Connect with us

Medici Chirurghi

Il tempo è ricostruzione: perché l’immediatezza fa la differenza

Published

on

Per una donna colpita dal tumore al seno, la possibilità di ricostruire la propria immagine corporea non è solo un dettaglio estetico, ma un tassello fondamentale del percorso di cura. La ricostruzione mammaria, oggi, è sempre più parte integrante del trattamento oncologico e grazie ai progressi della chirurgia e alla diffusione delle Breast Units è diventata una realtà accessibile.

A spiegarlo è la professoressa Marzia Salgarello, professore associato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e chirurgo plastico presso la Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS dove si occupa principalmente di chirurgia plastica, di ricostruzione della mammella post oncologica ed estetica.

Ricostruire per restituire la propria immagine

La professoressa, facente parte della Breast Unit diretta dal professor Gianluca Franceschini, sottolinea come, nella ricostruzione, il tempo sia uno degli aspetti più determinati.

Professoressa Marzia Salgarello, professore associato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e chirurgo plastico presso la Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS

«Il tempo conta moltissimo perché dobbiamo dire alle pazienti di approfittare dell’opportunità della mastectomia per fare una ricostruzione simultanea, ossia immediata. – spiega Salgarello – Oggi le mastectomie sono quasi sempre conservative: nella maggior parte dei casi si riescono a preservare sia l’areola sia il capezzolo. In più della metà dei casi è possibile eseguire una mastectomia nipple sparing, che risparmia l’involucro cutaneo esterno della mammella. In altri casi si opta per una skin-sparing, preservando tutta la cute tranne l’areola-capezzolo. Abbiamo, così, la massima estensione della cute e non riempire il contenitore, ossia l’involucro esterno, con un lembo, una protesi, una ricostruzione, ma aspettare che tutto si riduca, si ritiri e dover ricominciare da capo è davvero una grossa opportunità persa».

Dal punto di vista psicologico, svegliarsi dopo l’intervento senza alcuna ricostruzione può avere un impatto molto pesante, mentre la possibilità di ritrovare subito la propria immagine rappresenta un aiuto concreto nel percorso di cura. «Ricordiamo, inoltre, che è offerta dal sistema sanitario nazionale. Peraltro è possibile fare la ricostruzione in qualsiasi momento anche se questo è il momento migliore».

Verso una ricostruzione sempre più personalizzata

Ogni ricostruzione è altamente personalizzata: il fisico della paziente, la morfologia del seno e le condizioni cliniche determinano la scelta della tecnica. Negli anni le possibilità si sono ampliate. «Dobbiamo essere così bravi nella nostra tavolozza della ricostruzione come un pittore che dispone di tutti i colori, ad avere tutte le metodiche. Più ne hai, più riesci a far fronte alle esigenze ricostruttive delle pazienti. Esigenze appunto di tipo morfologico, a seconda del tipo fisico del seno e del tipo fisico della signora».

Oltre alla tradizionale ricostruzione con protesi sotto il muscolo o con tessuti autologhi, oggi è diffusa la ricostruzione prepettorale, cioè con protesi posizionate davanti al muscolo.

Le tecniche di mastectomia si sono notevolmente evolute, diventando progressivamente più conservative. La dottoressa ricorda, infatti, come circa 10, 15 anni fa si è compreso che, in seguito a una mastectomia, non era obbligatorio collocare la protesi dietro al muscolo. La si poteva, invece, inserire direttamente nello spazio lasciato vuoto dall’asportazione della ghiandola. «La possibilità di mettere la protesi davanti al muscolo, rende la ricostruzione più naturale perché va a occupare uno spazio svuotato dal chirurgo senologo».

Questa evoluzione ha permesso di ampliare significativamente le possibilità ricostruttive per le pazienti, includendo anche profili che in passato erano meno indicati per la ricostruzione protesica e che prima potevano essere indirizzate verso la ricostruzione autologa. Quest’ultima, come sostiene Salgarello: «è una magnifica ricostruzione, ma è molto più impegnativa sia dal punto di vista tecnico sia fisico sia economico per il Sistema Sanitario Nazionale»

Dubbi, paure e speranze

Le domande più frequenti riguardano l’impatto della ricostruzione sul percorso oncologico. Nonostante da un lato prevalgano la soddisfazione e contentezza circa il risultato finale, dall’altro la preoccupazione principale riguarda eventuali ripercussioni negative sulla parte oncologica. 

«Noi vogliamo ridare alle pazienti la loro normalità. Quindi si parla prima per capire qual è il loro intento. Alcune, però, sono molto preoccupate che la ricostruzione possa avere ripercussioni negative sulla parte oncologica e, su questo, mi sento di rassicurare tutte le pazienti: non ci sono ripercussioni negative. È ovvio che la ricostruzione non deve intralciare il processo di guarigione, perché non deve cambiare i tempi delle terapie oncologiche che poi succederanno. La ricostruzione, se è fatta bene, fa guarire nei tempi normali e questo non ritarda le terapie. Il consiglio è: fate la ricostruzione perché non c’è un motivo oncologico per non farla».

La multidisciplinarietà delle Breast Units

Il cambiamento più significativo nella percezione e nella pratica della ricostruzione mammaria in Italia è legato alla diffusione delle Breast Units. Questi centri multidisciplinari, oggi presenti in gran parte del territorio nazionale, riuniscono in un unico percorso tutte le figure necessarie alla cura del tumore al seno incluso il chirurgo plastico.

 «L’importanza della Breast Unit è tale che ci sono studi scientifici che dimostrano che le pazienti guariscono meglio e di più se trattate nelle Breast Units proprio per questa dedizione di tanti specialisti all’unica mission della cura del tumore al seno. Questa è anche un’esortazione alle pazienti a rivolgersi ai centri di questo genere, disseminati in tutta la penisola, dal nord al sud. Sono posti dove tutto è programmato perché sia funzionale alla donna con questa diagnosi: dall’inizio alla parte finale».

Tecnologie all’avanguardia per interventi sempre meno invasivi

Le nuove tecnologie, dalla microchirurgia alla robotica, stanno rendendo questi interventi più precisi, sicuri e meno invasivi. Dalle protesi ultraleggere all’uso dei tessuti autologhi. Le frontiere future della chirurgia ricostruttiva del seno guardano sia a innovazioni tecnologiche immediate sia a prospettive di lungo periodo. Oggi le protesi stanno diventando sempre più leggere e performanti, migliorando l’esperienza delle pazienti. 

Un’altra direzione importante riguarda le ricostruzioni con tessuti autologhi. «Si riesce a fare una chiusura estetica come fosse un intervento di addominoplastica se lo prendiamo dalla pancia oppure un intervento di lifting se lo prendiamo dalle cosce e quindi che sia gradevole dal punto di vista estetico, mentre dal punto di vista dell’autotrapianto, anziché avere le protesi, abbiamo il nostro tessuto. Il vantaggio di queste ricostruzioni è che poi queste invecchieranno con la paziente, ingrasseranno, dimagriranno con lei proprio perché è una ricostruzione», racconta Salgarello.

BRA Day: un giorno di consapevolezza e di informazione

Il 15 ottobre 2025 si celebrerà il BRA Day (Breast Reconstruction Awareness Day), ossia la Giornata mondiale dedicata alla consapevolezza della ricostruzione mammaria. 

ricostruzione mammaria

«15 anni fa, negli Stati Uniti, un chirurgo canadese, Mitchell Brown, ha inventato questa possibilità di divulgare la ricostruzione per far sapere ai chirurghi e alle donne l’importanza di questo atto e popolarizzarlo. Noi in Italia abbiamo accettato con piacere il testimone con la nostra fondazione, che si chiama Beautiful after Breast Cancer Italia Onlus,  sede italiana di una fondazione internazionale belga fondata dal professor Philippe Blondel dell’Università di Ghent. Questa è stata poi portata avanti dalla SICPRE, la Società Italiana dei Chirurghi Plastici. Dunque, oggi si celebra il BRA Day SICPRE e quest’anno lo ospiteremo a Roma. Sarà, per noi, una grande opportunità di collegare tutti i centri che fanno chirurgia plastica e ricostruttiva della mammella in Italia e, soprattutto, con lo scopo di informare le pazienti», conclude Salgarello. 

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Copyright © 2022 Revée News. Periodico di informazione sul mondo Chirurgia e del Benessere | Registrazione Tribunale di Torino n. 21 il 17/10/2023 |
Direttore responsabile Debora Pasero | Edito da REVEE SRL - corso Quintino Sella, 131 - Torino C.F. 10818580010
Design by Scoprinetwork srl