi lievi e facilmente sottovalutati.

«I sintomi più frequenti che accompagnano la patologia della valvola mitralica sono prima di tutto la dispnea, cioè la mancanza di fiato. Dapprima sotto sforzo, poi a riposo, fino all’insorgenza di quella che viene chiamata ortopnea, ossia la mancanza di fiato in posizione supina. Possiamo poi avere l’astenia, la stanchezza. A volte, il sintomo di allarme può essere l’insorgenza di fibrillazione atriale -. spiega Cristina Barbero, cardiochirurgo della Città della Salute e della Scienza di TorinoTuttavia, non necessariamente in un paziente con insufficienza mitralica severa, per arrivare all’indicazione chirurgica serve aspettare l’insorgenza di questi sintomi oppure la presenza dei primi segni di scompenso cardiaco. Questo soprattutto nella patologia degenerativa, ossia la patogenesi alla base del prolasso valvolare».

Riparazione o sostituzione della valvola mitralica?

Nella chirurgia della valvola mitralica, si parla sempre più spesso di riparazione valvolare rispetto alla sostituzione.

Cristina Barbero, cardiochirurgo della Città della Salute e della Scienza di Torino

«Il repair ha mostrato migliori risultati in termini di mortalità per gli operatori e di complicanze, ma anche in termini di sopravvivenza a lungo termine, se confrontiamo un repair con la sostituzione valvolare. Oggi, il repair valvolare è l’intervento chirurgico che un centro a elevato volume e a elevata esperienza dev’essere in grado di offrire al paziente».

Se la scelta della tecnica chirurgica è importante, altrettanto importante determinante è il timing della diagnosi. «Un’insufficienza o una stenosi valvolare mitralica non trattata per lungo tempo possono portare a dilatazione del ventricolo sinistro, oppure a una riduzione della capacità contrattile del ventricolo stesso, o a una dilatazione atriale. Tutto questo può avere come conseguenze l’insorgenza, ad esempio, di fibrillazione atriale, l’instaurarsi di ipertensione polmonare».

Barbero continua: «Queste alterazioni del compenso emodinamico portano portano a un aumento significativo del rischio perioperatorio per il paziente. Questo è il motivo per cui una diagnosi precoce e tempestiva può davvero migliorare l’outcome del paziente sia in termini di mortalità sia di complicanze maggiori perioperatorie».

Tecniche mini-invasive e impatto estetico

Quando si salva una vita, la priorità resta il cuore, ma per chi si sottopone a un intervento, anche ciò che resta sulla pelle ha un peso. Nonostante l’aspetto estetico, in queste circostanze, non sia la priorità, sta comunque acquisendo importanza.

«L’approccio chirurgico per la chirurgia valvolare mitralica è cambiato moltissimo negli ultimi anni. Sono stante introdotte tecniche sempre più mini invasive. Ad oggi, il gold standard per la chirurgia valvolare mitralica è rappresentato dalla mini toracotomia: una minima incisione sulla parete toracica di tre, quattro centimetri che permette di raggiungere il cuore e la valvola mitralica -. continua Barbero – Questo riduce notevolmente lo stress chirurgico sul paziente, valorizza la ripresa nel postoperatorio ed è in grado di offrire un miglior risultato estetico e un minor impatto psicologico».

Il lato umano della cardiochirurgia

Intervenire sul cuore rappresenta un’esperienza complessa e significativa per il chirurgo non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano.

Ogni decisione, ogni gesto, ogni direzione percorsa in sala operatoria può avere conseguenze dirette sulla vita del paziente e, inevitabilmente, su quella della sua famiglia. «Significa dover bilanciare i rischi e i benefici di ogni scelta non solo tenendo in considerazione quella che è la patologia cardiaca, ma guardando il paziente nel suo insieme, soppesando l’età, la fragilità e le comorbidità del paziente».

La collaborazione è fondamentale soprattutto nel momento in cui bisogna fare scelte in situazioni delicate. «Il lavoro di équipe è fondamentale. Sapere di poter contare sull’appoggio di anestesisti, cardiologi, infermieri e perfusionisti. Solo in questo modo si possono ottenere davvero i risultati migliori per il paziente».

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